Capire l’economia vuol dire capire la realtà che ci circonda. Oggi vorrei parlare di banche, del loro ruolo, di come possono fallire e del perché il sistema bancario coordinato e dalle banche centrali andrebbe riformato.

Per capirlo è necessario andare per gradi, faremo quindi un piccolo percorso ragionando in modo semplice su cose che vengono date per scontate senza essere comprese fino in fondo. Se avete la pazienza di andare avanti sono sicuro che inizierete a capire.

Capire le cose è l’unico modo per avviare un reale cambiamento basato su scelte consapevoli.

Prima di iniziare facciamo una premessa per introdurre alcuni semplici concetti economici di base. Li chiameremo le basi dell’economia che tutti devono conoscere. Ci vuole un livello di attenzione medio per un massimo di 10 minuti.

Prima base: la moneta (i soldi)

La moneta è come l’aranciata. L’aranciata è gustosa quando è pura, solo succo d’arancia. Diciamo che servono 10 arance per fare un litro di aranciata pura. Se, per averne di più, si annacqua un litro di aranciata pura con dieci litri di acqua, il risultato è un beverone senza sapore e gusto, perchè adesso ci sono solo 10 arance in 11 litri di aranciata annacquata (e non 110 come dovrebbero essercene se fosse pura).

Allo stesso modo, se per stampare una banconota da 100 Euro la BCE (o la FED nel caso di dollari) deve avere in cassaforte x milligrammi di oro, è evidente che la sua capacità di stampare moneta sarebbe limitata. Questa moneta coperta da oro è come l’aranciata pura e si chiama moneta in regime di gold standard.

Se invece la BCE può stampare moneta senza alcun limite, quando lo fa (si chiama inflazione monetaria) diluisce la moneta esistente e ne riduce il valore. Questo signifca che il potere d’acquisto della moneta si riduce e i prezzi dei beni che si possono comprare con essa salgono.

Questa moneta inflazionabile è come l’aranciata annacquata e si chiama moneta fiat (in realtà non è neanche come l’aranciata annacquata, ma è solo acqua colorata, perchè l’arancia non c’è proprio).

E’ evidente che non si può in nessun modo affermare di preservare il valore della moneta continuando a stamparla senza limiti; è come dire che si preserva la qualità dell’aranciata continuando a metterci acqua dentro.

Senza approfondire in questa sede, voglio solo ricordare che inflazionare la moneta genera importanti effetti nocivi nell’economia (per approfondimenti si  veda il mio articolo “Aiuto qualcuno mi spiega cos’è l’inflazione monetaria?”).

In quest’articolo quando si parla di moneta in regime di gold standard si intende un tipo di moneta anelastica che non può essere arbitrariamente inflazionata a costo zero; una moneta quindi che deve avere la caratteristica della rarità, altrimenti potrebbe essere prodotta all’infinito e il suo valore andrebbe a zero. Il bitcoin, ad esempio, ha questa caratteristica, la moneta fiat no. Il fatto che dietro una siffatta moneta ci sia oro è ottimo (la storia nel corso di secoli lo ha selezionato come la migliore moneta possibile), ma non indispensabile.

Oggi le monete legali di tutto il mondo non sono monete in regime di gold standard ma sono moneta fiat (o valuta) stampabile a costo zero a discrezione delle banche centrali.

La moneta però non sono solo le banconote stampate dalle banche centrali, c’è un’altra importante componente: i saldi dei nostri depositi bancari.

Seconda base: il deposito bancario

Il saldo del nostro conto corrente, o deposito bancario a vista, è a tutti gli effetti moneta e lo considerano tale anche le banche centrali che lo includono nell’aggregato monetario M1.

E’ moneta che invece di essere tenuta in casa sottoforma di banconote è custodita in banca, ma al tempo stesso rimane accessibile in ogni momento attraverso i mezzi di pagamento bancari.

E’ come un portafoglio a distanza.

Il modo con cui usiamo i soldi sul conto è lo stesso delle banconote: si può infatti pagare una fattura con un bonifico oppure acquistare beni e servizi pagando con il bancomat, che pesca i soldi nel conto corrente del titolare.

