Nel 1946 venne pubblicato uno dei migliori lavori di Friedrich Hayek, “The Use of Knowledge in Society”, il quale poi gli avrebbe permesso di essere premiato col Nobel per l’economia circa 30 anni più tardi. Sono passati 75 anni dalla pubblicazione di quello straordinario lavoro e ancora possiamo apprendere la lezione impartita. Non importa quanto egli, e Mises più di lui, mettesse in guardia dalla presunzione di conoscenza di individui presumibilmente più saggi di tutti altri: il proverbiale “power grabbing” da parte dei pianificatori centrali ormai è più dilagante che mai. E, non dimentichiamo, che tale risultato è stato anche possibile grazie a d uno stuolo di economisti neoclassici/keynesiani/monetaristi che ha avallato la supremazia di un gruppo ristretto di individui sulla società strappando dalla scienza economica la sua anima: la metodologia.

La modellizzazione matematica non è una metodologia d’indagine, bensì uno strumento utile per comprendere meglio l’ambiente economico. Il vantaggio della Sucola Austriaca, infatti, è quello di presentare agli studenti un comparto teorico che parte dalla filosofia alla base della scienza economica, senza la necessità di ricorrere a costrutti fallimentari ed eccessivamente semplificati come il proverbiale homo oeconomicus. Si riconosce, quindi, una semplice quanto complessa verità degli esseri umani: essi agiscono in un ambiente di mezzi scarsi che utilizzano per raggiungere determinati fini. Cosa c’è di più statisticamente certo dell’azione degli esseri umani? Metabolizzare questo concetto ci permette di capire che l’ordine spontaneo che emerge dall’interazione tra gli individui ed i loro scambi, vicendevolmente vantaggiosi, è un processo che permette di raggiungere prosperità e benessere. Ma esso deve esser quanto più possibile scevro da interferenze artificiali.

Hayek sostiene che il sistema dei prezzi in un’economia di mercato fornisce informazioni che i singoli produttori fondono con la conoscenza locale per decidere cosa produrre e come produrlo. La conoscenza locale può assumere molte forme, ad esempio, può essere geografica: dov’è il terremo migliore per coltivare le patate? Oppure può essere tecnologica: qual è attualmente il mezzo migliore per effettuare scambi senza che la propria privacy sia violata? Il lavoro di Hayek ha importanti implicazioni, soprattutto per stabilire se le decisioni economiche debbano essere prese da pianificatori centrali o dall’ordine spontaneo del libero mercato. Il problema principale non è che i pianificatori centrali siano corrotti o stupidi, sebbene a volte lo siano davvero. No, il problema principale della pianificazione centrale è che un gran numero di individui ha una conoscenza locale che non può essere raccolta ed elaborata nemmeno dal pianificatore più nobile ed intelligente.

E questo è vero soprattutto per un campo molto importante: quello della politica monetaria. In breve, i banchieri centrali non hanno e non possono avere le conoscenze necessarie per creare stabilità macroeconomica. Questo è il motivo per cui la pianificazione centrale fallisce: distrugge la fonte di conoscenza che consente l’efficienza economica nei mercati. Può il sistema bancario centrale raggiungere una sorta di equilibrio monetario? La risposta è no. I banchieri centrali non hanno accesso ad un processo di feedback in tempo reale che trasmetta lo stato del mercato monetario. Questo è il tipo di informazioni che non possono essere sfruttate dall’alto verso il basso, ma possono essere generate solo dal basso verso l’alto. Perché, ricordare, il denaro non è il fine dello scambio bensì il mezzo. Attraverso il mezzo la pianificazione centrale intende influenzare quanto più possibile il comportamento degli attori di mercato.

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Modelli, strumenti non convenzionali e macro-ingegneria finanziaria si sono dimostrati tutti un fallimento dopo l’altro. Il risultato più probabile è che le banche centrali saranno costrette a trasformare le loro valute fiat in asset digitali. La FED perderà quasi certamente il controllo sui mercati finanziari poiché è costretta ad inflazionare il dollaro. Gli stranieri scaricheranno il dollaro, gli asset a reddito fisso e le azioni. Queste ultime infatti, vengono gonfiate dalle banche centrali attraverso il QE fino a valutazioni fuori dal mondo, una politica destinata a fallire quando i tassi d’interesse dovranno per forza di cose salire. E ciò porterà ad un bear market sulle linee di quello nel 1929-32.

Questo spalanca le porte al mondo criptovalute (in particolare Bitcoin). Difatti Bitcoin è un tentativo di preservare la ricchezza mettendola fuori dalla portata di stati e banche centrali. L’economia mondiale continuerà a soffocare finché non ci sarà un Grande Default. Quando inizierà, l’establishment sarà ostacolato a tutti i livelli e l’era dell’espansione della pianificazione centrale finirà. Spesa pubblica e tassazione andranno fuori giri, e per cercare di aggirare l’ostacola si sta apponendo sulle spalle dei contribuenti un debito enorme. Questo può andare avanti per un po’ di tempo, ma la sua fine è certa. Herbert Stein aveva ragione.

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Badate bene, però, non siamo diretti verso una disintegrazione nazionale. Ci stiamo dirigendo verso un restauro di quelle basi che rendono solida una nazione. Alcune vacche sacre verranno macellate lungo la strada, ma non l’intera nazione. Coloro che dipendono economicamente dalle promesse dei politici subiranno un duro colpo. Gli elettori più giovani e coloro più attenti hanno compreso che Bitcoin rappresenta una scappatoia fondamentale: un mezzo affidabile per raggiungere i propri fini.

Accademico della Scuola Austriaca d’economia, blogger, scrittore, studioso di liberalismo. E’ stato varie volte relatore in conferenze e ospite in trasmissioni radiofoniche. Nel 2012 partecipa alla fondazione dell’Associazione Von Mises Italia di cui è responsabile editoriale. Dal 2018 è community manager per il progetto Melis Wallet e nello stesso anno è entrato a far parte del Comitato Scientifico della Bcademy.

Francesco Simoncelli

Coordinatore sezione Economia e Finanza

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