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IL CANE DA GUARDIA DORME – IL VERO FALLIMENTO DEL RAPPORTO DURHAM

IL CANE DA GUARDIA DORME – IL VERO FALLIMENTO DEL RAPPORTO DURHAM

Nessuno paga. Anche perché la stampa dorme.

Dopo l’uscita del rapporto Durham, la stampa con poche eccezioni ha fallito nell’individuare il più semplice ed evidente dei problemi del rapporto Durham. Semplicemente il rapporto ha fatto emergere dei comportamenti gravissimi. Ma non ha prodotto alcuna accusa personale, non ha portato ad alcuna incriminazione, e non ha saputo indicare alcuna soluzione, al di là della retorica moralista e un po’ grottesca della conclusione che consiglia di sperare che gli agenti dell’FBI portino incisi nei cuori e nelle menti i principi di “Fedeltà, Coraggio e Integrità”. Vale a dire l’equivalente di accendere un cero alla Madonna.

Il vero fallimento del Rapporto Durham è questo. Ma i giornali che hanno di volta in volta evitato di scrivere una riga sul rapporto, riportato quello che dice al contrario, minimizzato, alzato le spalle perché tanto si sapeva già tutto, o perché tanto l’FBI si è già riformato, hanno mancato di sottolinearlo.

Con tutto quello che il rapporto fa emergere, nessuno viene indicato come chiaramente responsabile di aver commesso dei reati e nessuno paga finendo in galere, come dovrebbe essere: è uno scandalo nello scandalo che si possa documentare una cosa simile e non vedere nessuno finire in tribunale prima (Durham è un procuratore, per una condanna le accuse devono essere litigate in tribunale) e in galera dopo, e in particolare nessuno di chi aveva delle posizioni di responsabilità apicali, e non vedere la stampa sottolinearlo a gran voce.

Ma la stampa non era il cane da guardia della democrazia? Non dovrebbe essere lì apposta per difendere le libertà e i diritti dei cittadini e fare pelo e contropelo ai potenti e in particolare al potere politico, alle istituzioni, agli apparati statali?

Sì, va beh, buonanotte e sogni d’oro.

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2 Comments

  1. Lorenzo IMBASCIATI

    Mi pare evidente che questo caso rappresenti plasticamente il fallimento dell’illusione che il ruolo di “cane da guardia” del governo possa essere assolto dalla STAMPA.
    “è la stampa bellezza, e tu non puoi farci niente”, diceva Humphrey Bogart al potente di turno…
    ma non è più così.

    Quale difesa rimane dunque al cittadino: istituire e difendere il DIRITTO ALL’ANONIMATO.
    Prima di tutto abolire le leggi che impongono a compagnie telefoniche, alberghi di identificare i loro clienti.
    Non si capisce perché debba essere vietato per legge comprare una SIM senza lasciare un nome o alloggiare in un albergo senza dare la propria carta di identità.
    Poi allo stesso modo liberare dall’obbligo di identificare i clienti anche le linee aeree e -udite, udite- anche le BANCHE!

    Senza riconoscere il diritto all’anonimato il cittadino sarà sempre preda degli FBI di turno.

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    • Pietro Agriesti

      Tutto vero, però aggiungo Lorenzo che abbiamo bisogno anche della stampa e del giornalismo, perché nel mondo di oggi dove ci sono una infinità di notizie e di fonti e ognuno può scrivere e pubblicare qualsiasi cosa, le persone non possono semplicemente fare tutto da sole e passare dodici ore al giorno per sviscerare le questioni, cercare le fonti, consultare esperti e confrontare i pareri. Nella divisione del lavoro, come abbiamo bisogno che qualcuno faccia per noi altre diecimila cose, abbiamo bisogno anche del giornalismo, che svolga il suo ruolo di mediazione, traduzione, interpretazione, etc.. dell’informazione e delle notizie. Questo non può avvenire attraverso soluzioni stataliste, ma deve avvenire attraverso meccanismi di mercato: imprenditori che si pongono il problema, rispondendo a una domanda, e rischiano tentativi di soluzione in concorrenza fra loro, facendo profitti e perdite. Questa cosa sta avvenendo, ma è super ostacolata da tutto quello che sta facendo la politica, e dalla generale assenza di libero mercato, specialmente ora che con un avanzato livello di globalizzazione politica e istituzionale, i merda, agiscono non più a livello del singolo stato nazione, ma a livello continentale o addirittura globale.

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