Dopo aver letto l’enciclica Fratelli Tutti, come liberale e cattolico, per la prima volta mi sento esplicitamente escluso dalla Chiesa. Non è un problema sottovalutabile e non credo di essere l’unico ad averlo. L’enciclica è un programma politico, nero su bianco, che prende le distanze dal populismo (leggasi: nazionalismo) e dal liberalismo, per proporre un’agenda mondialista, socialista, ecologista e terzomondista. E chi non aderisce a questo progetto? Non può più dirsi cattolico? La religione per ora è stata superiore alle scelte politiche. In tutte le encicliche sociali precedenti, fino a Benedetto XVI, ci si poteva riconoscere sia il progressista che il conservatore, sia il liberale che il collettivista, perché erano indicazioni morali che prescindevano dai progetti e programmi politici. Questa enciclica è invece la più escludente in assoluto, perché parte da un’analisi anti-capitalista del mondo, che non condivido, per le stesse ragioni per cui non mi sono mai piaciuti i libri di Naomi Klein o Toni Negri. È da questa visione del mondo, più che dalla fede, che si ricava il programma politico di Francesco. Ma a questo punto mi domando se un cattolico debba necessariamente condividere quella visione del mondo e poi quel programma politico.

L’Oggettivista Devoto

by Stefano Magni

1994

Se mai sarà possibile scrivere in futuro una storia d'Italia, libera dal condizionamento delle...

read more

Giornalista, saggista. Laureato in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Pavia.

Una volta che si è tolta la verità all’uomo, è pura illusione pretender di renderlo libero. Verità e libertà, infatti o si congiungono insieme o insieme miseramente periscono. (San Giovanni Paolo II)

Stefano Magni

Share This

Share This

Share this post with your friends!

%d bloggers like this: