Non esiste momento migliore di quello attuale per smettere di prenderci in giro. L’ipocrisia è dilagante, non tanto tra i politici visto che quello è il loro regno, ma tra la popolazione in generale. Al vaglio di un’analisi logica sappiamo benissimo che, in presenza di un momento critico, la scelta della salute propenderebbe per la vita e per la qualità del tempo rimanente. L’essere umano, in quanto essere mortale, sa benissimo che il suo inizio prevede una fine e di conseguenza fa del suo meglio per massimizzare il passaggio della sua esistenza in questo mondo. Cosa sarebbe altrimenti la ricerca della fama? O la visibilità sui social media? La ricerca della salute è un paravento, che nasconde qualcos’altro in realtà. Non ci fermeremo qui a parlare di etica e di una sua corruzione, perché la radice di un tale avvelenamento può essere ricondotta alla corruzione del mezzo di scambio ampiamente accettato. Non è questo il focus di questa riflessione, quindi continuiamo a seguire il filo della constatazione iniziale.

Col blog ho cercato di fornire quante più prove possibili a supporto del fatto che le misure liberticide messe in campo non avessero ragion d’essere ad una prova teorica e pratica. Infatti, seguendo la presunta logica del “chiudiamo e vediamo che succede”, si è devastato l’ambiente economico e sociale presumendo che dopo un tot. giorni di sacrifici le cose sarebbero tornate alla normalità. Se, cari lettori, non vi fidate delle parole di un blogger conscio di non sapere, allora dovreste dare un’occhiata al seguente studio del Lancet dove viene detto chiaro e tondo che non esiste correlazione tra le misure restrittive e le morti per milione di abitanti. Nonostante tutto quello che si possa fare, l’essere umano non ha controllo alcuno sulla natura e, per quanto riguarda il virus C, questo era chiaro sin dall’inizio di questa storia.

Cosa è cambiato sin da allora? Niente. Sebbene vediamo sventolato il feticcio della scienza in ogni discorso mainstream, viene scartata quella che non è in sintonia con la narrativa del comando/controllo. E qui c’è la prima crepa, ma andiamo avanti. Adesso, sempre la scienza, ci fornisce un esempio ancora più eclatante di quanto possano essere inutili, mascherine, distanziamento fisico, lockdown, sanificazione e tutta quella serie di assurdità connesse alla burocratizzazione della virologia. Il NEJM ha pubblicato di recente uno studio in cui si evidenzia come il virus C non “abbia dato scampo” neanche ad un complesso militare sotto stretta quarantena e con tutti gli accorgimenti medici del caso. Tutti “asintomatici contagiati”, ovviamente. Sta di fatto, comunque, che le prove a supporto dell’inutilità dei lockdown nel rallentare o debellare la malattia sono confermate. A che prezzo? Al prezzo di milioni di anni in aspettative di vita persi. Al prezzo di milioni di anni in aspettative di salute persi. Dov’è quindi la preoccupazione per la salute? Non era la “salute prima di tutto”?

La motivazione della compliance generale nei confronti delle assurdità cui assistiamo è un’altra. Non è colpa dei politici, anche questo meme è sconfessato dal fatto che qualunque cosa essi possano decidere può essere violata in qualsiasi momento e, addirittura, senza che le persone se ne accorgano. Un esempio banale e veloce? Gli individui che, nonostante l’obbligo della mascherina anche all’aperto, se la sfilano per fumare. Non discuteremo qui delle motivazioni che spingono burocrazia e politica ad agire come agiscono, sta di fatto che non sono a servizio della popolazione come si vuole far credere attraverso la propaganda.

Qual è quindi la motivazione dietro l’asservimento così diffuso da parte della maggior parte delle persone ad una narrativa che fa acqua da tutte le parti? Ve lo spiegherò con un aneddoto della mia adolescenza, visto che siamo in tema di letterine di Natale. Un amico del passato credeva a Babbo Natale nonostante fosse arrivato all’età di 14 anni. Qualunque cosa gli venisse detto dai compagni di scuola o persino dai genitori ad un certo punto, sebbene quest’ultimi con un certo tatto, egli negava l’evidenza con ferma strenuità. Un giorno, in un momento di incredibile sincerità, mi confessò che così facendo poteva chiedere per Natale qualsiasi cosa gli passasse per la testa. L’accettazione passiva di tutte le motivazioni senza giustificazione scientifica o logica a supporto delle misure restrittive ha un minimo comun denominatore: la ricerca di rendita.

