Dati i tempi che stiamo vivendo, i miei studi universitari di medicina finiscono piano piano per riaffiorare, e le vecchie conoscenze si rafforzano di nuovi, per me inediti contenuti, che mi portano a conclusioni che forse vale la pena condividere, nella speranza che possano contribuire in qualche modo a portare un po’ di chiarezza in un discorso estremamente ricco, ma troppo spesso caotico e disordinato.
Mi corre l’obbligo, prima di entrare nel merito della questione che vorrei trattare di inserire un breve preambolo sul quale costruire il discorso.
È necessario innanzi tutto superare lo schematismo dicotomico Vax/No Vax, perché si tratta di due pensieri estremi che di fatto non esistono nella popolazione, dov’è presente invece una pensiero che, lungi dall’essere bianco o nero, si colora di tutte le sfumature di grigio posizionandosi molto più spesso vicino al centro che agli estremi di tale divisione. Alcune persone temono la malattia più dei rischi del vaccino, e pertanto si sottopongono all’inoculazione chi con maggiore chi con minore entusiasmo, Altri temono più i rischi di un vaccino sconosciuto che una malattia che magari hanno visto abbattersi senza particolari danni su amici e parenti o persino su loro stessi, e preferirebbero esentarsi dalla vaccinazione chi con maggiore chi con minore determinazione.
Ma in ogni caso raramente si tratta di posizioni estreme e distanti fra loro come le si vorrebbe fare credere, e soprattutto, lungi dall’essere fossilizzate, sono anzi in continuo divenire; dove ad esempio un vaccinato che abbia subito reazioni avverse di una certa entità finisce per sviluppare una naturale diffidenza verso il vaccino, avremo magari un non vaccinato che, scontratosi con la forma grave della malattia, diviene invece convinto sostenitore della vaccinazione. Insomma, non si tratta di posizioni impenetrabili e distanti, ma sono le stesse persone che hanno le stesse paure, gli stessi dubbi, e le stesse risposte miscelate in modi differenti. La divisione in categorie astratte come quella di Vax / No Vax offre solo una visione manichealmente distorta del pensiero comune, e favorisce una contrapposizione che avrebbe invece molte meno ragioni di esistere.
Per questo motivo io non useró queste definizioni, e per questo motivo useró un linguaggio e delle argomentazioni che potrebbero inquadrarsi di volta in volta nell’una o nell’altra categoria qualora qualcuno volesse leggere il mio discorso sotto quella sbagliata chiave di lettura. Ció che diró non puó inquadrarsi nell’ottica di un pensiero oppositivo vax/no vax, che non mi appartiene e non porta da nessuna parte, ma nell’ottica di una serena e soprattutto onesta esposizione di quelle che sono mie personali considerazioni maturate sulle mie conoscenze professionali e capacità logiche di analisi.
Concordo con voi sulla pochezza di tali credenziali ed infatti non garantisco alcuna attendibilità della sintesi, che offro volentieri alla più spietata revisione critica di tutti coloro, colleghi e non, che mi dimostrassero nel merito la natura e la grandezza del mio errore; lungi dal considerarli miei nemici li ringrazio fin d’ora per l’attenzione che mi avranno dedicato, e per il loro contributo che evidenziando gli errori aiuterà me, e magari molti altri, a correggerli e ad ampliare le mie visuali e migliorare la consapevolezza globale del problema.
Entrando nel merito…
La strategia vaccinale è stata la principale arma su cui si è puntato, dirottando verso di essa impegno e risorse per uscire da questa incresciosa, fino al drammatico, situazione.
Tuttavia si deve riflettere sul fatto, evidenziato più volte ad esempio dal dr. Crisanti, e da molti suoi esimi colleghi, che mai nella storia della medicina si è praticata simile strategia durante il corso di una  pandemia. E non si pensi che ciò sia avvenuto solo perché questa è forse in effetti la prima pandemia vera che ci troviamo ad affrontare, per via dell’incremento della mobilità offerto dalle moderne tecnologie. In verità, il motivo per cui non si  vaccina in piena circolazione del virus è un altro, e risiede nel fatto che quando la circolazione è fuori controllo e pressoché illimitata, il virus ha a disposizione, tra il numero illimitato di replicazioni casuali, una illimitata scelta per selezionare la variante che meglio aggirerà il vaccino essendo resistente ad esso. Il vaccino infatti, ha la sua massima efficacia, e il suo senso pieno, quando indirizzato non a ridurre o contenere una pandemia, ma quando si tratti di prevenirla. Infatti, quando abbiamo un patogeno potenzialmente molto pericoloso, se la sua circolazione è bassa, vaccinando la popolazione riusciamo a porre una barriera che gli chiuda le porte prima che questi possa fabbricarsi la chiave che le possa aprire, avendo, a causa della bassa circolazione, un basso numero di replicazioni mutanti tra cui scegliere.. e in questo modo se ne può fermare l’avanzata prima che diventi pandemico. Si capisce intuitivamente che cercare di applicare una misura dal significato preventivo, in una situazione in cui la pandemia che si dovrebbe prevenire sia già conclamata ha poco senso anche concettualmente.
