Era da un po’ che non presentavo la mia classica carrellata di grafici, quindi direi che oggi è un buon giorno per farlo e aggiornare la situazione. Inutile dire che le banche centrali, dopo tutto quello che hanno fatto l’anno scorso, hanno fatto finire le varie nazioni nella proverbiale trappola del debito. L’unico percorso che conoscono è il seguente: “Inflate or die!” Il primo grafico, infatti, ci dice che ormai le banche entrali del G10 incarnano il 50% dell’economia mondiale. Quando si devono troppi soldi, ogni battuta d’arresto è una crisi. O si prende in prestito di più, oppure si va in bancarotta.

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Ma gli stati hanno una terza opzione: le stampanti monetarie mediante le quali possono creare la liquidità di cui hanno bisogno (svalutando così la valuta). Ciò non risolve il problema, ma lo distorce e lo ritarda. E mentre fa il suo corso, trasforma un semplice fallimento in un disastro catastrofico.

La giustificazione di tale follia è che l’economia non si trova al suo livello di piena occupazione misurato dal tasso di disoccupazione ufficiale e che il compito della banca centrale è di continuare a iniettare “domanda” nell’economia fino a quando la vasca non è piena fino all’orlo ed è stato raggiunto il 100% del “PIL potenziale”. Ma ecco il punto: il potenziale PIL e la piena occupazione sono una chimera keyensiana. Infatti nonostante tutto l’interventismo messo in campo finora notiamo come esso non si è affatto trasformato in crescita economica; anzi, il grafico del PIL reale USA ci dice che il pattern è “lower highs & lower lows“, a dir poco preoccupante (stesso discorso per la zona Euro).

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Ma il grafico che inchioda le fandonie keynesiane è il seguente: guardate come la forza lavoro di riferimento continua a calare nel tempo man mano che la FED, ad esempio, ha manipolato al ribasso il tasso d’interesse di riferimento.

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In un mondo in cui la manodopera interna compete con quella cinese (beni), indiana (servizi) e messicana (assemblaggio di manufatti), la piena occupazione non può essere ottenuta iniettando gigantesche ondate di liquidità a Wall Street. Per quanto riguarda gli USA, con un credito totale a $81.000 miliardi, o il 382% del PIL, le iniezioni di liquidità della FED non hanno mai lasciato i canyon di Wall Street. Il risultato è una maggiore speculazione su Wall Street, un’accelerazione dell’inflazione dei prezzi degli asset finanziari e una disuguaglianza imponente a causa dell’Effetto Cantillon.

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Anche perché i money market non finanziano il capitale circolante o gli investimenti delle imprese, né finanziano prestiti al consumo per automobili e beni durevoli. Sono i luoghi in cui i trader e gli speculatori finanziano le loro posizioni sui mercati delle opzioni, il margin credit ed il credito repo. Di conseguenza i tassi d’interesse reali negativi sono una manna per la speculazione finanziaria e le conseguenti bolle. In breve, le banche centrali hanno seminato vento (eccesso monetario) e ora si apprestano a raccogliere tempesta (bolle negli asset), come suggerisce l’ultimo grafico dove viene inciso nella pietra un vecchio adagio che spesso ripeto: le leggi dell’economia, in quanto apodittiche, possono essere aggirate ma non posso essere violate, e ciò richiederà un costo da pagare proporzionale alla quantità di tempo in cui sono state aggirate.

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Accademico della Scuola Austriaca d’economia, blogger, scrittore, studioso di liberalismo. E’ stato varie volte relatore in conferenze e ospite in trasmissioni radiofoniche. Nel 2012 partecipa alla fondazione dell’Associazione Von Mises Italia di cui è responsabile editoriale. Dal 2018 è community manager per il progetto Melis Wallet e nello stesso anno è entrato a far parte del Comitato Scientifico della Bcademy.

Francesco Simoncelli

Coordinatore sezione Economia e Finanza

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