da un articolo su linkedin di Aurelio Mustacciuoli

Minibot: meglio sapere bene di che si tratta, perché è un tema cruciale che potrebbe avere forte impatto negativo sulla nostra vita.

Come al solito, la politica sta facendo di tutto per confondere le acque pro domo sua. Mario Draghi, presidente della BCE, dice che i minibot o sono nuovo debito (che non va bene), o nuova moneta (che è vietata dai trattati), quindi non si possono fare. Nino Galloni, economista “post keynesiano” dice che i minibot non sono né l’uno ne’ l’altro, servono per dare liquidità alle aziende visto che le banche non fanno il loro dovere, quindi si possono fare. Tria, ministro dell’economia del nostro attuale governo, dice no ai minibot. Salvini e Di Maio, vicepresidenti del consiglio del nostro attuale governo, dicono: “eh ma le aziende devono essere pagate dallo stato, trovi Tria la soluzione”. Chi ha ragione? Vediamo dove stanno i fatti e se ci sono falsità, ipocrisie o mala fede. 

1.     I fatti  

La Pubblica Amministrazione (PA) è un mostro formato da un’infinità di soggetti indipendenti e con bilancio a sé stante: amministrazioni centrali dello stato, enti locali (comuni, città metropolitane, regioni), Asl e così via. Molto spesso chi lavora per la PA non si trova come committente l’amministrazione centrale (stato), ma, ad esempio, un ente locale. La PA compra servizi da aziende e non paga subito. Perché? Perché non ha i soldi. Da dove gli arrivano i soldi per pagare? Dall’amministrazione centrale, che li distribuisce con diverse modalità e tempistiche agli enti locali. Da dove prende i soldi l’amministrazione centrale? Dalle tasse o emettendo debito pubblico (bot, btp,..).

L’emissione del debito pubblico deve però rientrare all’interno del parametro del 60% fissato dal Patto di Stabilità (che fissa limiti anche per altri parametri, tra cui il rapporto deficit/PIL), un accordo che hanno stipulato i paesi europei al fine di evitare disomogeneità nella solidità finanziaria dei vari stati, con stati fortemente indebitati e stati più virtuosi, minando il valore della moneta comune (ovvero l’Euro). L’attuale rapporto debito PIL dell’Italia è al 132%, quindi sforiamo alla grande. Chiariamo bene, è l’Italia che è un paese non virtuoso, non l’Europa che la strozza.

Ma andiamo avanti. 

Le fatture da pagare della PA sono considerate un debito corrente e non rientrano nel debito dello stato ai fini del rapporto Debito/PIL. Ma è evidente che sono un debito dello stato. Perché la PA non è obbligata a pagare a pronti le fatture? Semplice perché la politica ha fame di spesa e cerca sempre un modo di spendere più di quello che ha, in questo caso facendo pressione sui fornitori che vengono pagati in ritardo. 

Si crea così uno stock di debito non contabilizzato dallo stato ai fini del rapporto debito/PIL che rappresenta una ulteriore forma di tassazione dell’impresa privata

Quest’ultima può andare in banca e cercare di ottenere un prestito fornendo come garanzia il credito verso la PA (sconto fatture). Accade tuttavia che le banche non erogano il credito perché hanno dei limiti strutturali alla possibilità di farlo (necessari per la tenuta del sistema bancario), ci sono dei requisiti minimi di capitale per erogare i diversi tipi di credito. Il credito fatto a una azienda avente come garanzia le fatture fatta ad un ente locale, ad esempio, è un credito rischioso e pertanto le banche non possono erogarlo se stanno già utilizzando al massimo il loro capitale. Quando erogano il credito (raramente) lo fanno ovviamente pagare all’impresa. 

L’ impresa deve quindi cercare di organizzare il suo business facendo a meno della liquidità che otterrebbe se il suo credito fosse pagato a pronti dalla PA, e ciò è ovviamente difficile. Molti fornitori della PA falliscono per questo motivo.