La gente ritiene ovvio (e le banche lo lasciano credere, si parla infatti di “soldi depositati”) che il contratto alla base di un conto corrente sia quello del deposito. Per capirci quello regolato dall’articolo 1766 del codice civile che prevede che il bene depositato rimanga di proprietà del depositante e che sia solo custodito dal depositario, che non possa essere utilizzato da quest’ultimo e che debba essere restituito su richiesta.

Il fatto che ci aspettiamo questo è ovvio, perchè se così non fosse la banca non potrebbe garantirci la completa disponibilità “a vista” dei nostri soldi, cioè la possibilità di prelevarli in toto in qualunque momento.

Per fare un esempio dimentichiamoci per un momento le banche e immaginiamo di affidare il nostro portafoglio ad un amico perché stiamo andando al mare e non sappiamo dove tenerlo; non ci aspettiamo certo che mentre noi ci rinfreschiamo lui vada in una sala bingo a giocare con i nostri soldi sicuro di intascare una vincita e rimettere quanto prelevato di nascosto nel portafoglio prima del nostro ritorno. Uno che si comporta così sarebbe certo un pessimo amico.

In passato le banche fallivano proprio perchè usavano di nascosto i soldi dei clienti depositati nei conti a vista confidenti che sarebbe stato molto difficile che tutti prelevassero la totalità dei saldi contemporaneamente. Quando però questo si verificava, ad esempio perchè si era diffusa una voce di una possibile difficoltà finanziaria della banca (ricordate la corsa agli sportelli descritta nel film “La vita è una cosa meravigliosa” di F. Capra?), la banca non aveva la liquidità per rimorborsarli e andava in bancarotta.

Purtroppo, invece di utilizzare il contratto di deposito come norma che regola i conti correnti, che obbligherebbe le banche alla pura custodia dei nostri soldi, si è fatta una legge ad hoc ed è stata creata l’istituzione della banca centrale per puntellare l’intrinseca instabilità di un siffatto sistema.

Con la scusa che la moneta è un bene fungibile, e quindi che il prelievo da parte dei clienti di quanto depositato nei conti non dovesse necessariamente riferirsi alle stesse banconote depositate ma solo a banconote di ugual valore (il tantundem), si è creato per i conti correnti una nuova forma di contratto, il “deposito irregolare”. Tale contratto è regolato dall’articolo 1782 del codice civile e prevede che la proprietà dei soldi venga trasferita temporaneamente alla banca che non ha più obblighi di custodia ma può utilizzare a sua discrezione tali soldi con l’unico obbligo di restituzione su richiesta. Di fatto un prestito mascherato da deposito.

Il fatto che il deposito bancario sia a tutti gli effetti moneta e contemporaneamente che sia inquadrato come “deposito irregolare” che non prevede l’obbligo della custodia del tantundem da parte delle banche ha, come vedremo, importanti implicazioni sul modo e sull’ampiezza con cui la moneta viene inflazionata.

A conclusione di questo importante punto vorrei fare due considerazioni accessorie:

a)  il “deposito irregolare”, che trasferisce la proprietà dei soldi sui nostri conti correnti alla banca, è una evidente forzatura (se si considera che viene fatto passare per deposito quello che in realtà è un prestito). Si tratta, come vedremo, di una interessata concessione di un privilegio da parte dello stato al sistema bancario in cambio di una maggiore facilità di finanziamento dei deficit pubblici (si veda il mio articolo “Deficit, debiti statali e Gold Standard”);

b)  se i nostri soldi, quando sono nei conti correnti, sono di proprietà della banca, si dovrebbe riflettere se l’eventuale imposizione a tenere forzatamente i nostri soldi sui conti bancari eliminando il contante sia compatibile con un livello accettabile di libertà individuali. Vedete come la battaglia al contante sia un leitmotiv delle istituzioni e si parli sempre più spesso di abolizione del contante. Ma, accidenti, la proprietà della moneta è alla base del concetto di proprietà privata. Il nostro patrimonio può essere convertito interamente in moneta. Se la proprietà della moneta nei Conti Correnti viene coercitivamente trasferita per legge alle banche, che godono di privilegi concessi dallo stato da cui sono strettamente dipendenti, banche che peraltro possono fallire senza che i soldi sui nostri conti siano interamente garantiti, non sta venendo progressivamente meno il diritto alla proprietà privata? Bisognerebbe rifletterci, perchè la la proprietà privata è uno dei principio di base su cui si fonda un’etica della libertà (si legga “L’etica della libertà” di Murray Rothbard).