La maggior parte delle persone, in particolare in Italia, aspetta con le mani allungate che vengano elargite a pioggia risorse monetarie per poter vivere “in sicurezza” il futuro. Sì, lo sfascio economico, psicologico e sociale di fronte ai nostri occhi viene fatto tutto in nome di mance del welfare. Non c’è creatività, non c’è brio, non c’è passione. Solo il freddo desiderio di vivere con la relativa sicurezza di avere un reddito garantito domani. Perché, altrimenti, quasi nessuno ha mosso un dito quando sono state chiuse le arti? Teatro, cinema, concerti musicali, tutti questi sono la rappresentazione del cibo dello spirito e nella società apatica in cui viviamo non c’è fame o essenzialità per esso. E quindi viene danneggiata la divisione del lavoro, solo per prendere parte alla lotteria ridistributiva indetta dallo stato. Ma cosa sta generando questa ricerca scriteriata di rendite “garantite”?

Beni e servizi utili e, ancora più importante, le risorse produttive necessarie per crearli, sono ricchezza. Una cesto di frutta è ricchezza, così come le fattorie, le fabbriche, il lavoro e l’ingegno umani necessari per coltivare e trasformare i raccolti per produrlo. Il denaro è uno strumento utilizzato per trasformare la ricchezza da una forma all’altra. Ad esempio, le capacità per svolgere un lavoro sono una forma di ricchezza e il denaro che viene pagato in salario, o incassato, svolge il compito di trasformare il lavoro in beni/servizi. Sin dalla fine degli anni ’90 la quantità di denaro nell’economia è cresciuta molto più rapidamente della ricchezza o della produzione economica. Dall’inizio dell’epidemia, questa crescita è aumentata enormemente ed i lockdown hanno causato un calo della produzione.

Il fatto che non abbiamo sofferto di un’inflazione dei prezzi al consumo importante ha portato molti a credere che forse non c’è limite alla quantità di denaro che si possa creare per finanziare obiettivi socialmente desiderabili come il sussidio di disoccupazione, i “ristori”, il rinnovamento delle infrastrutture, il passaggio alle energie rinnovabili, ecc. Tale “ragionamento, però, fraintende la natura del denaro e della ricchezza. Migliaia di miliardi di euro dal nulla non creeranno la manodopera qualificata o altre risorse produttive necessarie per raggiungere questi fini, soprattutto perché nei tempi moderni la maggior parte del denaro creato ex novo finisce in varie forme di speculazione finanziaria. Nella migliore delle ipotesi devierà ricchezza e risorse produttive lontano da coloro che sono più in grado di usarle saggiamente e le porrà nelle mani di coloro che hanno maggiori probabilità di gestirle male. Nel peggiore dei casi sconquasserà del tutto la redditività delle imprese produttive.

Le economie produttive hanno visto gran parte della loro ricchezza passare sotto il controllo di grandi società, private equity e venture capital. Ma piuttosto che utilizzare questo denaro per investire in innovazione e crescita per creare ricchezza aggiuntiva, hanno scelto invece di saccheggiare le aziende che controllano costringendole a caricarsi di debiti per riacquistare le proprie azioni, ad esempio. Sebbene ciò abbia fatto aumentare vertiginosamente sia l’utile per azione che i bonus dei dirigenti, ha anche reso le aziende più indebitate e vulnerabili agli shock economici, nonché meno innovative e produttive. La ricchezza accumulata nel corso di decenni è stata sperperata e nel processo la disuguaglianza di reddito e ricchezza è cresciuta a tal punto da minacciare la stabilità sociale.

L’erosione incalzante sin qui descritta circonda l’economia e la società, e non andrà via attraverso sussidi o incentivi economici negativi. A ciò possiamo aggiungere l’illusione del possesso, ulteriore fattore che spinge la maggior parte delle persone a conformarsi. Cosa possedete in realtà? Si può definire possesso qualcosa che viene tassato con costanza e progressione nel tempo? Nemmeno il “vostro” denaro in realtà è vostro dato che, attraverso il processo inflattivo, viene sottratto potere d’acquisto senza che la popolazione se ne accorga. Per non parlare del processo cui vengono accreditati i depositi bancari ai legittimi proprietari… Questi ultimi aspetti sono quelli che hanno acceso la proverbiale lampadina di chi ha iniziato ad usare Bitcoin.

I carcerieri in tutta questa storia non sono i politici, burattini mediocri di uno show di marionette. Loro sono solo l’alibi.

Accademico della Scuola Austriaca d’economia, blogger, scrittore, studioso di liberalismo. E’ stato varie volte relatore in conferenze e ospite in trasmissioni radiofoniche. Nel 2012 partecipa alla fondazione dell’Associazione Von Mises Italia di cui è responsabile editoriale. Dal 2018 è community manager per il progetto Melis Wallet e nello stesso anno è entrato a far parte del Comitato Scientifico della Bcademy.

Francesco Simoncelli

Coordinatore sezione Economia e Finanza

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