Ho sempre rispettato le donne, le minoranze e in generale qualunque essere umano, anche quelli che consideravo delle merde.
Il rispetto non è solo una questione di termini ma è qualcosa che prima di tutto si forma nella propria testa e deriva da quella capacità umana di provare empatia. Ovvero di mettersi nei panni dell’altro. Nei panni di una donna discriminata, di una minoranza offesa, di un portatore di handicap umiliato, etc.
Non serve a nulla usare termini gentili se l’offesa è nella testa. Non serve a nulla limitare la libertà di espressione se le persone non diventano migliori.
Qualcuno dice che usando le parole giuste si favorisce un cambiamento. A me sembra che si sdogana l’ipocrisia.
Una parola sgradevole può essere mille volte meglio di una gentile, dipende da chi la pronuncia e dal contesto.
I comunicatori, i giornalisti, gli uomini di cultura devono smettere di esaltare l’ipocrisia.
Non tutti i grassi sono belle persone, non tutte le attrici molestate dai registi sono vittime, non tutte le donne che fanno carriera la fanno per merito, non tutti i gay sono sensibili, non tutti i neri sono oppressi, non tutte le mogli di presidenti scomodi sono escort e quelle di presidenti politically correct sono first lady.

Enemy of the State

by Aurelio Mustacciuoli & friends

Questa rubrica raccoglie voci critiche all’espansione statale e alla progressiva sempre maggiore invadenza nelle nostre vite con conseguente restrizioni dei diritti diritti e delle libertà. La rubrica si ispira alla figura del filosofo Murray Newton Rothbard, the “Enemy of the State” per eccellenza.

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