Terza base: il contratto di prestito

Il contratto di prestito, invece, sappiamo tutti che è un’altra cosa rispetto al contratto di deposito. Le differenze principali sono due.

Innanzitutto quando prestiamo i nostri soldi ad un amico che ce li chiede, ad esempio per comprarsi una macchina (ma potrebbe anche essere una cura medica indispensabile, o addirittura un investimento che il nostro amico intende fare per avere in futuro un reddito: che sò, aprire un negozio di scarpe), sappiamo che non potremmo contare su quei soldi fino alla data convenuta di rimborso del prestito. I nostri soldi non sono più nella nostra disponibilità.

La seconda differenza è che corriamo il rischio di perdere tutti o una parte di quei soldi come conseguenza delle attività svolte dal nostro amico con i soldi presi in prestito. Il nostro amico infatti potrebbe non essere più in grado di rimborsarci.

Analogamente possiamo prestare soldi ad una azienda o ad una banca. In quest’ultimo caso la banca potrebbe utilizzarli per prestarli a sua volta, con la stessa scadenza temporale e un tasso di interesse maggiorato per avere un profitto, ad una azienda che ne ha bisogno, si chiama intermediazione del credito, ed è un’attività estremamente utile per l’economia.

Quarta base: il risparmio

Il risparmio è la quantità di reddito che non consumiamo.

I nostri risparmi cumulati (insieme a quelli ereditati) rappresentano il nostro capitale; questo può essere investito per generare un reddito o può essere mantenuto liquido per far fronte alle esigenze del vivere e agli imprevisti (in parte o in toto può anche essere consumato in ulteriore spesa).  Se il capitale viene investito, l’investimento può essere fatto in attività imprenditoriali proprie o in strumenti finanziari (che in fondo sono attivitò imprenditoriali di terzi). Se investiamo il capitale in attività imprenditoriali ci aspettiamo una remunerazione del capitale investito, inoltre corriamo dei rischi che possono generare la perdita di parte del capitale.

La moderna teoria del capitale di scuola austriaca oggi ci spiega come il tasso di interesse non è nientaltro che il prezzo di mercato dei beni presenti in funzione dei beni futuri. E che esso origina da una regola universalmente valida che guida l’azione umana e cioè che, a parità di condizioni, i beni presenti si preferiscono ai beni futuri. Un individuo sarà disposto a rinunciare a beni presenti soltanto per ottenere una maggiore quantità di beni futuri.

L’istituto del credito è solo una parte, e non la più importante, del mercato generale in cui si scambiano beni presenti con beni futuri. Una società potrebbe pertanto non avere l’istituzione del credito e tuttavia tutti gli agenti economici investirebbero direttamente i loro risparmi nella produzione e si formerebbe ugualmente un tasso di interesse di mercato che in questo caso verrebbe determinato dal tasso di profitto (a cui tenderebbero tutti i processi produttivi per l’azione della concorrenza che tende a fare sparire i profitti e le perdite imprenditoriali puri specifici). Per approfondimenti rimando al mio articolo “Risparmio, moneta e tassi di interesse: se li capisci, non li temi”.

Quinta base: la contabilità

La contabilità è una convenzione che ci permette di tenere traccia dei ricavi e dei costi che sosteniamo e dei nostri attivi, cioè gli investimenti o i saldi monetari, e dei nostri passivi, cioè le modalità con cui finanziamo i nostri attivi, che possono essere patrimonio o debito. Gli attivi e i passivi sono rappresentati nello Stato Patrimoniale. La convenzione contabile è stata sviluppata in modo da poter individuare facilmente i possibili errori; le scritture contabili, quindi, sono sempre doppie in modo da pareggiarsi sempre. Lo si vede bene nello Stato patrimoniale dove il totale delle passività pareggia il totale delle attività. La contabilità può essere applicata ad un individuo, una famiglia, una azienda o una banca. Qui vi faremo vedere alcuni schemi di contabilità elementare. Non spaventatevi e affrontateli senza apprensione, sono veramente semplici.

Fatto. Adesso abbiamo tutto quello che ci serve. Non è necessario avere una laurea (ma neanche un diploma), basta assimilare cinque concetti in croce comprensibili a tutti e la voglia di comprendere.

