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La notizia 

 

L’ultimo delirio del politicamente corretto americano, a pochi giorni dall’elezione di quella che promette di essere la peggior amministrazione della storia statunitense, ha colpito tre classici non solo della Disney ma dell’immaginario collettivo e soprattutto giovanile. “Peter Pan”“Dumbo” e persino “Gli Aristogatti”. “Denigrano popolazioni e culture, veicolano stereotipi sbagliati, contengono messaggi dannosi”. Questo il delirio insensato dei millennials post millennials che purtroppo occupano in maniera indegna posti di comando nelle grandi Major statunitensi e fanno, chi più chi meno, tutti professione di fede ‘democratica’ e ‘progressista’. Nello specifico, “Peter Pan” si sarebbe macchiato del grave reato di chiamare gli indiani “pellerossa”. “Dumbo” avrebbe ridicolizzato la schiavitù africana per via dello stormo di corvi. Mentre “Gli Aristogatti”
 

Qual è, secondo i censori, il ‘reato’ degli Aristogatti, che gli è valso la punizione del bollino rosso, il divieto ai minori di 7 anni (ohibò) ed è stato rimosso dall’account Disney Plus dei bambini? Nella scena, probabilmente la migliore di tutto il cartone, quando i gatti amici di Romeo del rione popolare cantano “Tutti quanti vogliono fare Jazz”, al piano compare il gatto asiatico, il giallo con gli occhi a mandorla Shun-Gon che suona con le bacchette. Orrore, gridano gli psicopatici, quello per il loro cervellino all’ammasso sarebbe uno stereotipo razzista. Davvero? Peccato che nella versione doppiata italiana di stereotipi ce ne sono a bizzeffe, a cominciare dal mitico gatto Romeo, doppiato in romanesco dal grande Renzo Montagnani che conferisce al micio un’aria alla Califano, sciupafemmine romantico e sbruffone, eroe buono e sottoporoletario che si prodiga come una canaglia gentile per arrivare al cuore di Duchessa. Oppure le due oche che parlano italiano inglesizzato, Adelina e Guendalina, in gita in Francia e che a momenti fanno affogare Romeo perché non sa nuotare nel fiume. Oche a cui si aggiunge lo zio, inglese pure lui e ubriacone, il papero Reginaldo, un tipico sbevazzone inglese che però pare non abbia suscitato nessuna ira dei cervelli all’ammasso della nuova Disney.

 

“Gli Aristogatti” fa parte di quei capolavori colti per bambini e meno bambini che la Disney in quegli anni produceva in serie. Nel cartone c’è tanto materiale per ingentilire l’animo, c’è la splendida musica classica, delizioso il gatto Bizet che suona col grammofono la “Carmen”, di Bizet, appunto, quando il vecchio avvocato George e Madame ballano. C’è tanto magnifico jazz. Ci sono le prese in giro degli stessi francesi; i due bracchi briganti che si chiamano Lafayette, il mitico architetto francese della Rivoluzione e Napoleone. Non c’è violenza gratuita, non c’è malafede, non c’è alcuna sottotraccia infastidita e moralista, tipica dei nuovi prodotti hollywoodiani e netflixiani, ormai inguardabili storielle eticamente corrette e per questo spazzatura ideologica.

 

 Qui l’articolo completo di Adriano Angelini Sut su Atlantico Quotidiano

 

Il commento

Vanno in giro e buona parte di chi incontrano sospettano sia un mostro. Siccome quando prendono in mano un libro di Mark Twain pensano alla schiavitù e al razzismo, non possono godersi nemmeno “Le avventure di Tom Sawyer”. Un drammone strappalacrime come “Via col vento” non li commuove. Quando guardano Peter Pan, Dumbo e gli Aritogatti al posto di divertirsi e commuoversi si indignano. Non riescono a leggere un libro o un fumetto, vedere un film o un cartone animato, godersi una partita di calcio, senza che gli parta la ciribiciaccola..  ma che razza di persone sono? Oltre ad essere dei mentecatti i nuovi censori progressisti, sono anche delle persone tristi, con una vita di m….

Pietro Agriesti

Coordinatore sezione Attualità

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