Un fatto importante da considerare è che se il credito complessivo delle imprese verso la PA (i famosi 60 miliardi di cui si parla) venisse pagato trasformandosi in liquidità con l’ausilio di extra debito, aumenterebbe l’offerta monetaria dello stesso importo e ciò determinerebbe inflazione dei prezzi. Ciò è ovvio, perché le aziende avrebbero modo di utilizzare tali soldi per comprare beni e servizi determinando così un aumento della domanda e conseguentemente dei prezzi. Non sarebbe invece inflattivo finanziare il pagamento dei crediti delle imprese verso la PA attraverso la riduzione della spesa.

Al successivo punto 2. accennerò alle diverse forme con cui uno stato può finanziarsi e alle relative conseguenze. Chi già è informato può ripartire dal punto 3.

2.  Deficit, moneta, debito pubblico e tassazione.

Gli stati finanziano la loro spesa attraverso le tasse. Quando la spesa è superiore alle entrate per tasse, si crea un deficit di bilancio che deve essere finanziato. Come fanno gli stati a finanziare i deficit? Possono farlo in tre modi:

  1. stampare moneta,
  2. prendere soldi in prestito,
  3. tassare i cittadini.

Esaminiamoli brevemente uno per uno.

Stampare moneta. E’ il più semplice. Lo Stato stampa direttamente moneta per finanziare il deficit (o, cosa equivalente, avendo lo Stato delegato la funzione di creare moneta alla Banca Centrale, si fa acquistare nuove obbligazioni dalla Banca Centrale). Stampare moneta ha ovviamente un effetto devastante sull’indice dei prezzi al consumo che schizza alle stelle. Tale pratica infatti è altamente inflazionistica in quanto l’acquisto di nuove obbligazioni da parte della Banca Centrale (o la stampa diretta di nuova moneta) equivale ad aumentare le riserve bancarie dello stesso importo. Sulle riserve, poi, il sistema bancario accumulerà nuovo denaro scritturale per un fattore teoricamente pari al moltiplicatore monetario (ovvero il reciproco del coefficiente di riserva obbligatoria). Facendo un esempio concreto, finanziare un deficit di un miliardo di Euro in questo modo, potrebbe fare aumentare l’offerta monetaria di 100 miliardi di euro (essendo il moltiplicatore monetario attuale in area Euro pari a 100). Per i suoi catastrofici effetti, tale sconsiderata pratica non è attualmente perseguita. Inoltre adesso la funzione di stampare moneta è affidata alla BCE, un singolo stato non può farlo in autonomia.

Prendere soldi in prestito. In questo caso il Deficit è finanziato da titoli emessi dallo Stato. Se i prestatori fossero solo i cittadini con il loro risparmio, l’offerta monetaria non aumenterebbe e la moneta non perderebbe potere di acquisto (ovvero non si genererebbe un aumento generalizzato dei prezzi). Si avrebbero solo due effetti negativi, sufficienti a rendere riprovevole la crescita di debito pubblico, uno di carattere etico/politico e uno di tipo economico:

a) il primo deriva dal fatto che la creazione di debito pubblico implica futura tassazione dei cittadini che verranno, che dovranno rimborsare, con maggiori tasse, il debito più gli interessi (l’aspetto etico è dovuto al trasferimento degli effetti dannosi su terzi che non possono decidere); inoltre si consente ai politici di eludere l’eventuale giudizio negativo che i cittadini di oggi, qualora sottoposti a tassazione per finanziare il deficit, potrebbero esprimere con un voto sfavorevole (effetto politico);

b) il secondo è che parte del risparmio verrebbe in questo modo destinato per finalità scelte da funzionari pubblici e con modalità discrezionali, spesso opache e inefficienti; al contrario, se tali risorse non fossero destinate all’acquisto di titoli pubblici, queste sarebbero allocate naturalmente dal libero mercato nel modo più efficiente e verso le finalità più utili.

