di Alfredo Morosetti

Molti credo si stiano domandando cosa sta accadendo, non qui o là, ossia fra Nocera Superiore e Nocera Inferiore, non adesso prima o poi, ma da ormai in modo continuo da tre secoli e in tutto il mondo politico e sociale soggetto al pensiero luciferino, ossia quello che ha creduto che gli Dei, ossia i limiti, non esistano e che noi, esistendo, siamo solo i vincitori di una lotteria stratosferica e perciò titolari di un premio, l’esistenza stessa, di cui possiamo fare quello che vogliamo perché roba nostra, solo nostra.
Domandatevi solo una cosa: come è possibile che una donna alla presidenza di un organismo politico come il Congresso degli Stati Uniti, possa dichiarare tranquillamente che bisogna abolire i termini “padre”, “madre”, “figlio”, “fratello”, perché discriminanti, cioè iniqui e dunque la giustizia è gettarli nella spazzatura e sostituirli con dei simboli matematici decisi dal potere politico stesso.
Se riflettete, ammetterete che non è questa donna ad essere eversiva, ma il Congresso stesso degli Stati Uniti. Lei è solo espressione e portavoce di un organismo di dominio il cui scopo di fondo e sostanziale è appunto evertere il pensiero sedimentato dalla storia umana da almeno 100.000 anni a questa parte.
Perché sia più chiaro cosa sta accadendo, è bene riflettere su di un fatto marginale, ma a mio avviso di una luminosità lampante, nel farci comprendere il tracciato nel quale siamo costretti. Alla fine del secolo XIX, un tizio inventò un linguaggio artificiale, chiamato esperanto. Lo scopo era eliminare i linguaggi naturali e spontanei e crearne uno a tavolino, facile perché elementare, attraverso il quale superare le barriere linguistiche e rendere possibile una comprensione universale fra uomini. Naturalmente non ci fu merdoso che non applaudì entusiasta all’iniziativa, anche se malauguratamente non andò in porto perché non poteva andare in porto, in quanto pura follia da delirio di onnipotenza. Siamo uomini perché parliamo, ma non è l’uomo che crea il linguaggio, bensì il linguaggio che crea l’uomo. Nessun uomo o gruppo di uomini ha mai creato la lingua con cui parla perché per poter creare qualcosa prima dobbiamo apprendere una lingua attraverso la quale si diventa uomo e dunque capace di operare creativamente con le parole, i segni e le cose, dunque un linguaggio creato a tavolino che altro poteva essere se non il risultato di un miraggio folle di onnipotenza, volto a negare le parole che hai udito da tua madre mentre succhiavi il latte e con esse diventavi uomo? Come tutti sanno, il Logos, cioè il Signore del mondo e dell’anima di ciascuno di noi, ben sapendo che la potenza del linguaggio avrebbe ubriacato le povere cose che aveva tratto dal nulla alla sua luce, e così, nel loro delirio di onnipotenza, avrebbero creato una torre, immaginando di potersi elevare fino a lui, fece in modo che per natura una sola lingua non fosse possibile, ma ogni popolo avesse la sua, dimodoché comprendere gli altri non potesse avvenire se non tramite un lungo esercizio di riflessione, alla fine della quale ogni delirio di onnipotenza non poteva che svanire. Per vedere in concreto come questo avviene, basta ascoltare come parlano e pronunciano le parole in un villaggio e come si parla e pronunciano le parole a un villaggio distante anche meno di dieci chilometri. Si tratta di linguaggi diversi che, a lungo andare, finiscono per diventare incomprensibili vicendevolmente. Non c’è linguaggio che non sia un altro linguaggio rispetto ad un linguaggio dato. Bene, se si capisce l’intenzione intima dello scopo della creazione dell’esperanto, si capisce tutto il resto, ossia perché si vive in uno stato di eversione permanente e come la centrale di questo dinamismo volto all’onnipotenza luciferina siano appunto le cosiddette istituzioni democratiche, ossia i parlamenti, i campidogli, il mito della sovranità popolare, il meccanismo di legittimazione politica degli eversori attraverso il sistema delle votazioni.
