IL CANE DA GUARDIA DORME – IL VERO FALLIMENTO DEL RAPPORTO DURHAM
Nessuno paga. Anche perché la stampa dorme.
Dopo l’uscita del rapporto Durham, la stampa con poche eccezioni ha fallito nell’individuare il più semplice ed evidente dei problemi del rapporto Durham. Semplicemente il rapporto ha fatto emergere dei comportamenti gravissimi. Ma non ha prodotto alcuna accusa personale, non ha portato ad alcuna incriminazione, e non ha saputo indicare alcuna soluzione, al di là della retorica moralista e un po’ grottesca della conclusione che consiglia di sperare che gli agenti dell’FBI portino incisi nei cuori e nelle menti i principi di “Fedeltà, Coraggio e Integrità”. Vale a dire l’equivalente di accendere un cero alla Madonna.
Il vero fallimento del Rapporto Durham è questo. Ma i giornali che hanno di volta in volta evitato di scrivere una riga sul rapporto, riportato quello che dice al contrario, minimizzato, alzato le spalle perché tanto si sapeva già tutto, o perché tanto l’FBI si è già riformato, hanno mancato di sottolinearlo.
Con tutto quello che il rapporto fa emergere, nessuno viene indicato come chiaramente responsabile di aver commesso dei reati e nessuno paga finendo in galere, come dovrebbe essere: è uno scandalo nello scandalo che si possa documentare una cosa simile e non vedere nessuno finire in tribunale prima (Durham è un procuratore, per una condanna le accuse devono essere litigate in tribunale) e in galera dopo, e in particolare nessuno di chi aveva delle posizioni di responsabilità apicali, e non vedere la stampa sottolinearlo a gran voce.
Ma la stampa non era il cane da guardia della democrazia? Non dovrebbe essere lì apposta per difendere le libertà e i diritti dei cittadini e fare pelo e contropelo ai potenti e in particolare al potere politico, alle istituzioni, agli apparati statali?
Sì, va beh, buonanotte e sogni d’oro.
