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La solidarietà di Stato non ha nulla di morale (ita) – Carlo Lottieri

La solidarietà di Stato non ha nulla di morale (ita) – Carlo Lottieri

Autore: Carlo Lottieri

Nella nostra società è giustamente sottolineata l’importanza del volontariato e della libera generosità. Nel dibattito pubblico l’altruismo è sempre valorizzato, mentre grettezza e chiusura appaiono vizi da evitare. In fondo, dal momento che non siamo “isole”, è una buona cosa che si guardi con interesse al prossimo e che, ad esempio, si dedichino risorse e tempo a favore di attività di solidarietà.
Al tempo stesso, in innumerevoli circostanze si tende a confondere la vera solidarietà, di carattere spontaneo, con la cosiddetta “solidarietà pubblica”: come se aiutare di tasca propria chi ha bisogno fosse equivalente a essere costretti a finanziare programmi politico-burocratici variamente giustificati. Una sorta di machiavellismo giustifica qualsivoglia mezzo, al punto che aiutare il vicino di casa affetto da una malattia viene equiparato a essere obbligato a finanziare, con le imposte, Usaid o iniziative analoghe.
Gli esiti di una carità non forzata e non imposta per legge, invece, sono molto migliori di quelli prodotti dalle politiche sociali. La qualità dell’aiuto offerto da chi liberamente dà il suo tempo e il suo denaro è solitamente superiore a quella dei servizi erogati da anonime burocrazie di Stato. Il punto cruciale, a ogni modo, è un altro.
In effetti, è incredibile che non si riesca nemmeno più a collocare in due ambiti ben distinti la generosità, che è ammirevole, e la brutale violenza dei programmi politici volti a prendere ad alcuni per dare ad altri. Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti che l’aggressione (operata da istituzioni pubbliche oppure private) è qualcosa di ben peggiore dell’indifferenza. La prima ha implicazioni etiche e giuridiche, mentre la seconda soltanto morali, dato che si può e si deve imporre il rispetto del prossimo, ma non l’amore.
Per giunta, se la benevolenza può essere pretesa dalla morale ma non dal diritto, va aggiunto che anche colui che vuole aiutare il prossimo deve – innanzi tutto – preoccuparsi di non usare la coazione nei riguardi degli altri. Se qualcuno mi aiuta gli sarò grato, ma soltanto se ben prima di venire in mio soccorso egli ha rinunciato ad usare la violenza nei riguardi miei o di altri.
Questo mi pare un punto cruciale. Poiché gli europei hanno alle loro spalle almeno cinque secoli di Stato moderno e poiché la statualità vive di obblighi e costrizioni, ormai in troppe circostanze ci riesce difficile distinguere il bene realizzato con il cuore e la sua parodia violenta, pianificata dal ceto politico-burocratico.
Sullo sfondo di questa accettazione di ogni costrizione statale usata “a fin di bene” (e cioè, almeno nelle intenzioni, per soccorrere chi ha difficoltà) c’è allora una gravissima fallacia: ossia, l’idea che nessun cittadino possa aggredire il prossimo, ma che quel comportamento sia legittimo se ad agire sono gli apparati statali. Derubare il prossimo per soccorrere gli ultimi della terra non è giustificato, ma al tempo stesso si accetta che vi sia chi tassa i propri simili per finanziare programmi “di solidarietà” in varie parti del mondo.
Come accade tutto questo?
La risposta è semplice. Anche se magari non si è disposti ad ammetterlo, nella cultura del nostro tempo si riconosce ai presidenti, ai ministri, agli assessori e perfino ai burocrati pubblici uno statuto ontologico superiore. Se Giovanni prende i soldi di Luigi per aiutare Mario, questo è un furto. Ma se il Giovanni di cui sopra agisce quale interprete di una realtà istituzionale di Stato, tutto cambia.
Ogni epoca ha le proprie mitologie e quella moderna ha sacralizzato i poteri statali. In questo modo la realtà effettuale (l’arbitrio di un soggetto che dispone con la violenza delle risorse altrui) può essere occultata e mascherata, tanto da apparire legittima e perfino doverosa.
Resta però un dato cruciale: e cioè che il vero altruismo muove dalla propria libera decisione di mettersi al servizio degli altri, pagando anche un prezzo, che si sceglie di sopportare. La solidarietà pubblica, invece, è messa a carico degli altri.
Se nel confronto intellettuale non si inizia a chiarire almeno questo punto elementare, che distingue la vera generosità da quella falsa, è difficile che si possa costruire una convivenza migliore, e veramenteƒ basata sul rispetto dell’altro.

About The Author

Aurelio Mustacciuoli

Aurelio Mustacciuoli: ingegnere, imprenditore, pilota. Ha scritto il libro "La Teoria della Forza Guardiana", studioso di liberalismo e della Scuola Austriaca di Economia. Ha fondato l’associazione "Italian Civil Liberties Union" e il blog "The Liberty Plus" su cui cura la rubrica "Enemy of the State"

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