Cos’è una dolina economica? Un qualcosa che risucchia costantemente risorse economiche senza creare nulla di valore in cambio. È stato documentato più volte dal sottoscritto quando la Grecia ha fatto scoppiare la bolla del debito europea nel 2010. Da allora si sono susseguiti una serie di ricalibramenti nel progetto europeo e nei relativi trattati per impedire agli ellenici di rappresentare, undici anni dopo, una nuova LTCM. Il punto di svolta è arrivato nel 2012 con il “whatever it takes” di Draghi dove ha chiarito che gli spreconi avrebbero goduto di un free ride. La Grecia è stata salvata a più riprese e nonostante egli chiedesse riforme strutturali, niente è stato fatto a fronte dei salvataggi centrali. Perché? Perché è politicamente suicida fare qualcosa, visto che significherebbe una riduzione della preponderanza dello stato nell’economia.

In un periodo storico in cui stiamo vedendo la progressione della grandezza dello stato nella vita economica degli attori di mercato, pensare ad una sua riduzione volontaria è del tutto sciocco. Quindi la Grecia ha continuato a sprecare risorse, così anche il resto della combriccola dei paesi spendaccioni. Risultato? Nonostante tutti i piani di salvataggio di questo mondo partoriti da BCE e consiglio europeo, non c’è stata alcuna ripresa economica significativa. Cosa è successo invece? La dolina economica successiva è finita nei guai: l’Italia.

Attenzione, perché mentre veniva puntellata la Grecia, anche l’Italia ha ricevuto ingenti regalie dalle elargizioni di Europa e BCE. E malgrado tutti questi aiuti, l’Italia ha continuato a scivolare nell’oblio della stagnazione. Chi affibbia tutti i malanni economici dell’Italia alla recente epidemia, sta mentendo sapendo di mentire. Era una storia già scritta nell’essenza dei presunti pasti gratis rappresentati dal QE, LTRO, piano Juncker, ecc. Si può pompare artificialmente il settore finanziario, ma non si può farlo con l’economia di Main Street. Ha bisogno di ricchezza reale: risparmio, investimenti, lavoro, sudore e formazione per produrre beni e servizi preziosi che le persone sono disposte e in grado di acquistare.

Il denaro fasullo produce ricchezza fasulla; non può produrre ricchezza reale. E mentre la BCE pompa sempre più denaro nell’economia finanziaria fasulla, l’economia reale annega in un oceano di debiti e segnali di prezzi falsi. Quindi, non solo i soldi fasulli della BCE non possono aiutare il 90% delle persone che dipendono dall’economia reale, non possono fare a meno di danneggiarli.

Questo è il background necessario per capire in che contesto viene attuato il cosiddetto recovery fund. Il sussidio che viene fornito a Paesi come l’Italia dovrà essere finanziato sul mercato e questo significa emissione di obbligazioni. Chi le comprerà? Sola la BCE rimane a poter comprare pattume obbligazionario simile, quindi le banche commerciali faranno front-running e si ingolferanno anche di questi strumenti. Presto i rendimenti verranno spazzati via dalla fame di questi istituti per quegli strumenti in grado di offrire un, seppur minuscolo, tasso di rendimento. Ma, attenzione, per ché a questo giro l’helicopter money sarà necessario visto che le supply chain sono state severamente intaccate. Questo significa inflazione dei prezzi e rendimenti reali annullati, con conseguenti perdite sui bilanci.

Poi c’è la parte del recovery fund data in prestito, la quale necessita di essere rimborsata dal 2026. Ora, un Paese come l’Italia sinora riluttante a tagliare spesa pubblica, ridurre la burocrazia, eliminare le varie scatole vuote presenti nell’amministrazione pubblica e abbassare le tasse, che probabilità avrà di rimborsare questi soldi? In barba ai trattati europei, deficit e debito pubblico aumenteranno. Chi spera che l’attuale commissariamento dell’Italia, visto che gli “investimenti pubblici” passeranno sotto lo scrutinio dell’Europa prima, possa sortire una spirale positiva si sbaglia di grosso. Il processo in cui si sono infilate le varie banche centrali del mondo è irreversibile. Può essere rallentato, ma non impedito, pena il fallimento a catena.

La cosa divertente di questa storia è che l’Inghilterra ha visto arrivare tutto ciò.

Accademico della Scuola Austriaca d’economia, blogger, scrittore, studioso di liberalismo. E’ stato varie volte relatore in conferenze e ospite in trasmissioni radiofoniche. Nel 2012 partecipa alla fondazione dell’Associazione Von Mises Italia di cui è responsabile editoriale. Dal 2018 è community manager per il progetto Melis Wallet e nello stesso anno è entrato a far parte del Comitato Scientifico della Bcademy.

Francesco Simoncelli

Coordinatore sezione Economia e Finanza

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