Hans Rosling, scomparso nel 2017, era il fuoriclasse delle statistiche. Le sue conferenze, nelle quali i dati si muovevano come bolle animate, lasciavano a bocca aperta gli spettatori e ribaltavano spesso le loro convinzioni iniziali. In molti casi Rosling dimostrava che, contrariamente alle apparenze, la situazione non era affatto così preoccupante.
Nel suo libro postumo “Factfulness” (2018), Rosling mise in guardia dal potenziale pericolo di un’epidemia globale dovuta a un nuovo virus. Nello stesso tempo offrì preziosi consigli sul modo di affrontarla. Grazie alla sua decennale esperienza come medico in prima linea si era convinto che l’istinto dell’urgenza è spesso un cattivo consigliere.
Nel 1981, mentre si trovava in Mozambico a fronteggiare una malattia sconosciuta potenzialmente infettiva che stava facendo numerose vittime, Rosling fece un errore che non si perdonò mai. Spinto dall’istinto dell’urgenza, chiese alle autorità di imporre il blocco stradale per fermare tutte le auto in entrata e in uscita dal distretto. Il risultato fu che molte donne con bambini provenienti dalle campagne, non potendo raggiungere il mercato cittadino a causa del blocco della circolazione degli autobus, cercarono di raggiungerlo attraversando un fiume con delle barche. Le acque però erano mosse e le barche affondarono. Parecchie donne affogarono con i loro bambini. Queste persone non sarebbero morte se Rosling non avesse chiesto di bloccare le strade. Oltretutto si scoprì che la malattia misteriosa non era infettiva, ma era dovuta a un avvelenamento.
“Stentavo ancora a credere a ciò che avevo fatto, e ancora oggi non riesco a perdonarmi. Come mi era saltato in mente di dire al sindaco ‘Intervenga al più presto!’? E’ naturale che persone così disperate da dover andare assolutamente al mercato prendano la barca quando, per qualche ragione, le autorità bloccano la strada”. Rosling quella volta capì che interferire con la forza nella vita delle persone porta sempre a conseguenza impreviste e indesiderabili.
Oggi probabilmente Rosling non avrebbe approvato la linea d’azione seguita da molti governi per fronteggiare l’epidemia coronavirus.
Ecco quali erano i suoi consigli:
1) L’urgenza è uno degli elementi che distorcono maggiormente la nostra visione del mondo. Quando le persone dicono che dobbiamo agire subito, fermiamoci e facciamo un bel respiro. Il più delle volte ci impediscono di ragionare lucidamente. Chiediamo più tempo e informazioni. Di rado la situazione è “adesso o mai più”.
2) Attenzione al conflitto di interessi. Un’organizzazione incaricata di risolvere un problema non dovrebbe essere autorizzata a decidere quali dati pubblicare. Le persone che tentano di risolvere un problema sul campo, e che dunque sono sempre a caccia di nuovi fondi, non possono essere le stesse che misurano i progressi, altrimenti esiste il rischio di divulgare numeri fuorvianti. Occorre usare i dati per dire la verità, non per esortare il pubblico all’azione, a prescindere da quanto le intenzioni siano nobili.
3) State attenti agli indovini. Qualunque previsione sul futuro è incerta. Pretendete una serie completa di ipotesi, non solo la peggiore. Chiedete quante volte queste previsioni si sono rivelate azzeccate.
4) Diffidate delle azioni drastiche. Domandate quali saranno gli effetti collaterali. Chiedetevi com’è stata testata l’idea. I miglioramenti pratici graduali e la valutazione dell’impatto sono meno drammatici ma, di solito, più efficaci.

Saggi e Studi

by Guglielmo Piombini

Editore (Leonardo Facco Editore e Tramedoro), scrittore, saggista, studioso di Liberalismo e Scuola Austriaca di Economia.

Guglielmo Piombini

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