Ogni giorno una notizia e un commento

 

La notizia: la ricetta di Draghi

Progressività, equità, lotta all’evasione e meno tasse. Ma la flat tax sarebbe esclusa. Sono i pilastri sui quali il premier incaricato Mario Draghi intende costruire il suo disegno di riforma del fisco. Naturalmente la direzione che l’ex presidente della Bce ha intenzione di imprimere alla riforma non è ancora stata definita ma Draghi ha illustrato ai partiti la sua idea di fisco che si ispira a quel principio di progressività del sistema tributario richiamato dalla Costituzione stessa. Secondo quanto riferito dalle forze politiche al termine delle consultazioni ciò si tradurrebbe in una rimodulazione delle aliquote, senza aumentare la pressione fiscale, ed escludendo la flat tax. Ma se l’idea del fisco progressivo piace al Pd e a Leu, Lega e Fdi rilanciano sulla proposta di una flat tax che possa garantire progressività.

Qui l’articolo su Agi

 

Il commento

  

C’è una parola che ricorre spesso nella politica italiana, molto a sinistra, ma certamente anche a destra, ed è equità. Una parola che Draghi a quanto si legge ha messo al centro del suo programma di governo. Si tratta di una parola vaga che può significare tante cose: per darle un contenuto bisogna precisare equità tra chi è sotto quale aspetto?

 

Comunque c’è sicuramente una forma lampante di non equità, che chiunque può cogliere istantaneamente al volo, senza bisogno di grandi approfondimenti. E Draghi – ne nessun altro politico – non potrà risolverla.

 

Chi è fallito a causa dei lockdown e della crisi economica?

Chi ha perso il posto di lavoro?

Chi è stato licenziato per motivi economici?

Chi pagherà le tasse per finanziare i piani di aiuto, il nuovo debito, gli ammortizzatori sociali e quanto altro?

 

I privati. La prima e la più grande disuguaglianza è tra chi lavora nel privato e sul mercato (sul tanto di mercato che c’è almeno) e i dipendenti pubblici di ogni ordine e grado.

  

È vero che lo Stato è spesso un datore di lavoro pessimo per tante categorie di lavoro, ma ciò detto la crisi economica, il debito, la ristrutturazione dell’economia per adeguarsi al mutamento delle condizioni, etc.. è qualcosa che pesa sostanzialmente solo sul privato.

  

Se ci fosse equità, ad esempio i posti di lavoro persi sarebbero divisi equamente. Se ci fosse equità anche un ente pubblico potrebbe fallire e lasciare tutti a casa. Se ci fosse equità non ci sarebbero sempre e solo nuovo debito e nuove tasse, ma anche tagli di spesa. Non c’è niente di tutto questo, non c’è equità, e la sinistra, che è quella che più di tutti parla di equità, è in prima linea a difendere questa iniquità. Comunque nessuno, ne destra, né sinistra, ne Draghi, ne alcun altro tecnico potrà risolvere questa situazione. Sia perché è intrinseca nell’esistenza di uno Stato, sia perché in particolare i Italia è inaffrontabile. Ogni tentativo verrebbe affossato da giudici, piazze e sindacati.

Pietro Agriesti

Coordinatore sezione Attualità

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