Cosa si dovrebbe fare dunque sensatamente quando l’epidemia abbia aggirato le manovre di contenimento e sia dilagata fino a diventare Pandemica?
Possiamo prendere in considerazione comunque l’uso di un vaccino, nonostante la controindicazione testè citata, qualora si riuscisse ad ottenerne uno prima che la pandemia regredisca da sola? o dobbiamo percorrere necessariamente altre strade, come misure di contenimento tipo lock down?
Per le misure di contenimento, il discorso è abbastanza simile a quello del vaccino, vanno applicate tempestivamente nella zona del focolaio appunto per contenere la diffusione del virus, cercando di confinarlo in un area limitata. Non è tanto chiudere in casa la gente compresa nel perimetro, quanto isolare la zona perimetrata dal resto del pianeta. Solo questo ha un senso. Certo, poi chi resta a casa ha meno probabilità di contagiarsi, ma ormai l’infezione nel perimetro c’è già, e sarà impossibile garantire l’esclusione dal contagio per chiunque vi sia dentro, perché in ogni caso, per vivere, è necessario comunque un certo numero di relazioni sociali, anche per garantire le più basilari esigenze vitali.
Ma per questi ormai non si può fare più nulla oltre che attenzioni e misure barriera che sono presidi di relativa efficacia, anche se meglio di niente, in un area contagiata.
Il fine del contenimento è appunto quello di confinare in una zona il contagio, affinché il resto del pianeta non paghi le conseguenze che al momento paga quella singola zona.
Quando però ci si accorga che nonostante queste manovre di contenimento attuate, inizino a spuntare focolai in tutto il resto del mondo, bisogna solo prendere atto che questa manovra di contenimento non ha purtroppo funzionato, e l’epidemia è dilagata ugualmente divenendo pandemica. A poco serve stare a discutere se la colpa è stata di chi abbia cercato di contenerla sbagliando qualcosa o se la colpa sia del patogeno che magari ha avuto il tempo di diffondersi prima che l’emergenza scattasse e le manovre di contenimento venissero attuate. Una volta aggirato il contenimento non c’è più modo di frenare la diffusione. È come se avessimo una fuga di gas; una volta uscito dalla bombola e miscelatosi all’aria, non c’è modo di farcelo rientrare.
A questo punto, cosa fare?
Dovrebbe esserci da qualche parte un piano pandemico che ce lo dovrebbe dire, ma trattandosi di eventi rarissimi non gli si presta mai troppa attenzione, un po’ come l’estintore sulle scale; sta li, chissà se funziona, chissà se sapró anche solo prenderlo in mano quando servirà, ma tanto, chi si è mai ricordato un incendio in vita sua?
Ed infatti è andata più o meno così; il piano pandemico c’era, da qualche parte, ma nessuno lo aveva toccato da un pezzo e difatti non era stato aggiornato.
Ma cosa diceva questo piano pandemico? Mi rifaccio a quanto appreso dal prof. Trinca,.. che ha spiegato che la colonna portante del piano pandemico nazionale, ispirato alle linee guida attuate nel resto del mondo consisteva nell’approvvigionamento importante di agenti antivirali, efficaci possibilmente verso quelli che si ritengano essere i più probabili agenti virali patogeni candidati a sostenere una possibile pandemia, tra i quali fu indicato proprio il coronavirus Sars-cov1.
A tal proposito fu addirittura istituito un progetto europeo perché si cercassero,.. fra la moltitudine di molecole che la farmacopea ci mette a disposizione, quelle che casualmente dimostrassero efficace sensibilità contro questo agente patogeno. Su un parco ampissimo, mi pare circa tremila sostanze, se ne trovarono 15 molto attive e fra queste se ne selezionó una, la Cinanserina, che aveva un efficacia altissima di risposta antivirale.
In questo link potete trovare i risultati dello studio di cui sto parlando.. https://cordis.europa.eu/article/id/24006-fp6-project-finds-cure-for-sars/it
Va specificato che in ogni caso esistono comunque altri farmaci antivirali disponibili molto efficaci su cui fare affidamento, e su questa strategia si basava l’essenza del piano pandemico, (dove peraltro si scriveva nero su bianco che le mascherine dovevano considerarsi un presidio pressoché inutile), e non sul vaccino.