Purtroppo però i titoli di Stato non vengono acquistati solo incidendo sul risparmio, perchè come abbiamo già accennato è possibile creare depositi bancari dal nulla tramite il meccanismo di riserva frazionaria. Le banche possono acquistare titoli pubblici e l’eventuale aumento di riserve bancarie necessario, viene reso disponibile dalla Banca Centrale per mezzo di operazioni di mercato aperto; si chiama monetizzazione del debito e ha un effetto inflattivo. Cerchiamo di capire il meccanismo nel dettaglio perché è importante.

Supponiamo che lo Stato debba finanziare un deficit di un miliardo di Euro. Emetterà pertanto un miliardo di nuove obbligazioni e queste verranno acquistate dal sistema bancario che renderà disponibile il miliardo di Euro sui depositi a vista del Tesoro (creerà cioè un miliardo di nuova moneta scritturale). Per farlo tuttavia, ipotizzando che le banche operino utilizzando la massima esposizione consentita, la Banca Centrale dovrà generare riserve sufficienti a creare il miliardo di depositi a favore del Tesoro. Ciò potrà essere fatto attraverso operazioni di mercato aperto, in pratica acquisti da parte della Banca Centrale di titoli di stato già in circolazione. Per i più curiosi, la formula per ricavare la quantità X di titoli di stato che la Banca Centrale deve acquistare per generare le riserve addizionali è X= D/(MM-1). Dove D è il Deficit da finanziare (nel nostro esempio un miliardo di Euro) e MM è il moltiplicatore monetario (nel nostro esempio 100). Nel nostro esempio X sarà pertanto uguale a 10 milioni di Euro. L’aumento totale di offerta monetaria (evento inflattivo) sarà pertanto pari a 1 miliardo e 10 milioni di Euro, in pratica (con l’attuale moltiplicatore monetario) pari al Deficit da finanziare. La monetizzazione del debito quindi,aumentando l’offerta monetaria, determina perdita del potere di acquisto della moneta, anche se in misura più contenuta rispetto alla stampa diretta di moneta.

(Si noti inoltre la trama degli speciali privilegi concessi al sistema bancario: in primo luogo lo Stato permette alle banche di creare moneta scritturale a costo zero, che poi presteranno al governo tramite l’acquisto di titoli obbligazionari; in secondo luogo si chiede ai cittadini tramite la tassazione di ripagare debito e interessi, interessi che finiranno tra i ricavi delle banche che hanno acquistato le obbligazioni con soldi generati dal nulla.) 

Tassare i cittadini. E’ il sistema più evidente ed eticamente corretto, inoltre non è inflattivo. Se lo Stato vuole spendere per creare servizi, tassa i cittadini di conseguenza e questi possono esprimere il loro gradimento con il voto. Tale sistema non consente elusioni nel sottoporsi al giudizio degli elettori e pertanto è sgradito ai politici. Considerando poi che la tassazione in molti paesi civilizzati ha già raggiunto livelli al limite del sostenibile, capite come il margine di manovra per i politici sia limitato.

3.     I minibot

Fatte queste necessarie premesse per comprendere il problema, vediamo ora in cosa consisterebbe la soluzione offerta dai minibot.

Ai nostri politici piacerebbe salvare capra e cavoli, fornendo i soldi alle aziende che hanno un credito verso lo stato  – così fanno bella figura – senza ridurre la spesa. Il modo che vorrebbero utilizzare è nella sostanza equivalente alla stampa di moneta o all’emissione di nuovo debito, ed ugualmente inflattivo. Tuttavia vorrebbero evitare di aumentare formalmente il livello del debito pubblico per non sforare i limiti del Patto di Stabilità; nella sostanza lo vorrebbero aggirare. (Si ricorda che i limiti del Patto di Stabilità hanno tra i vari obiettivi quello di controllare l’inflazione per evitare che essa vada fuori controllo. Ciò assolutamente a ragione, perché l’inflazione è altamente deleteria per l’economia e dannosa per il risparmio  – per capire le conseguenze devastanti dell’inflazione vi allego di seguito il link ad un mio articolo che lo spiega nel dettaglio https://www.linkedin.com/pulse/aiuto-qualcuno-mi-spiega-cosa-è-linflazione-monetaria-mustacciuoli/ -). 