Ciò detto, vediamo di capire cosa fa una banca dei nostri soldi. Seguiremo quindi il flusso del denaro nei vari passaggi per vedere cosa succede in pratica, e scopriremo perchè le banche possono fallire e di chi è la colpa.

CASO 1

Vediamo cosa succede quando una banca che opera a riserva intera (100%) svolge la sua attività di raccolta del risparmio consentendo alle persone di depositare i loro soldi sul loro conto corrente.

Utilizzeremo questo caso per illustrare il funzionamento di schemi contabili semplificati che utilizzeremo anche nei casi successivi.

Esamineremo sempre un prima e un dopo per vedere cosa accade quando viene svolta una certa attività. In particolare metteremo in risalto se l’attività in questione comporta l’aumento o meno di massa monetaria.

Rappresenteremo gli Stati Patrimoniali semplificati degli attori in gioco: la banca e i suoi clienti. Le voci del passivo avranno i contorni bordati di rosso quelle dell’attivo di verde.

Il capitale della banca è colorato di rosso solo per indicare che è un elemento importante e deve essere adeguato a gestire il rischio d’impresa. Nel caso della banca, l’organismo di vigilanza impone requisiti patrimoniali minimi a fronte del rischio di credito e del rischio di mercato. Il capitale minimo che una banca deve avere dipende in definitiva dalle dimensioni dei bilanci, dalla qualità del credito e dall’esposizione nei confronti di movimenti di mercato.

Ogni operazione elementare comporterà, come avviene in contabilità, una doppia scrittura con importi uguali, una all’attivo e una al passivo, sia nello Stato Patrimoniale dei clienti che in quello della banca.

Un’ultima precisazione, abbiamo detto che il saldo dei conti correnti è a tutti gli effetti moneta; questa è evidenziata in verde nell’attivo dei clienti (“C/C in Banca X”); viene altresì evidenziata la catena logica (linea verde tratteggiata) che collega tale voci al luogo dove la moneta dei conti correnti effettivamente risiede (le riserve bancarie), in modo da verificarne la consistenza.

Il contante presente nel sistema è individuato dalle piccole banconote disegnate.

Ok, partiamo.

Nella situazione iniziale abbiamo una banca con una dotazione di capitale di 100 euro in contante tutto detenuto in cassa. La cassa è disponibile nel senso che può essere liberamente utilizzata per le attività della banca ed eventualmente immessa in circolazione (se la banca compra attrezzature, trasferisce parte di quella cassa ai fornitori immettendola appunto in circolazione).

La cassa disponibile va intesa come eccesso di riserva detenuto dalla banca (vedremo meglio cosa significa in seguito).

Oltre alla banca ci sono due soggetti economici A e B che hanno accumulato un patrimonio personale di 25 euro ciascuno, detenuto in contante. La quantità di moneta in circolazione è data dalla somma della moneta detenuta da A e B: 50 euro. La moneta nel sistema comprende anche la cassa disponibile della banca per un totale di 150 euro.

Ora i due soggetti aprono un Conto Corrente ciascuno presso la Banca x e vi depositano tutto il loro contante.

Vediamo cosa accade al neo correntista A.

Nello Stato Patrimoniale di A si registrano due operazioni: si riduce la cassa disponibile di 25 euro e si incrementa dello stesso importo la voce C/C in Banca X (un modo per A di ricordare che ora ha un conto corrente con 25 euro). Il totale dell’attivo e del passivo di A non cambia (è sempre 25 euro), ma ora A non ha più contante ma un conto corrente, il contante è stato trasferito alla Banca X.

Alla Banca X analogamente registriamo, per l’operazione eseguita da A) due operazioni: a) viene registrato un movimento di 25 euro nel passivo della banca alla voce “C/C di A”, il saldo di conto corrente di A, infatti, è per la banca un debito nei confronti di A; b) viene registrato un movimento all’attivo di 25 euro alla voce “riserva 100%”; è lì, nell’attivo della banca, che ora sono custodite le banconote che erano di A.

Analoghi movimenti per B.

E’ necessaria una precisazione circa la voce “Riserva 100%” che figura all’attivo della banca.

La moneta disponibile sui conti correnti, cioè quella utilizzabile dai clienti attraverso gli strumenti di pagamento della banca (bonifico, bancomat), è stata rappresentata tra le attività dei clienti (in fondo li usano come prima usavano le banconote).

