da “L’Azione Umana” di Ludwig von Mises, 1949, pag. 283-285

Colui che contesta l’esistenza dell’economia nega in effetti che il benessere dell’uomo sia ostacolato dalla scarsità dei fattori esterni. Per costui, se una riforma riuscisse a superare certe difficoltà dovute a inappropriate istituzioni costruite dall’uomo, ognuno potrebbe soddisfare perfettamente tutti i propri desideri. La natura è generosa, profonde grandi quantità di doni all’umanità. Per un numero illimitato di persone, le condizioni di vita potrebbero essere paradisiache. La scarsità è un prodotto artificiale di pratiche deliberate. L’abolizione di tali pratiche produrrebbe l’abbondanza. Nella dottrina di Karl Marx e dei suoi seguaci la scarsità è soltanto una categoria storica. Essa è la caratteristica della storia primitiva dell’umanità, che sarà liquidata per sempre con l’abolizione della proprietà privata. Una volta che l’umanità sarà passata dal regno della necessità a quello della libertà, e avrà quindi raggiunto la fase più elevata della società comunista, ci sarà abbondanza e sarà conseguentemente possibile “dare a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Nella vasta marea degli scritti di Marx, non c’è la minima allusione alla possibilità che nella sua “fase suprema” un’economia comunista posso avere a che fare con la scarsità dei fattori naturali di produzione. La disutilità del lavoro è eliminata, mediante l’affermazione che ovviamente, sotto il comunismo, il lavoro perderà la sua penosità e diverrà piacevole, “il primo bisogno della vita”. Le spiacevoli esperienze dell’ “esperimento russo” sono attribuite all’ostilità dei capitalisti, al fatto cioè che il socialismo limitato a un solo paese non è perfetto, non è quindi ancora capace di realizzare la sua “fase più elevata”; più recentemente, a giustificazione di quelle esperienze, è stata invocata anche la guerra. Ci sono poi gli inflazionisti radicali, rappresentati dai Proudhon e dagli Ernest Solvay. Nella loro opinione, la scarsità è la conseguenza della politica imposta al pubblico credulone dagli egoistici interessi di classe dei banchieri e degli sfruttatori, i quali limitano artificialmente l’espansione del credito e degli altri mezzi idonei a incrementare la quantità di moneta in circolazione. Gli inflazionisti raccomandano come rimedio una spesa pubblica illimitata. E’ il mito della potenziale abbondanza e ricchezza. L’economia può lasciare agli storici e agli psicologi il compito di spiegare la popolarità di questa specie di wishful thinking e dell’indulgenza a sognare a occhi aperti. Tutto ciò che l’economia deve dire a proposito di tali oziosi chiacchiere è che essa si occupa dei problemi che l’uomo deve affrontare per il fatto che la sua vita è condizionata dai fattori naturali. Si occupa dell’azione, cioè degli sforzi consapevoli per rimuovere, nei limiti del possibile, l’insoddisfazione. Non ha nulla da affermare in merito allo stato di cose, posto in un irrealizzabile universo di opportunità illimitate, che la ragione umana non può nemmeno concepire. Si può concedere che in un mondo siffatto non ci saranno la legge del valore, la scarsità e i problemi economici. Non essendoci scelte da fare, nè azioni nè compiti da svolgere tramite la ragione, tali cose saranno assenti. Ma gli esseri cresciuti in un mondo siffatto non potrebbero sviluppare la ragione e il pensiero. Se tale mondo dovesse essere mai concesso ai nostri discendenti, quei fortunati esseri vedrebbero la loro capacità intellettiva appassire e cesserebbero per ciò stesso di essere umani. Perché compito primo della ragione è affrontare consapevolmente le limitazioni imposte all’uomo dalla natura e combattere la scarsità. L’uomo che agisce e che pensa è il prodotto di un universo di scarsità, in cui il benessere è conseguibile solo a prezzo di lavoro e di sacrifici, mediante cioè quella condotta comunemente detta economica.

Mises disse…

Tratto dal blog “Mises disse – Frammenti di prasseologia”

Dal blog Mises disse – Frammenti di Prasseologia che propone citazioni di autori della Scuola Austriaca di Economia, direttamente tratte dai loro testi.

Mises disse...

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