E c’è una ragione solidissima perché chi ha studiato e redatto i piani pandemici di tutto il mondo ha fatto la scelta di puntare più sui farmaci e le terapie che sul vaccino.. ed è anche estremamente logica ed intuibile: perché non può esservi alcuna certezza, all’inizio, che il vaccino sarà individuato, ed occorrono comunque tempi solitamente molto lunghi prima che se ne allestisca uno, lo si sperimenti debitamente, e lo si metta sul mercato. Che questa volta ci si sia riusciti in tempi tanto esigui può anche essere un colpo di fortuna, o una straordinaria prova di bravura, ma un vaccino che arrivi alla sua distribuzione e somministrazione a meno di un anno dall’inizio degli studi resta qualcosa di molto anomalo su cui sarebbe stato oltremodo imprudente fare affidamento.
La seconda motivazione è appunto quella di cui parlavamo all’inizio… vale a dire, non è quello della massima diffusione pandemica, e della massima circolazione virale, il momento giusto per praticare una vaccinazione di massa, per le motivazioni sopra spiegate e che oggi sono tristemente sotto gli occhi di tutti: popolazione vaccinata oltre il 70% e andamento del contagio pressoché invariato (in verità è peggiorato) a causa delle varianti che, come i medici sapevano, o avrebbero dovuto sapere, si sarebbero non create, ma affermate, sostituendo la forma sensibile al vaccino, proprio perché in vantaggio su di essa essendo vaccino resistenti.
Dunque, la risposta corretta sarebbe stata la più logica, cioè attenersi alle direttive del piano pandemico. Peccato che gli accantonamenti di farmaci antivirali, a differenza di altri paesi, noi, non li avevamo mai fatti, e al momento dell’incendio ci siamo trovati in mano l’estintore scarico, e abbiamo cominciato a tirare inutili secchiate d’acqua, ció a dire che abbiamo curato poco e male affidandoci solo alla buona volontà di medici, che, o da soli, o più spesso riunendosi in gruppi e associazioni hanno cominciato a curare i pazienti arrivando comunque oggi a certificare risultati importanti, e che sarebbero stati largamente migliori se il lavoro prezioso di qualche collega medico non fosse stato umiliato, sabotato e ostacolato in ogni modo. e mi riferisco, con immenso dolore, in particolar modo, chiedendo l’osservanza di un minuto di silenzio al professor De Donno.
 Io ti porterò sempre nel cuore, caro, dolce angelo consolatore della sofferenza che per tutta la vita hai cercato di aiutare le tante persone che hai assistito restituendole alla vita. Non ci sono parole, solo rispettoso e contrito silenzio..
R.I.P.
Detto questo, posto che il piano pandemico non contemplava per i suddetti motivi la vaccinazione come arma su cui puntare, avendo oggi comunque conseguito più soluzioni vaccinali, c’è modo di farle tornare utili?
Secondo me, stando ad un razionale logico, l’uso che del vaccino si dovrebbe fare, lungi dall’applicarlo su tutta la popolazione col risultato di renderlo precocemente inefficace per i detti fenomeni di resistenza, dovrebbe  essere quello di limitarlo nella sua somministrazione alle sole categorie in qualche modo esposte a rischio di sviluppare le forme più nocive o letali. Questo virus, stando ai dati che abbiamo, sembra concentrare la sua letalità soltanto su una particolare fascia della popolazione, affetta da patologie medio gravi o anziane. (96% di tutti i decessi da covid sopra i 60anni) Un intervento mirato così indirizzato avrebbe dato un grosso colpo alla mortalità e morbilità eliminando la quasi totalità del problema da quel punto di vista, ma avrebbe anche permesso un bassissimo tasso di vaccinazione che non avrebbe garantito, alla eventuale mutazione resistente un vantaggio così apprezzabile sulla forma dominante del virus, che sarebbe stata lasciata libera di agire su tutto il resto della popolazione. In questo modo avremmo favorito una naturale competizione fra i ceppi virali non concedendo vantaggi alla variante mutata resistente, grazie a quella che potremmo definire un alleanza con la forma dominante, cui avremmo oculatamente lasciato un adeguato spazio in cui continuare a muoversi liberamente, laddove ovviamente sapevamo che avrebbe fatto comunque pochissimi danni.
Applicando questa strategia avremmo potuto io credo gradualmente ridurre l’incidenza sulla popolazione favorendo la naturale endemizzazione del virus nella popolazione più sana e meno suscettibile, e messo comunque relativamente al sicuro la parte che senza il vaccino avrebbe pagato un prezzo troppo alto.
La strategia che si è scelto ha invece favorito l’affermarsi di una variante che ha rapidamente soppiantato la vecchia forma dominante su cui i vaccini erano stati preparati, non solo vanificando l’effetto di questi ultimi, ma rendendo in parte inutile le resistenze acquisite naturalmente dalla popolazione nei confronti del ceppo originalmente dominante, che in molti casi, uno eclatante all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, si sta riammalando di questa nuova forma dopo aver avuto la malattia e subito per giunta la vaccinazione.
