E poi arriva il bonus “rubinetto”. È a dir poco esilarante notare come per ogni fallimento dello stato nella gestione “imprenditoriale” (passatemi il termine) sia sempre colpa di qualcun altro. Nel caso specifico delle persone che, non chiudendo i rubinetti, rappresentano i demoni da esorcizzare in modo da tornare ad un panorama idilliaco in cui i fringuelli bevono dalle cristallini fontane pubbliche…

Favole a parte, il problema dell’acqua in questo Paese è sempre stato legato ad un “peccato originale”: tariffe abbassate artificialmente per scopi politici. Questo tema mi è sempre stato caro perché ha parecchie similitudini con il ciclo economico Austriaco, visto che, a fronte di una manipolazione artificiale dei meccanismi di trasmissione del risparmio reale, si vengono ad incentivare comportamenti sconsiderati che sprecano risorse scarse. Nel caso dell’acqua possiamo dire che l’abbassamento artificiale delle tariffe per scopi politici ha creato un ambiente in cui le perdite venivano bilanciate attraverso la fiscalità generale, mentre l’infrastruttura alla base marciva lentamente e progressivamente.

Infatti a pagina 124 del seguente rapporto dell’Istat leggiamo: “[…] Nella maggior parte delle città italiane l’infrastruttura idrica è soggetta a un forte invecchiamento e deterioramento. In parte, le dispersioni sono fisiologiche e legate all’estensione della rete, al numero degli allacci, alla loro densità e alla pressione d’esercizio, in parte sono derivanti da criticità di vario ordine: rotture nelle condotte, vetustà degli impianti, consumi non autorizzati, prelievi abusivi dalla rete, errori di misura dei contatori. Le dispersioni continuano a essere persistenti e gravose lungo tutto il territorio nazionale, nonostante il migliora-mento dell’efficienza dell’infrastruttura idrica costituisca una priorità diffusa e improcrastinabile per molti gestori del servizio idrico.”

Col ciclo economico Austriaco accade la stessa cosa: mediante la manipolazione dei tassi d’interesse la banca centrale trae in inganno gli imprenditori e fa credere loro che esiste un bacino di risparmi reali più grande, cosicché si possono intraprendere più progetti d’investimento che in precedenza sembravano impraticabili. Il consumo di capitale porta ad un redde rationem, visto che si allunga innaturalmente la struttura della produzione e non solo vengono sfornati beni di consumo la cui domanda è assente, ma quelli che vengono davvero richiesti aumentano di prezzo.

Queste similitudini sono davvero affascinanti e ci ricordano una lezione importante: l’intervento centrale a modificare una situazione in “equilibrio dinamico” porta inevitabilmente a squilibri che si fanno sempre più violenti nel tempo fino ad arrivare ad una inevitabile correzione. Inutile dire, quindi, che sebbene il bonus serva a stimolare l’acquisto dei rubinetti non serve a risolvere il problema di fondo. A che serve quindi? A nascondere la polvere sotto il tappeto ed a giustificare un interventismo progressivo e duraturo per stare al passo delle falle che spuntano fuori nello scafo bucato della gestione centralizzata dell’ambiente economico.

Accademico della Scuola Austriaca d’economia, blogger, scrittore, studioso di liberalismo. E’ stato varie volte relatore in conferenze e ospite in trasmissioni radiofoniche. Nel 2012 partecipa alla fondazione dell’Associazione Von Mises Italia di cui è responsabile editoriale. Dal 2018 è community manager per il progetto Melis Wallet e nello stesso anno è entrato a far parte del Comitato Scientifico della Bcademy.

Francesco Simoncelli

Coordinatore sezione Economia e Finanza

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