Un ristoratore sa perfettamente che non può stare in piedi solo coi coperti di un paio di serate del fine settimana. Pensiamo poi a tutte le mense, tavole calde o ai ristoranti nati nei centri uffici o nelle zone industriali per servire pranzi di lavoro ad artigiani, rappresentanti di passaggio, trasportatori, etc. Li vedo passando nelle zone artigianali dei paesi, e qui nel Nord tutti ne hanno una. Moltissimi non hanno riaperto e non si sa se lo faranno più. Stanno tenendo nascosta la dimensione del tracollo di questo paese perchè l’informazione è una questione politica, e politica vuol dire Stato. Se uno stacca il culo dalla sedia e va un po’ in giro ha chiarissima la dimensione del disastro. Non ci sarà alcuna ripartenza perchè non ci sarà nessuna azione dirompente sul sistema che blocca l’iniziativa privata. Oltre una certa misura il Leviatano pubblico diventa incompatibile con l’economia. Intendo l’unica economia che può esistere, quella privata di libero mercato e libero scambio.
Tanti campanelli di allarme sono suonati negli ultimi venticinque anni, ci siamo giocati anche la straordinaria occasione dell’euro per poter abbassare il peso della spesa pubblica di cui, quella per interessi, è un macigno che ci schiaccia, Al contrario abbiamo usato il jolly euro per fare buffi su buffi come se non ci fosse keynesianamente un domani. Infatti non c’è, se muori nel momento giusto. Perchè il domani arriva, eccome se arriva.
Ogni euro che la BCE crea per comprare debito pubblico italiano, impoverisce i partner più produttivi di noi, ai quali tocca sacrificare una bella fetta di produttività (cioè lavorare gratis) per tenere in piedi la repubblica dei cialtroni. Quando decideranno (lo sanno perfettamente, devono solo agire) che la ricetta per la “loro” ripartenza passa dallo scaricare gli italiani, noi diventeremo quello che è giusto che si debba essere, l’Argentina d’Europa.

La stanza del Garga

by Mauro Gargaglione

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