Se mai sarà possibile scrivere in futuro una storia d’Italia, libera dal condizionamento delle varie scuole storiografiche di partito, si dovrà ammettere che l’Italia ebbe un unico momento in cui era possibile riformarla e rimetterla in carreggiata: il 1994. Berlusconi avrebbe dovuto semplicemente seguire l’esempio di Polonia, Rep. Ceca e Paesi Baltici, che in 100 giorni introdussero tutte le riforme necessarie a passare da un sistema socialista ad uno capitalista. A quest’ora vivremmo in un Paese molto più libero, ricco e moderno. Berlusconi, invece, non lo fece e i suoi biografi del futuro dovranno ricostruire il perché: mancavano i numeri, le idee chiare, il coraggio, la coalizione dei partiti del suo governo era sbagliata, era ricattabile? Tutte queste cose messe assieme? Comunque, persa quell’occasione, il sistema Italia non è mai stato più aperto alle riforme. Dal 2001 Berlusconi stesso ha guidato governi di coalizione sostanzialmente conservatrici di un sistema un po’ corporativo, un po’ socialista reale che ha sempre caratterizzato il nostro paese. Questo sistema, rimasto in piedi fino al 2020, fuori tempo massimo, adesso viene messo alla prova dello tsunami Covid e conseguente crisi economica. L’esito non sarà piacevole.

L’Oggettivista Devoto

by Stefano Magni

Marxismo

Io non amo parlare di politically correct. Il politically correct è un mezzo, non un fine. Sei...

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Giornalista, saggista. Laureato in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Pavia.

Una volta che si è tolta la verità all’uomo, è pura illusione pretender di renderlo libero. Verità e libertà, infatti o si congiungono insieme o insieme miseramente periscono. (San Giovanni Paolo II)

Stefano Magni

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