Le banconote custodite dalla banca a fronte di questi saldi risiedono quindi nella voce “Riserva 100%” ad indicare che sono moneta inutilizzabile dalla banca custodita per conto del cliente. In questo caso sono di 50 Euro perché abbiamo detto che la banca opera con un coefficiente di riserva del 100%. Ma sappiamo che non è obbligata a farlo perché essendo il contratto di conto corrente un contratto di deposito irregolare potrebbe avere riserve inferiori. Quanto inferiori lo dice la banca centrale che impone il coefficiente di riserva obbligatoria. In questo caso abbiamo ipotizzato che il coefficiente di riserva obbligatoria imposto dalla banca sia il 100% (ecco il perchè della voce “Riserva 100%”), che rappresenta appunto la liquidità minima a fronte dei conti correnti bancari – e quindi inutilizzabile – imposta dalla banca centrale come % del totale dei conti correnti registrati al passivo dello stato patrimoniale.

Per vostra informazione, in europa la BCE ha imposto un coefficiente di riserva obbligatoria dell’1%. Questo vuol dire che a fronte di 50 euro di saldi totali di conto corrente rappresentati nel passivo della banca, la riserva detenuta dalla banca potrebbe essere di solo 50 eurocent (approfondiremo questa eventualità nel CASO 4).

Tecnicamente le riserve della banca sono tutte le disponibilità che la banca detiene per far fronte a eventuali prelievi dai conti correnti dei clienti. In questo caso si vede che le disponibilità liquide complessive della banca sono di 150 Euro; la banca opera quindi con un eccesso di riserva. In questo senso la “cassa disponibile” è intesa come eccesso di riserva , ovvero quantità di moneta detenuta volontariamente dalla banca. L’eccesso di riserva è moneta che potenzialmente può entrare in circolazione nel sistema.

Va detto che normalmente le riserve non sono tenute dalle banche in contanti ma sono saldi di speciali conti che le banche aprono presso la banca centrale; ai fini esplicativi tuttavia la nostra semplificazione coglie senza errori l’essenza del fenomeno.

Vediamo di sottolineare un paio di cose importanti per il caso esaminato:

a)  se la banca opera con 100% di riserva, la raccolta di risparmio sui conti correnti non altera nè la moneta in circolazione (50 euro- i rettangoli verdi), nè la moneta totale del sistema (150 euro-i rettangoli verdi più la cassa disponibile; la riserva non si conta perchè è bloccata e a fronte dei rettangoli verdi);

b)  se la banca opera con 100% di riserva, il sistema bancario è stabile perchè se tutti i clienti dovessero prelevare contemporaneamente tutti i saldi di conto corrente, non ci sarebbero problemi perchè la banca ha nelle riserve la liquidità necessaria a soddisfare le richieste dei clienti.

CASO 2

Vediamo cosa succede quando una banca prende in prestito soldi dai suoi clienti emettendo un prestito obbligazionario. Esaminiamo questo caso per mostrare le differenze del prestito rispetto al deposito bancario. Non mostreremo inoltre tutti i passaggi perchè adesso abbiamo capito i meccanismi di funzionamento.

 

Vale la pena tuttavia osservare quanto segue:

a)  i clienti che prestano i soldi alla banca comprando un suo titolo obbligazionario non hanno più la disponibilità della moneta. A differenza del conto corrente, con il titolo obbligazionario non possono fare pagamenti fino al momento del rimborso, in cui torneranno in possesso del contante;

b)  la banca da parte sua non è obbligata a tenere alcuna riserva a fronte delle voci di passivo che corrispondono al titoli obbligazionari ceduti ad A e B (Debito verso A e Debito verso B). La liquidità che ha ottenuto dai clienti vendendo le obbligazioni va direttamente nella sua cassa disponibile.

c)  l’emissione di obbligazioni riduce la moneta in circolazione (i clienti non hanno più moneta disponibile) ma non altera la moneta totale del sistema, cioè quella potenzialmente in circolazione (150 euro, ora tutti nelle disponibilità della banca);

c)   il sistema bancario è stabile perchè i clienti non hanno il diritto di farsi rimborsare dalla banca il titolo obbligazionario in qualunque momento, ma devono aspettarne la scadenza (o venderlo sul mercato).

