Facebook è uno strumento meraviglioso, e non ci stancheremo mai di ringraziare il dott. Zuckerberg per avercelo messo a disposizione, in modo da consentirci di conoscere tanta gente nuova e interessante, con cui prendere iniziative e intrattenere rapporti: alcuni ormai come amici hanno solo quelli di Facebook.
Restano delle riserve profonde sulla linea di gestione del social network, ispirata non solo, come si dice, al politicamente corretto, ma a ben vedere, in ultima analisi, alla cancel culture, che del resto non è altro che portare ad estreme conseguenze il politicamente corretto.
Il fatto è che, per fortuna, la storia della cultura alta del passato non è una storia di politicamente corretto, sicché se questo è il criterio del consentito, tutta l’alta cultura del passato viene vietata.
Ancora non siamo davvero a questo, ma è nell’aria, come quando si censurano Omero, Dante e Virgilio, non su Facebook, o dovremmo dire “non ancora”?
Come riportare un passo di De Sade su Facebook senza farsi bannare? Chiedo per un amico che si fa le seghe leggendo De Sade.
E allora siamo però arrivati al ban di citazioni di Orwell.
Si potranno citare passi del grande economista Werrner Sombart sul rapporto tra denaro ed ebrei fin dall’Antico Testamento, senza che Sombart intendesse essere antisemita, ma asettico, solo che ragionava per “categorie”? Ossia “gli ebrei”, per dire la cultura ebraica appunto dalle Scritture in poi, dato che lui ne citava passi.
E allora solo una casa editrice di estrema destra si è sentita di pubblicare questi tre volumi fondamentali.
Le razze non esistono? Non è “scientifico” parlare di razze?
Sicuri sicuri? Eppure gli euroasiatici hanno un 2% di gene di Neanderthal che gli africani non hanno. E’ un vantaggio? E’ uno svantaggio? Non so, però è un dato che oggi i genetisti affermano quando scrivono, ma non quando vanno in televisione.
Già è noto che Fb banna senza capire nulla del pensiero politico che sta bannando, perché ragiona per schemini semicolto-sardinistici e non con ampiezza di vedute: il rifiuto di ragionare in termini di senso dell’umorismo fa il resto, dato che, quando ci sono di mezzo certi temi, rigetta di considerare ironie e autoironie, in danno ulteriore alla cultura, all’intelligenza e all’apertura mentale.
In definitiva, combinando tutti questi elementi, e ipotizzando che in un certo senso i social network “governano” (di sicuro governano e amministrano il nostro diritto di libertà di manifestazione del pensiero), l’esito inevitabile sarà IL GOVERNO DEGLI IGNORANTI.

Il Negazionista

by Fabio Massimo Nicosia

Avvocato, giurista, scrittore, teorico del diritto e della politica, ha pubblicato diversi volumi e diversi saggi, tanto nel diritto amministrativo, quanto nella filosofia del diritto e della politica.

Fabio Massimo Nicosia

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