Giusto due considerazioni sul capitalismo di relazione, che è ormai il sistema imperante, in Europa soprattutto, in Italia da tutto il secolo scorso. Il capitalismo di relazione piace perché appare più “umano”. Ti permette di occupare il tuo posto in società in forza delle relazioni che ti sei costruito, quindi contatti, amicizie, parentele, anche se nessuno lo vuole ammettere.
I critici del capitalismo di relazione, sbagliando, puntano il dito sull’assenza di “meritocrazia”. Ma anche in un sistema di mercato, la meritocrazia pura non esiste: fa strada anche l’ignorante, chi ha mera fortuna negli affari, chi ha l’idea giusta al momento giusto, o chi ha semplicemente più soldi dalla nascita. Quindi i meritocratici guardano a sistemi piramidali, con concorsi pubblici e selezioni dei talenti da élite superiori, come nel Giappone di un po’ di decenni fa o nella Cina attuale, che sono più spietati ancora. Quindi non fanno che regalare punti al capitalismo di relazione, che è meno spietato rispetto a una meritocrazia pura e meno “freddo” rispetto al mercato libero, dove puoi finire sul lastrico o essere licenziato anche se hai fatto benissimo il tuo lavoro, ma semplicemente non hai mercato.
Invece qual è l’elemento veramente negativo del capitalismo di relazione? Prima di tutto, proprio la sua mancanza di umanità. Perché le relazioni sono sia positive (farsi amici) che negative (calunniare i tuoi rivali fino a rovinarli). Dove la concorrenza consiste nell’ingraziarsi un contatto utile, nella politica o nell’azienda, i posti sono pochi e la domanda di accesso è grande. Non solo devi ingegnarti per conoscere il “sovrano” nelle circostanze migliori possibili per entrare nella sua corte, ma devi fare in modo che nessun altro ci entri. Devi bruciare i contatti dei tuoi rivali, ricorrendo in modo massiccio alla calunnia. Per questo il capitalismo di relazione è più spietato ancora di un sistema di mercato libero, crea maggiori conflitti, disumanizza chi partecipa al suo gioco. Incoraggia l’ascesa di gruppi settari e gerarchici, dove cordate di loro membri si appoggiano a vicenda. E dalla selezione non emergono certamente i più umani, ma i più spietati. Secondo: il problema peggiore del capitalismo di relazione è la sua profonda irrazionalità. Solo in un sistema di mercato produci ciò che viene effettivamente chiesto dal pubblico. E il prezzo formato dal libero scambio è l’informazione necessaria per capire se stai facendo bene o stai facendo male. Nel capitalismo di relazione, al contrario, la decisione su cosa e quanto produrre segue logiche politiche (nel senso più ampio del termine), produci quel che dice il tuo capo, quel che pensi sia utile per apparire bene di fronte al tuo capo, in base alle sue idee, oppure per rovinare i tuoi rivali, a prescindere dalla domanda e dall’offerta. In ultima istanza è un sistema destinato alla rovina.

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Giornalista, saggista. Laureato in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Pavia.

Una volta che si è tolta la verità all’uomo, è pura illusione pretender di renderlo libero. Verità e libertà, infatti o si congiungono insieme o insieme miseramente periscono. (San Giovanni Paolo II)

Stefano Magni

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