CASO 3

Iniziamo adesso a vedere come fa la banca ad emettere credito; e in questo caso analizziamo cosa succede quando la banca presta i suoi soldi (quelli a fronte del suo capitale). Immaginiamo che la banca eroghi il credito sui conti correnti dei clienti presso la banca stessa e che operi ancora con 100% di riserva.

Vediamo velocemente le registrazioni contabili per il cliente A.

Inizialmente A ha un conto corrente con saldo zero. Quando ottiene il credito nel suo Stato Patrimoniale avvengono le seguenti due registrazioni: un movimento di 25 euro alla voce del passivo “debito verso banca” e un movimento all’attivo di pari importo sul proprio conto corrente.

Alla Banca X analogamente registriamo, per A:

a) un movimento di 25 euro nel passivo della banca alla voce “C/C di A”;

b) un movimento all’attivo di pari importo alla voce “Credito a A” .

Inoltre 25 euro della Cassa disponibile vengono “congelate” nella “Riserva 100%”.

Stessa cosa per B.

Vale la pena tuttavia osservare quanto segue:

d)  l’emissione del credito avviene con disponibilità che provengono da precedente risparmio (in questo caso sono a fronte del capitale della banca che è stato costituito con risorse risparmiate dagli azionisti);

e)  se la banca opera con 100% di riserva, l’erogazione del credito aumenta la moneta in circolazione (50 euro- i rettangoli verdi), ma non altera la moneta totale del sistema, cioè quella potenzialmente in circolazione (100 euro, prima tutti nella disponibilità della banca poi in parte nella disponibilità dei clienti – rettangoli verdi e in parte nella cassa disponibile della banca; la riserva non si conta perchè è bloccata e a fronte dei saldi di C/C);

f)    se la banca opera con 100% di riserva, il sistema bancario è stabile perchè se tutti i clienti dovessero prelevare contemporaneamente tutti i saldi di conto corrente, non ci sarebbero problemi perchè la banca ha nelle riserve la liquidità necessaria a soddisfare le richieste dei clienti.

CASO 4

Nel caso 3 la banca prestava i suoi soldi, ma la banca può anche intermediare prestiti dei suoi clienti. In fondo si chiama intermediario per questo motivo. Molti addirittura pensano che la banca emetta credito solo intermediando prestiti dei suoi clienti.

Vediamo cosa succede quando svolge questa attività.

Immaginiamo che la banca eroghi il credito sui conti correnti dei clienti presso la banca stessa e che operi ancora con 100% di riserva.

Immaginiamo la situazione del caso 2 dove la banca prende 50 euro in prestito dai clienti A e B tramite l’emissione di titoli obbligazionari. Avevamo visto che i fondi ricevuti dai clienti per la vendita delle obbligazioni erano tutti nella cassa disponibile della banca.

Quello che avviene adesso è che tali fondi sono usati per erogare un credito di pari importo e durata (a un tasso lievemente superiore a quello del prestito obbligazionario, in modo che rimanga un margine di profitto alla banca) al cliente C.

Inizialmente C ha un conto corrente con saldo zero. Quando ottiene il credito nel suo Stato Patrimoniale avvengono le seguenti due registrazioni: un movimento di 50 euro alla voce del passivo “debito verso banca” e un movimento all’attivo di pari importo sul proprio conto corrente.

La Banca X analogamente registra, per C:

a) un movimento di 50 euro nel passivo della banca alla voce “C/C di A”;

b) un movimento all’attivo di pari importo alla voce “Credito a C” .

Inoltre 50 euro della Cassa disponibile vengono “congelate” nella “Riserva 100%”.

Osserviamo che:

a)  anche in questo caso l’emissione del credito avviene con disponibilità che provengono da precedente risparmio (in questo caso di A e B);

b)  se la banca opera con 100% di riserva, l’erogazione del credito non aumenta né la moneta in circolazione né la moneta totale del sistema  (50 euro si congelano per la banca ma si rendono disponibili al cliente C sul suo C/C – il rettangolo verde);

c)  anche in questo caso, poichè la banca opera con 100% di riserva, il sistema bancario è stabile perchè la liquidità sui conti è sempre coperta dalla riserva;

d)  la banca svolge un utilissimo ruolo di raccordo tra prestatori (che hanno una preferenza temporale più bassa) e prenditori (con una più alta preferenza temporale);

e)  nel caso 3 e 4 l’erogazione del credito non ha effetti distorsivi nell’economia. La banca deve remunerare i prestatori per farsi dare i soldi che a sua volta presta ai suoi clienti, in questo modo si forma nell’economia un tasso di interesse soggetto solo alle forze di mercato. Quando il credito proviene dal risparmio, quindi, il livello dei tassi di interesse non è artificialmente alterato e non si producono effetti distorsivi nell’economie (cicli di boom e bust).

