Efficienza statale? Ahi ahi ahi ahi. – Aurelio Mustacciuoli
Autore: Aurelio Mustacciuoli
Efficienza statale? Ahi ahi ahi ahi.
Il prof. Marco Bassani in un recente post parla molto a ragione di come non si possa mai parlare di efficienza statale.
Se mi è concesso vorrei dare un piccolo contributo su questo punto. E in particolare su come sia dimostrabile logicamente l’inefficienza di una economia statizzata.
Un parametro importante dal punto di vista concettuale (di cui ho parlato nel mio libro “La Teoria della Forza Guardiana”) è l’efficienza di un’economia (EE), che ho definito, in modo semplicistico ma utile ai fini esplicativi, come il rapporto tra il PIL che soddisfa utilità (una proxy di ricchezza prodotta reale) e il PIL calcolato (una proxy, per altro discutibile, di ricchezza prodotta teorica).
Tale parametro, concettualmente conveniente, purtroppo non è misurabile; se ne può dare solo una valutazione soggettiva. Esso misura le inefficienze e inutilità introdotte dall’organizzazione statuale. È infatti evidente che lo stato, che gestisce risorse economiche in modo coercitivo, non potrà mai essere altrettanto efficiente del puro libero mercato dove tutte le transazioni sono volontarie di tipo win-win e, in quanto tali, creano pertanto tutte utilità.
Ora, direte voi, non è esattamente vero che tutte le transazioni in un libero mercato sono di tipo win-win. A livello micro infatti alcune transazioni possono essere considerate win-win ex-ante, sulla base delle aspettative dei singoli attori, ma si rivelano poi ex post di tipo win-lose per uno di questi o addirittura lose-lose per entrambi. Tale errore a livello micro, basato sull’incapacità o sulla differente capacità degli attori di valutare le conseguenze di una transazione economica, fa sì che anche in condizione di libero mercato l’utilità prodotta non sia mai la massima possibile.
Tuttavia sarebbe un grave errore pensare di eliminare questa inefficienza strutturale accentrando a pochi decisori una gran quantità di transazioni economiche ed eliminando la volontarietà, come avviene attraverso un’organizzazione statuale. Ciò infatti eleverebbe a livello macro gli stessi errori (alcuni basati sul fatto che non tutti gli attori economici sono onesti) esistenti a livello micro, con la conseguenza di aumentare la percentuale globale di transazioni win-lose e lose-lose.
Pertanto, in definitiva, la ricchezza complessiva prodotta da libero mercato è sempre superiore alla ricchezza prodotta da un’economia mista pubblico-privata.
L’esistenza dello stato, quindi, fa sì che l’efficienza economica sia sempre inferiore al 100%; per lo stesso motivo per cui un motore reale non può avere un’efficienza del 100% a causa degli attriti e degli sprechi energetici.
