Reuters- “Vuol sapere perché sono morte tutte queste persone nella Bergamasca? L’unico motivo è la carenza di assistenza primaria, la gente è morta perché i medici non sono andati a visitare i pazienti per settimane. Punto”.
Riccardo Munda, 38 anni, è medico di base a Selvino, in Val Seriana, e dal 13 marzo sostituisce anche un collega che prima si è ammalato e poi è andato in pensione, a Nembro.
Precisa che non intende affatto gettare la croce addosso ai colleghi, anche perché dopo che centinaia di medici di famiglia si sono ammalati e decine morti, è stata la stessa Regione Lombardia ad aver dato disposizione che, in assenza di mascherine disponibili, non uscissero per le visite domiciliari.
Ma la sua testimonianza offre un punto di vista che fa apparire l’enfasi sulla rincorsa ai posti di terapia intensiva quasi un’illusione ottica.
“Tutta questa corsa a costruire ospedali da campo, a realizzare sempre nuovi posti di terapia intensiva – precisa il dottor Munda – La gente semplicemente non deve arrivare al punto di aver bisogno di terapia intensiva, va visitata e seguita tempestivamente dai medici di assistenza primaria. Sono queste le strutture sul territorio che vanno rafforzate. Con misure di protezione adeguate per questi sanitari, per metterli in condizione di fare il loro lavoro”.
VISITARE, VISITARE, VISITARE
Nelle prime tre settimane di marzo, continua il medico, “molti pazienti sono stati lasciati al loro destino. Lasciati a casa con una terapia impostata”.
“Ma se questa terapia non viene verificata da un medico che va a visitare, che la modifica se è il caso o programma una terapia di supporto… Se tutto questo non avviene, i pazienti muoiono”.
“Sa invece quanti morti di polmonite ho avuto fra tutti i miei mutuati di Selvino dall’inizio di questa epidemia? Zero. Neanche uno, e ho 700 assistiti in un paese di meno di 3.000 anime investito da questa infezione”.
“E sa perché? Non perché sono più bravo, io sono solo un medico di paese – sottolinea – Semplicemente perché sono andato a visitarli. Esco a visitare tutti i giorni. Inizio la terapia ai primi sintomi, la modifico se serve, li seguo giorno dopo giorno. Tutto qua”.
Quando il medico FA IL MEDICO. (da un post di Giovanni Strani)

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