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La notizia: I primi dieci giorni di presidenza Biden

Biden ha iniziato il suo mandato facendo ampio uso degli ordini esecutivi, atti che il presidente emana autonomamente e che servono a indirizzare l’azione dei dipartimenti e delle agenzie federali. Non si tratta di leggi, ma sono comunque provvedimenti molto importanti: Abraham Lincoln nel 1863 ha posto fine alla schiavitù proprio con un ordine esecutivo, l’Emancipation Proclamation.

 

In questi dieci giorni il nuovo presidente ha emesso già 25 ordini esecutivi, un numero molto elevato se confrontato con i suoi predecessori. A questo punto della presidenz,a Barack Obama e Donald Trump non ne avevano emessi neanche 10 e George W. Bush neanche 5.

 

Gli atti di Biden riguardano sostanzialmente tutti i campi in cui può agire. Si va dai rientri degli USA negli accordi di Parigi sul clima e nell’Organizzazione mondiale della sanità alla fine del “muslim ban”, il divieto di entrare negli Stati Uniti se si era stati in alcuni paesi a maggioranza musulmana, passando per il blocco della costruzione dell’oleodotto Keystone XL.

 

Si tratta di interventi molto popolari: in un sondaggio su circa 1.500 americani, YouGov ha rilevato come il 52% approvi questi ordini esecutivi di Biden, mentre solo il 26% si dichiara contrario.

 

Qui l’articolo di Youtrend

 

Il commento

 

Biden si è appena insediato, ma già sta dimostrando il proprio valore:

Innanzitutto ci ha tenuto a iniziare il proprio mandato abusando dello strumento degli ordini esecutivi. Al 2 febbraio Wikipedia ne riporta 28, più diversi “Presidential Memoranda”  

 

Ma siccome non conta solo la quantità, ma anche la qualità, va sottolineato che Biden non ne ha solo emanati tanti, ma ne ha anche emanati di davvero pessimi.

  

In generale Biden sposa completamente la narrativa progressista per quanto riguarda la giustizia sociale, il razzismo, l’equità e la promozione di pari opportunità, adottando un approccio fondato sulla discriminazione positiva e la disuguaglianza di fronte alla legge. 

  

Mentre Trump aveva sposato l’idea di Martin Luther King secondo cui un uomo non dovrebbe essere giudicato per il colore della sua pelle, ma per il proprio carattere e le proprie azioni individuali, Biden sposa la visione progressista contemporanea secondo cui l’uguaglianza davanti alla legge e la parità dei diritti sono già una forma di razzismo, e un uomo dovrebbe essere giudicato dal colore della sua pelle e dal suo genere, e in base ad essi essere trattato diversamente dalla legge. La legge non più intesa come le regole del gioco dentro cui si gioca liberamente e si accetta il risultato, ma come strumento per dirigere il gioco e ottenere i risultati voluti.

 

Mentre Trump, o meglio Betsy DeVos, aveva cercato di ristabilire le regole e le garanzie del giusto processo per quanto riguarda ad esempio le accuse di violenza sessuale nei campus, con l’idea che per quanto la violenza sessuale sia qualcosa di odioso, ciò non di meno ogni accusato ha diritto di difendersi e di avere un giusto processo, Biden sposa anche qui la visione progressista contemporanea secondo cui garantire a un maschio un giusto processo nel caso di accuse di stupro e violenza sessuale significa parteggiare con gli stupratori e mettere a tacere le loro vittime. 

  

Mentre Trump aveva conseguito concreti successi nel ridurre il peso della regolamentazione governativa, dal momento che con il suo ordine esecutivo così detto 2×1 aveva imposto l’eliminazione di almeno 2 regolamentazioni per ogni nuova regolamentazione emanata – e si calcola che in realtà siano state eliminate 4,3 regolamentazioni antecedenti per ogni nuova emanata – Biden ha adottato un ordine esecutivo che inverte la rotta a 180°, e non solo pone fine alla riduzione, ma elimina di fatto l’analisi costi benefici dal processo di valutazione a cui ogni regolamentazione è sottoposta, di modo da togliere ogni possibile freno all’intervento regolatorio. 

  

Mentre Trump aveva mantenuto un certo scetticismo sui lockdown e salvaguardato una certa decentralizzazione della risposta alla pandemia, garantendo una notevole autonomia decisionale agli Stati, Biden ha da subito imboccato con decisione l’approccio opposto con una serie di provvedimenti volti a promuovere una risposta molto più centralizzata in mano al governo federale. 