Vediamo quali sarebbero le alternative della politica se volesse alleviare la situazione di difficoltà in cui ha deliberatamente messo le imprese. 

1.  Il modo giusto sarebbe pagare in Euro le aziende che hanno un credito verso la PA.

Euro che possono essere utilizzati dalle aziende per fare andare avanti il loro business: pagare stipendi, pagare fornitori, comprare nuovi beni e servizi,…

Gli euro per pagare però vanno prima trovati e per farlo ci sono solo due modi:

a.      Emettere nuovo debito. Ma non si può fare per i trattati europei il cui scopo è evitare l’inflazione. Questa attività sarebbe non consentita dal Patto di Stabilità ed è inflattiva;

b.     Ridurre la spesa pubblica. Ma non lo vogliono fare, perché la politica usa la spesa pubblica per elargire prebende in cambio del consenso.

2.     Altro modo sarebbe stampare moneta nazionale (diversa dall’euro) e pagare con questa i debiti verso le imprese.

Ma le imprese ci devono poter fare qualcosa con questa moneta locale altrimenti sarebbe carta straccia e totalmente inutile a risolvere i loro problemi. Diciamo che lo stato dia valore legale a questa moneta nazionale (la accetti cioè per il pagamento di tasse e obblighi tutti ad accettarla). Ci sarebbe un sistema a doppia moneta legale, l’euro legale in tutta la UE e questa nuova moneta spazzatura, legale solo in Italia. Questa attività è vietata dai trattati e disastrosa per l’economia. Sarebbe cioè illegale e inflattiva. E rappresenterebbe un passo evidente per destabilizzare l’Europa (in un mercato di beni e servizi aperto infatti stampare moneta legale all’interno di un’area geografica vuol dire comunque inflazionare l’euro, perché c’è più moneta che insiste sugli stessi beni e servizi) e preparare la nostra uscita dall’euro, certamente non per essere un paese virtuoso. 

3.     Un altro modo potrebbe essere quello di emettere titoli fiscali e usarli per pagare i debiti verso le imprese.

Le imprese con questi titoli potrebbero:

a.      Usarli solo per pagare le tasse: in questo caso, a seconda delle regole con cui verranno emessi tali titoli, potrebbero essere usati per pagare tasse nel presente o per pagare tasse nel futuro.

Nel primo caso, supponiamo che la PA paghi il debito verso un’impresa con un titolo fiscale di 100€ e che l’impresa lo usi subito per pagare 100 € di tasse; ovviamente è un bene per l’azienda che non deve tirare fuori i 100 € (anche se il contante è sempre meglio). Lo stato tuttavia incasserebbe 100€ in meno di tasse (è l’equivalente di uno sconto fiscale di 100 euro nell’immediato) e conseguentemente si creerebbe un deficit aggiuntivo di 100€ che andrebbe finanziato con nuovo debito pubblico sforando i parametri di stabilità. Ci troveremmo di nuovo nel caso 1. Tanto vale fare direttamente nuovo debito e pagare le imprese in euro, cosa che le farebbe sempre più contente.

Nel secondo caso, supponiamo che la PA paghi il debito verso un’impresa con un titolo fiscale di 100€ e che l’impresa lo possa usare solo in futuro per pagare 100 € di tasse. Questo non è più un vantaggio per le imprese, che hanno bisogno dei soldi subito e dovrebbero comunque pagare le tasse correnti. In futuro avranno sì uno sconto fiscale di 100 €, però ci devono prima arrivare nel futuro a produrre reddito tassabile, senza fallire prima. Lo stato viceversa si troverebbe ad incassare 100€ meno di tasse nel futuro senza avere creato alcun beneficio alle imprese nel presente.

