Molti a torto ritengono che si possa usare la moneta come motore di sviluppo. Pensano che aumentando la moneta in circolazione alla fine si generi ricchezza.

Per vedere quanto fallace e devastante sia questo ragionamento proviamo ad andare per gradi.

Innanzitutto dobbiamo rilevare che tale assunto è possibile solo se si può stampare moneta a costo zero; è il caso della moderna moneta fiat. Quando c’era il gold standard non si poteva stampare moneta senza limiti.

Diamo poi una definizione: si definisce inflazione l’aumento di offerta monetaria attuato attraverso la stampa di contante e la creazione di moneta scritturale (quella presente nei conti correnti). L’inflazione non è quindi ciò che molti credono, ovvero l’aumento dell’indice dei prezzi al consumo che ne è una diretta conseguenza.

Esaminiamo adesso alcuni casi.

Caso 1

Supponiamo che la moneta nel sistema economico sia solo di tipo scritturale, cioè quella nei conti correnti (stiamo già andando in quella direzione, visto la guerra al contante in corso); cosa succederebbe se domani tutti i saldi di conto corrente fossero per magia raddoppiati e tutti fossero a conoscenza di questo fatto? Saremmo tutti il doppio più ricchi? Ovviamente no. Perchè? Perchè tutti i prezzi raddoppierebbero e potremmo acquistare esattamente le stesse cose di prima. La ricchezza è nelle cose che abbiamo o che possiamo acquistare non nella moneta in sè. E’ l’equivalente di cambiare l’unità di misura della moneta. Se da domani dove leggevate un euro leggete mille euro, sarebbe cambiato qualcosa? Certo che no. Chi era povero lo sarebbe ancora, così come chi era ricco.

No, la stampa di moneta fiat non può creare ricchezza.

Va bè, direte voi, una bugia innocente, in fondo non cambia nulla.

Siamo sicuri?

Caso 2

Immaginiamo ora la seguente situazione semplificata: tutti gli agenti economici hanno una proprietà del valore di 10 mila euro ciascuno e un conto corrente con 10 mila euro di saldo. E immaginiamo, come nel caso precedente che i saldi di conto corrente per magia vengano raddoppiati a tutti. Stavolta però esiste una asimmetria informativa, cioè non tutti gli agenti economici ne sono a conoscenza.

Supponiamo ora che un agente economico furbo e poco onesto che è a conoscenza dei fatti proponga ad un altro agente economico ignaro l’acquisto della proprietà di quest’ultimo al prezzo di 10 mila euro, prezzo che il proprietario ignaro ritiene ancora essere corretto, e immaginiamo che il proprietario ignaro accetti.

Tale transazione, se non ci fosse stato il raddoppio dei saldi di conto corrente non avrebbe determinato alcun trasferimento di ricchezza: un soggetto economico avrebbe avuto due proprietà del valore complessivo di 20 mila euro e zero soldi in conto, l’altro zero proprietà ma 20 mila euro sul conto.

Con il raddoppio dei saldi invece accade che il soggetto furbo abbia due proprietà che ora valgono complessivamente 40 mila euro (dei nuovi prezzi) + 10 mila euro sul conto e il soggetto ignaro zero proprietà e 30 mila euro sul conto. Bella fregatura per il soggetto ignaro. La sola asimmetria informativa ha determinato un trasferimento netto di ricchezza dal soggetto ignaro al soggetto informato. L’inflazione monetaria, se si accompagna a asimmetria informativa non è più così innocente.

Caso 3

Finora abbiamo immaginato che l’inflazione monetaria si distribuisca in modo eguale su tutti i soggetti economici (cioè che tutti i saldi di conto corrente raddoppino); ma questo avviene solo nelle favole. Nella realtà quello che può avvenire è che un soggetto possa stampare dal nulla moneta fiat per aumentare i suoi saldi monetari. Qui già si capisce di più la fregatura. Ma facciamo di nuovo un esempio.

Supponiamo che ci siano undici soggetti economici: uno ha un debito di 10 mila euro con ciascuno degli altri 10 soggetti economici, per un totale di 100 mila euro di debito; i restanti dieci soggetti economici invece hanno un credito di 10 mila euro verso il soggetto indebitato e un saldo di conto corrente di 10 mila euro ciascuno. Il totale della moneta in circolazione è quindi pari al totale dei saldi di conto corrente di tutti i soggetti economici, cioè 100 mila euro.

Supponiamo adesso che il soggetto indebitato stampi di notte 100 mila euro di moneta fiat e la metta sul suo conto corrente. Con quella moneta, siccome ci tiene ad apparire onesto, paga tutti i suoi debiti ai suoi creditori. Il risultato sarà che il soggetto che prima aveva un debito di 100 mila euro adesso non ha nulla. Possiamo certamente dire che si è arricchito un bel po’. Tutti i suoi creditori invece non hanno più il credito ma hanno 20 mila euro sul conto corrente. Una situazione equivalente a prima? Non proprio, visto che l’offerta monetaria è raddoppiata e questo ha l’effetto di fare dimezzare il potere di acquisto della moneta, per cui i dieci creditori hanno perso il 50% della loro ricchezza nel corso di una notte.