Va considerato anche che in materia di sicurezza, non possiamo avere solidissime certezze sul fatto che questi vaccini siano totalmente innocui, data la procedura emergenziale forzata che ha contratto molto le tempistiche di controllo, e reso di fatto sperimentale la sua somministrazione commerciale. Anche in quest’ottica, una strategia prudente che prevedesse la somministrazione su una percentuale ridotta di popolazione sarebbe risultata più appropriata. Da ultimo, trattandosi appunto dell’introduzione di un nuovo farmaco, è oltremodo opportuno lasciarsi una fetta di popolazione non vaccinata per avere una sorta di gruppo di controllo con cui praticare un eventuale raffronto comparativo, anche se mi rendo conto che quest’ultima esigenza non sarebbe stata correttamente soddisfatta essendo i campioni eterogenei, se la vaccinazione, come suggerito si fosse riservata alle sole categorie a rischio, ma si sarebbe sempre potuto, su base volontaria, ipotizzare la creazione di gruppi comparabili vaccinando piccoli campioni dell’una e dell’altra popolazione.
Queste sono mie personalissime considerazioni sulle quali mi sento di concludere che ostinarsi con la vaccinazione obbligatoria, inasprendo la politica del green pass come strumento ricattatorio motivazionale, oltre che illegittima, liberticida e anticostituzionale è del tutto priva di senso anche da un punto di vista clinico epidemiologico, e pertanto andrebbe ricusata con urgenza quanto prima, come sta fortunatamente accadendo in altre parti d’Europa, dove nessuno ha applicato una pressione così forte verso la vaccinazione rendendola di fatto praticamente obbligatoria, come sta invece tristemente accadendo in Italia.
Vorrei concludere dicendo che è veramente triste, e frustrante per un medico, qualunque sia la sua branca di specializzazione, non poter esprimere liberamente un proprio parere, pure onesto, ragionato, anche se non necessariamente giusto, comunque utile al dibattito scientifico, e ad illuminare visuali differenze da valutare almeno come occasione di studio, quando queste opinioni riguardino i vaccini: In quell’ambito ogni discussione sembra preclusa, e ogni affermazione che esuli da i vaccini funzionano e sono sicuri, espone il medico al rischio di pesantissime sanzioni fino alla radiazione dall’albo. Perché, mi domando, nel 2021 sia considerata tabù ogni discussione su questa materia? ma questa è la vera negazione della scienza, perché significa negare secoli di progresso medico che non possono non portare non dico ad un rifiuto dei vaccini, ma certamente ad una loro rivalutazione clinica. Quando i vaccini fecero la loro comparsa, noi non conoscevamo nulla sugli agenti patogeni, sul nostro sistema immunitario, non avevamo farmaci, non sapevamo veramente nulla. Oggi la medicina è lontana anni luce da quelle conoscenze, come possiamo mantenere lo stesso atteggiamento su quell’approccio terapeutico? Una nuova branca della medicina si è sviluppata, l’immunologia, e ai vari sistemi, nervoso, cardiocircolatorio, linfatico, si è aggiunto quello immunitario, del quale solo 60 anno fa non conoscevamo praticamente nulla.
Oggi riconosciamo persino patologie a carico di questo sistema, che definiamo appunto autoimmunitarie. Com’è possibile che tutta questa mole di conoscenze non porti ad una rivalutazione del ruolo clinico dei vaccini? Ció non significa negare il loro razionale scientifico che anzi negli anni abbiamo potuto capire sempre meglio laddove persino il suo scopritore non aveva che vaghe ed approssimative teorie; non significa negare la loro importanza storica laddove per secoli, in assenza di terapie alternative hanno rappresentato l’unica possibile opzione terapeutica. Significa solamente riconsiderare la loro opportunità specifica, valutata caso per caso, in un mondo in cui le conoscenze sul sistema immunitario, e le sue implicazioni su una moltitudine di patologie, autoimmunitarie e persino oncologiche, unita alle centuplicate alternative terapeutiche farmacologiche mirate, e alle rivoluzionare abitudini di vita in materia di igiene, hanno raggiunto livelli inimmaginabili solo poche decine di anni orsono.
Negare ad un medico la possibilità di operare una rivalutazione clinica dell’opzione vaccinale al mondo d’oggi, per giunta in modo autoritario e violento, è un qualcosa che sa veramente di dogmatico oscurantismo medievale.
(L’originale autore di questa riflessione, un medico, ha chiesto di rimanere anonimo. Un raggelante monito di come, in tempi di dogmatico oscurantismo, l’anonimato diventa l’unico spazio in cui sia possibile esercitare le proprie libertà anche più basilari.)

Editoriali

by Autori Vari

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