  

Mentre Trump era giustamente uscito dagli accordi di Parigi sul clima che, al di là di come la si pensi sul cambiamento climatico, non rappresentano altro che un’agenda politica all’insegna del dirigismo, Biden vi è immediatamente rientrato. Il suo è un governo che evidentemente sposa quella agenda politica anti capitalista e anti mercato, insieme a una narrazione che un po’ è quella di Greta, un po’ è quella di Schwab, un po’ soprattutto è quella di quell’insieme di interessi che è “Big Green“, ma sempre liberticida è. 

  

Se è vero che Trump ha spesso e volentieri dato l’impressione di non avere grande rispetto per la libertà di stampa, di fatto, non ha preso particolari provvedimenti per ridurla. Al contrario i Democratici e i giornali della loro area (New York Times in testa) hanno promosso una campagna per la censura dei propri avversari politici, dei conservatori, dei libertari, e in generale del giornalismo indipendente di qualsiasi colore politico. Ma questo è niente, in confronto al fatto che Biden promuove una nuova versione domestica del Patrioct Act per perseguitare ogni forma di eccessivo disallineamento dal canone: dai conservatori ai libertari, dagli scettici sul lockdown agli scettici sul cambiamento climatico antropico. Un provvedimento che come il suo predecessore promuove una serie aberrante di violazione delle libertà civili verso i cittadini americani. Un provvedimento tale che persino molte voci Dem stanno protestando e mettendo in guardia contro di esso. Meno male che fino a un attimo prima diceva di appoggiare le proteste contro le violenze della polizia! 

Se Trump non è stato certo un difensore coerente del 2° emendamento Biden ha le idee molto più chiare: vuole sostanzialmente ripudiarlo! Il suo sarà probabilmente il governo più liberticida e anti americano da questo putno di vista..

  

Ad ogni modo bisogna riconoscere a Biden di non essere un puro bastian contrario, impegnato a ribaltare per partito preso qualsiasi scelta di Trump: 

  

Ad esempio Trump ha approvato un piano di aiuti a pioggia e praticamente senza condizioni per il Covid, che è un esempio da manuale di come i Repubblicani siano vergognosamente ipocriti nel dirsi il partito del contenimento della spesa e del debito (Trump ha sparato il debito in orbita), ad ogni modo questo piano “si limitava” a elargire 600$ a testa. Ma Biden in questo caso non ha ribaltato la politica del suo predecessore: l’ha sposata e raddoppiata. Ha promesso di portare l’aiuto a 2000$ a testa aggiungendone altri 1400$. Insomma ci ha tenuto a dimostrare che quanto a irresponsabilità fiscale nessuno gli può dare lezioni. 

  

Idem per quanto riguarda il protezionismo: anche in questo caso Biden non ha imboccato con decisione la strada opposta a quella del protezionista Trump. Ha invece emanato un ordine esecutivo intitolato “Buy american” che si situa in perfetta continuità con il trumpismo. 

 

La cosa ridicola è che Biden ha più volte ripetuto di voler essere un presidente che unisce e ricompone l’America divisa: come si concilia questo con un nuovo record di ordini esecutivi emanati in così breve tempo? Molti dei quali ribaltano completamente le politiche trumpiane. L’inasprimento e la centralizzazione in merito alla gestione del covid, l’attacco al 2° emendamento, l’idea di un Patrioct Act domestico che farebbe strame delle libertà civili, la promozione della censura dei propri avversari politici, i provvedimenti a favore del politicamento corretto progressista, ciascuno di questi equivale a tirare uno schiaffo in faccia a chi ha votato Trump, all’America libertaria, ai conservatori, ai difensori della Costituzione, a qualsiasi gruppo abbastanza fuori dal mainstream da poter essere bollato come radicale di destra o di sinistra…

 

Ma, siccome mi è stato fatto notare, non bisogna sempre e solo criticare, una cosa buona Biden l’ha fatta. Anzi no, ha detto che la farà. Romperà con i sauditi. Anzi no, maneterrà rapporti di amichevole collaborazione con i sauditi, ma non supporterà più la guerra in Yemen, che quando era vicepresidente lui e Obama avevano invece supportato. Speriamo lo faccia e onore al merito.

Pietro Agriesti

Coordinatore sezione Attualità

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