b.     Usarli per pagare le tasse e per venderli come fossero strumenti finanziari: ciò avrebbe senso solo per titoli fiscali che potrebbero essere usati in futuro ad una specifica data di scadenza. Si dovrebbe tuttavia creare un mercato secondario per questi strumenti che andrebbero in competizioni con altri strumenti finanziari. Ma chi sarebbero i compratori? Altre aziende e persone fisiche, contenendo in questo caso gli effetti inflattivi? o banche, cosa che implicherebbe un aumento di offerta monetaria e conseguente inflazione dei prezzi? Inoltre il tasso a cui verrebbero scontati rispetto al valore nominale sarebbe altissimo in quanto il loro valore dipenderebbe dalla possibilità di generare reddito tassabile in futuro. Conseguentemente per le aziende la possibilità di convertire immediatamente crediti in liquidità avrebbe un costo enorme. Inoltre il gettito fiscale futuro dello stato sarebbe in ogni caso ridotto e andrebbe sempre rifinanziato con nuovo debito. Insomma una situazione ibrida e insoddisfacente sia per le aziende (anche se alcune aziende con l’acqua alla gola preferirebbero anche incassare la metà del loro credito piuttosto che niente) che per lo stato.

c.     Usarli per pagare le tasse e per scambiarli come fossero moneta: anche in questo caso ciò avrebbe senso solo per titoli fiscali che potrebbero essere usati in futuro ad una specifica data di scadenza. Saremmo in una situazione simile alla 2. con la differenza che non ci sarebbe il corso legale. Il che vuol dire che gli individui o le aziende dovrebbero accettare questa pseudomoneta volontariamente, non sarebbero obbligati a farlo. Ma in questo caso chi mai vorrebbe essere pagato da questa moneta di serie B garantita solo dallo stato nazionale e non dall’Europa e che in più non ha corso legale? Una siffatta moneta non varrebbe la carta su cui è stampata, come avverrebbe per tutte le monete che possono essere stampate illimitatamente da uno stato per finanziare la sua spesa. Certamente non verrebbe usata come moneta e si tornerebbe al caso a. precedente.

Ecco, i minibot, a seconda delle caratteristiche tecniche di implementazione, rappresenterebbero uno strumento che ricade nella categoria 2. o 3. precedente. Uno strumento illegale e dannoso, o semplicemente dannoso o inutile. Che avrebbe un unico obiettivo: far sembrare la classe politica dalla parte dei cittadini senza in realtà esserlo. 

Tornando alle domande iniziali. 

Chi ha ragione tra Mario Draghi e Nino Galloni? Ovviamente Mario Draghi (che però rappresenta comunque il potere arbitrario assegnato in questo caso ad un soggetto sovranazionale, la BCE, di stampare moneta dal nulla inflazionandola. Probabilmente in modo più saggio di come vorrebbero fare i nostri politici, ma sempre in modo pericoloso. I QE della BCE sono la realizzazione di una politica monetaria espansiva a livello europeo, politica espansiva che è in ogni caso inflazionistica e che a fronte di uno stimolo dell’economia nel breve, determina dolorose fasi di recessione nel medio periodo. In pratica prende ricchezza non ancora generata dal futuro e l’anticipa nel presente).  Nino Galloni, come tutti gli economisti keynesiani dice stupidaggini, solo funzionali alla politica, non certo al bene del paese.

Chi ha ragione tra Tria e Salvini/Dimaio?

Ovviamente Tria. Salvini/Dimaio o sono sprovveduti, se credono agli economisti keynesiani che suggeriscono questi interventi senza preoccuparsi degli effetti a medio termine, o sono in mala fede, se invece li hanno chiari. Sono comunque ipocriti nel chiedere al ministro dell’economia di risolvere magicamente un problema che la politica non vuole risolvere nel modo corretto, ovvero riducendo la spesa. E portano avanti una posizione dannosa per il paese, funzionale solo ad acquistare popolarità e consenso, che fa leva sulla nostra profonda ignoranza nel comprendere l’economia.

Pillole di economia

by Autori Vari

Questa rubrica raccoglie una raccolta di piccole monografie divulgative di vari autori su importanti principi economici. Tra questi Alberto De Luigi, Francesco Carbone, Aurelio Mustacciuoli e tanti altri. L’obiettivo è di fare capire tali principi a tutti, anche ai non addetti ai lavori. I riferimenti teorici principali sono quelli della Scuola Austriaca di Economia.  

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