CASO 5

Dove iniziano i problemi: lo schema Ponzi.

Fino ad ora abbiamo visto cosa succede quando il credito è generato da precedente risparmio, peccato però che le banche non operino come nei casi visti sopra. La legge infatti consente loro di generare credito dal nulla. Vediamo come.

 Supponiamo che la banca abbia una cassa disponibile di 100 euro.

E supponiamo che ci siano quattro correntisti della banca A,B,C e D che chiedono l’erogazione di un credito.

Immaginiamo che la banca eroghi il credito sui C/C dei clienti presso la banca stessa e che però adesso operi con il 4% di riserva (ricordiamo che il coefficiente di riserva obbligatoria in europa è dell’1%).

Vediamo cosa avviene in contabilità.

Ormai sappiamo come funziona per cui ci concentreremo solo sulle movimentazioni della banca. Notiamo che per ogni cliente cui la banca eroga un credito la banca registra:

a) i movimenti di 25, 15, 35 e 50 euro nel passivo della banca alle voci “C/C di A”, “C/C di B”, “C/C di C”, “C/C di D” per un totale di 125 euro di credito erogato;

b) i movimenti all’attivo di pari importo alla voce “Credito a A”, “Credito a B” “Credito a C” “Credito a D”  .

Stavolta però solo 5 euro della Cassa disponibile vengono “congelate” nella “Riserva 4%”.

Vediamo quali sono le implicazioni di tutto questo:

a)  l’emissione del credito non avviene con disponibilità che provengono da precedente risparmio; a fronte del credito erogato dalla banca non ci sono risparmiatori che hanno prestato alla banca i soldi da erogare. In questo caso la banca genera credito dal nulla congelando solo il 4% di liquidità disponibile in riserve;

b)  aumenta la moneta in circolazione che passa da zero a 125 euro (i rettangoli verdi); ma non solo, anche la moneta nel sistema potenzialmente in circolazione aumenta enormemente perchè ora che la banca non opera più con riserva al 100%, i 95 euro che rimangono nella cassa disponibile della banca possono generare moneta con un effetto leva. A fronte di ogni euro disponibile che viene congelato a riserva, la banca può ora generare 25 euro di credito. Questo fattore moltiplicativo si chiama “moltiplicatore monetario” ed è pari al reciproco del coefficiente di riserva. Si noti inoltre che ogni volta che un cliente deposita i propri soldi sul suo C/C la banca può ora tenerne congelati solo un venticinquesimo, gli altri confluiscono nella cassa disponibile della banca che può essere utilizzata per generare credito con l’effetto moltiplicativo testè esaminato;

c)  il sistema bancario non è stabile perchè se tutti i clienti dovessero prelevare contemporaneamente tutti i saldi di conto corrente, la banca non avrebbe nelle riserve la liquidità necessaria a soddisfare le richieste dei clienti.

Quindi quando una banca opera con coefficiente di riserva inferiore al 100%, in virtù di quanto gli è concesso dalla legge, essa ha la possibilità di inflazionare la moneta generandola dal nulla, ed è incentivata a farlo perchè così può ottenere facili ricavi prodotti dall’attività del credito.  Se vi chiedete come fa un sistema intrinsecamente instabile a non collassare in caso di corsa agli sportelli, bè la risposta è che a questo ci pensa la banca centrale; questa, in caso di necessità, presterebbe denaro alla banca in difficoltà in qualità di “prestatore di ultima istanza”. Dove trova il denaro? Semplice, lo stampa (ricordate non c’è più il “gold standard” che metteva un limite a questa possibilità), aumentando ulteriormente l’inflazione monetaria.

Ma anche se il sistema è puntellato, non vuol dire che questo modo di operare non generi effetti distorsivi. Oltre agli effetti dovuti all’inflazione monetaria, infatti, la possibilità di erogare facile credito distorce abbassandolo il tasso di interesse naturale. Questo perchè la banca, non dovendo reperire dal risparmio le risorse da prestare (cosa che implicherebbe un tasso di interesse per il credito erogato superiore al tasso di interesse che la banca dovrebbe pagare per la raccolta, altrimenti non avrebbe margini di profitto), questa può permettersi di prestare soldi a tassi sempre più bassi.