Vi suona familiare? Se non lo fosse, basta sostituire alla parola “debitore” la parola “stato”, alla parola “crediti” le parole “titoli di stato” e alla parola “creditori” le parole “cittadini risparmiatori” e capirete chi è che ha messo in giro la voce che stampare moneta è un bene.

In questo caso ci sono alcune cose da sottolineare:

  • l’indebitamento dello stato avrebbe potuto evitarsi aumentando le entrate o riducendo le uscite; il primo caso avrebbe reso visibile il prelievo fiscale e questo non piace ai politici, nel secondo caso lo stato avrebbe dovuto ridurre la spesa pubblica e anche questo non piace ai politici; meglio il prelievo fiscale nascosto nell’inflazione monetaria i cui effetti possono sempre essere attribuiti alle nefandezze del capitalismo;
  • il grande inflattore provocando la riduzione del potere di acquisto della moneta, avvantaggia tutti i soggetti indebitati e danneggia tutti i risparmiatori; i primi indebitandosi hanno potuto ad esempio acquisire beni al prezzo storico, beni per acquistare i quali oggi servirebbe più moneta di quella di cui si ritrovano debitori; i secondi hanno risparmiato moneta che con i nuovi prezzi fa loro comprare meno beni di quelli che avrebbero potuto acquistare se non avessero risparmiato;  il risparmio, l’unico motore dello sviluppo sostenibile, viene così penalizzato;
  • se poi ci si somma l’effetto di eventuali asimmetrie informative potete immaginare che grandi e iniqui trasferimenti di ricchezza si possono generare.

Caso 4

Supponiamo adesso che l’inflazione monetaria non avvenga aumentando i saldi di conto corrente del falsario, ma dall’attività bancaria del credito basato sul debito e non sul risparmio. In questo caso il credito è il risultato di un’operazione contabile attraverso la quale la banca crea contestualmente un credito al suo attivo e aumenta i saldi di conto corrente del beneficiario del credito (nel bilancio della banca i saldi di conto corrente sono un debito verso i titolari dei conti, per questo si chiama credito basato sul debito). Come abbiamo visto questa attività crea aumento di offerta monetaria e quindi è inflattiva.

Dove è qui il danno? Non si sta in fondo favorendo l’attività imprenditoriale creando lavoro e quindi ricchezza ?

Innanzitutto anche in questo caso le asimmetrie informative determinano ridistribuzione di ricchezza; ciò è dovuto al fatto che poiché l’iniezione di liquidità monetaria non è uniforme ma si rivolge a specifici beneficiari, l’aumento dei prezzi si propaga in maniera tale da avvantaggiare chi riceve la nuova moneta per primo, che andrà a comprare prima che i prezzi salgano; quando la nuova moneta arriverà agli ultimi beneficiari (ad esempio ai salariati che vedranno i loro salari nominali crescere) quest’ultimi si saranno già abbondantemente impoveriti per aver acquistato prima dell’aumento dei salari nominali merci che avevano già subito l’aumento dei prezzi.

Inoltre, e qui la faccenda diventa un po’ più complessa per cui se ne accennerà solamente, la disponibilità di moneta scritturale dovuta all’espansione creditizia basata sul debito e non sul risparmio abbassa artificialmente i tassi di interesse con gravi conseguenze economiche di medio periodo (cicli economici di boom e bust) che implicano modifiche alla struttura produttiva (che si accorcia e si appiattisce) e una drastica riduzione della quantità di beni capitali in circolazione.

E’ opportuno aggiungere che non sempre l’inflazione monetaria determina l’aumento dell’indice dei prezzi dei beni di consumo, l’effetto inflattivo infatti a volte si può canalizzare in specifici settori, ad esempio nei beni capitali o nel settore immobiliare o in quello finanziario, andando a determinare un artificiale e immotivato aumento relativo dei prezzi nello specifico mercato, in pratica generando bolle destinate inevitabilmente a esplodere con conseguenti gravi conseguenze sociali.

Ricapitolando, l’inflazione monetaria:

1. non può fare aumentare la ricchezza globale, che anzi alla fine si riduce per effetto delle gravi conseguenze dei cicli economici da essa indotti;

2. genera arbitrarie ed inique ridistribuzioni di ricchezza che vanno da chi riceve la nuova moneta per ultimo verso i primi ricevitori e dai risparmiatori verso i soggetti indebitati;
3. così facendo disincentiva un’attività fondamentale per lo sviluppo economico sostenibile, ovvero il risparmio;genera bolle artificiali destinate ad esplodere con gravi conseguenti danni sociali.

Pillole di economia

by Autori Vari

Questa rubrica raccoglie una raccolta di piccole monografie divulgative di vari autori su importanti principi economici. Tra questi Alberto De Luigi, Francesco Carbone, Aurelio Mustacciuoli e tanti altri. L’obiettivo è di fare capire tali principi a tutti, anche ai non addetti ai lavori. I riferimenti teorici principali sono quelli della Scuola Austriaca di Economia.  

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