Giunto ormai alla conclusione del classico di Hannah Arendt “Le origini del totalitarismo”, faccio un paio di considerazioni al volo.
La Arendt espunge il fascismo dal novero dei totalitarismi, perché troppo blando: si pensi che i tribunali speciali assolvevano anche!
Hitler avrebbe fatto fucilare tutti alla schiena senza nemmeno processo.
I totalitarismi di cui si parla sono quindi due, nazismo e stalinismo, di cui la Arendt mette in luce le analogie, anche se la ricerca parte da prima, in particolare dall’imperialismo, nel quale si sommarono prima le due caratteristiche del razzismo e della burocrazia.
Tra le inattese analogie tra nazismo e stalinismo c’è l’internazionalismo.
Errerebbe infatti chi volesse restringere il nazismo nell’ambito nazionalista, dato che le sue mire erano comunque globali, sia pure in una logica di sterminio (ad esempio era programmato lo sterminio dei polacchi dopo gli ebrei) e pangermanica: per quanto Hitler volesse eliminare anche molti tedeschi “inadatti”.
Comune a nazismo e stalinismo era anche la logica del terrore interno, per cui tu, anche non “avendo fatto nulla”, potevi essere comunque prelevato da un momento all’altro, perché tutti, compresi gli oppressori e i burocrati, dovevano stare sul chi vive, sapere che poteva toccare a loro.
Comunque, a me il punto che intriga di più, che già conoscevo avendo letto a suo tempo il Mein Kampf, è che Hitler non era in senso stretto uno “statalista”, non aveva il culto dello Stato, ma della comunità del popolo (rectius: del movimento), lo Stato, nella sua visione, era solo uno strumento di passaggio, il Fuhrer era tale del popolo ben prima che dello Stato.
Da qui la duplicazione delle cariche tra partito e Stato, con il primato del partito, il che è tipico anche del comunismo, ad esempio di quello cinese.
Sul rapporto invece tra partito e Stato nel fascismo lessi un opuscolo di Oreste Ranelletti, decano del diritto amministrativo, ma in quella fase cantore del DVCE: ebbene, il fascismo non risolse mai pienamente il problema, ossia se il primato andasse al partito o allo Stato, e ciò stante il carattere imperfetto del suo totalitarismo.
Si badi però che nemmeno Hitler abrogò mai la costituzione di Weimar, semplicemente se ne fregava, o forse faceva vigere ancora lo stato di eccezione del 1933, quando impose che non si poteva sostare in piedi vicini al bar, sennò il vigile ti faceva la muelta.

Il Negazionista

by Fabio Massimo Nicosia

Avvocato, giurista, scrittore, teorico del diritto e della politica, ha pubblicato diversi volumi e diversi saggi, tanto nel diritto amministrativo, quanto nella filosofia del diritto e della politica.

Fabio Massimo Nicosia

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