L’abbassamento artificiale del tasso di interesse di mercato fa sì che molti soggetti economici chiedano soldi in prestito dalla banca; in particolare gli imprenditori che hanno bisogno di fondi per finanziare progetti che a tassi di mercato più elevati non sarebbero profittevoli. In pratica, si finanziano progetti farlocchi che in condizioni normali non verrebbero finanziati.

Questa situazione di crescita artificialmente pompata (fase di boom del ciclo economico) a un certo punto reclama un prezzo da pagare. E questo avviene quando gli imprenditori cominciano ad essere in difficoltà (fase di bust del ciclo economico) e non riescono a ripagare alle banche i prestiti ricevuti.

Ecco come nascono i Non Performing Loans (NPL, ovvero i crediti in sofferenza) che mettono la banca di fronte alla possibilità di fallimento se non viene aiutata dallo stato. Aiuto che non potrebbe essere dato per la legge sul bail in ; ma, come avete visto nel caso delle banche venete e di monte paschi, si trova sempre un modo per evitare il fallimento delle banche scaricando i costi sulla collettività.

E’ evidente che senza la possibilità di operare con bassi coefficienti di riserva, le banche non erogherebbero credito con tanta facilità, pessimi progetti di amici non verrebbero finanziati e il fenomeno dei NPL sarebbe estremamente più contenuto.

Ecco perché le banche falliscono. Perché il meccanismo di funzionamento del sistema bancario, non avendo il freno della riserva intera e sentendosi protetto dalla banca centrale, favorisce il moral hazard.

Secondo una recente rilevazione fornita dall’Autorità bancaria europea (EBA),  l’incidenza delle esposizioni deteriorate sul complesso dei prestiti era mediamente pari al 5,1 per cento per un ampio campione di grandi banche europee; per le banche italiane incluse nel campione (quelle migliori) il rapporto si attestava al 15,3 per cento.

Le banche venete fallite avevano un rapporto di NPL sul totale dei crediti intorno al 30%. Ma nel loro caso non finiva qui. Ed eccoci all’ultimo caso da esaminare.

CASO 6

Lo schema Ponzi potenziato. Qui però si va sul penale. Nel caso precedente le banche generavano credito dal nulla, tuttavia la necessità di requisiti patrimoniali minimi limitava tale possibilità. Certo, se si potesse generare anche capitale dal nulla… Ebbene, è quello che facevano le banche venete fallite.

Il seguente schema illustra questo caso, che è simile al precedente con la differenza che ora le banche erogavano un po’ più credito di quanto servisse effettivamente al cliente per poi fargli comprare con l’eccesso erogato nuove azioni emesse dalla banca.

In questo modo creavano capitale dal nulla. Capitale che gli consentiva di erogare ancora più credito in una spirale che non poteva finire altrimenti di come è finita.

La colpa è solo degli amministratori delle banche in questione? La Banca d’Italia ha spiegato come segue su un documento pubblicato sul suo sito. “La crisi delle due banche venete è stata generata dalla gravissima recessione che ha colpito il Paese, ma anche da comportamenti scorretti degli amministratori e dei dirigenti” emersi “negli ultimi quattro anni”, con inchieste giudiziarie avviate dietro segnalazioni della Banca d’Italia.” (cit da un articolo del Corriere della Sera).

La verità è che questo sistema, non solo produce inflazione monetaria e le sue conseguenze dannose, non solo determina i devastanti cicli economici di boom e bust, ma consente anche questo tipo di comportamenti aberranti, che non potrebbero in alcun modo sussistere nel caso il sistema bancario adottasse un coefficiente di riserva del 100% e il credito venisse erogato solo a fronte di risparmio. 

Pillole di economia

by Autori Vari

Questa rubrica raccoglie una raccolta di piccole monografie divulgative di vari autori su importanti principi economici. Tra questi Alberto De Luigi, Francesco Carbone, Aurelio Mustacciuoli e tanti altri. L’obiettivo è di fare capire tali principi a tutti, anche ai non addetti ai lavori. I riferimenti teorici principali sono quelli della Scuola Austriaca di Economia.  

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