Sebbene nella storia, a partire dalla vicenda di Enrico VIII di Inghilterra che si fece nientemeno che capo della religione Cristiana d’Inghilterra, ci siano molti eventi che preannunciano la creazione di istituzioni statali, quindi dotate del poter assoluto di coercizione, il cui scopo è appunto l’eversione permanente del vero e del giusto, la dimensione sistematica che prenderanno le istituzioni politiche come comitato centrale della eversione permanente, è la cosiddetta rivoluzione francese. E’ interessante da analizzare proprio perché qui vediamo come lo scopo del potere è incarnarsi in istituti il cui fine è ribaltare in modo permanente l’ordine, cioè l’armonia, che presiede al bene di vivere e che chiamiamo anima. Domandatevi perché lo scopo dell’arte è diventato il grottesco, lo sberleffo, la scoreggia in faccia al cretino che si sente alla moda; perché la giustizia è togliere a ciascuno il suo e darlo a qualcun altro; perché il vero è quello che ti piace che sia il vero, purché sia esattamente quello che il commissario del popolo ti dice che ti debba piacere, e se rifletti saprai che tutto ciò viene fuori dal mito grottesco della sovranità popolare e dalle istituzioni politiche e sociali che da essa discendono. Tanto per iniziare, in Francia all’epoca, abolirono il calendario millenario che risaliva, nei mesi e nei giorni, nientemeno che al mondo romano e a quello germanico, sostituendolo con una specie di fumetto per adolescenti dai nomi ridicoli; istituirono un idolo da adorare per obbligo politico che chiamarono dea ragione (oggi sostituita con molte diverse divinità, prese dal mondo del rock e della cinematografia di hollywood); stabilirono per legge che la legge non aveva limiti e dunque poteva decretare qualunque cosa, ad esempio che tutti gli uomini nascono eguali e che di luglio bisogna uscire col cappotto.
L’aspetto saliente dell’eversione permanente è appunto l’idea della possibilità di legiferare all’infinito, che è poi il principio della coercizione infinita senza limiti di sorta. E’ il lascito che permette di capire perché oggi una donna che per ciascuno di noi non è assolutamente nessuno può dichiarare impunemente che il nome di “padre” o di “madre” è discriminatorio e per legge verrà abolito. L’istituzione che ha investito quest’essere odioso a dire questo è appunto stata creata a questo scopo.
La possibilità di cambiare legge a piacimento senza limiti di sorta è appunto il nucleo centrale del pensiero generico di cui siamo vittime. Nel proprio limitato ambito personale è il pensiero che fa credere al cretino che può cambiare se stesso a suo piacimento, povera stella. In generale è il pensiero che possiamo creare un mondo a nostra dimensione, ossia come crediamo possa piacerci, ad esempio un mondo in cui il leone giace accanto alla pecora. In ambito politico, è il pensiero che il popolo, ossia gli oligarchi che dicono di essere i portavoce del popolo, possono obbligare tutti a fare quello che dicono loro. Quando uno straniero chiese al re spartano Agesilao, come mai avessero così poche leggi e sempre le stesse, il re rispose: “Perché siamo un popolo libero e sappiamo che la via della schiavitù è cambiare i nostri obblighi e i nostri doveri secondo l’opinione del momento. Per questo la nostra prima legge è che la legge non si cambia”.
E così fu per tutto il medioevo. La prima cosa che caratterizzava ogni istituzione politica medioevale era l’impossibilità di cambiare le leggi. L’imperatore poteva cercare -se ci riusciva – di fare una guerra, ma non poteva mettere una tassa nuova se non dopo un lungo processo di approvazione da parte dei tassati, al che conveniva rinunciare in partenza. Le leggi potevano essere cambiate, ma le procedure erano così tante e così complicate e così coinvolgenti tanti diversi soggetti giuridici che lo si poteva fare solo se, all’unanimità, la cosa da cambiare appariva giusta da cambiare. Figuratevi, invece, cosa si può fare quando si ha in mano un’assemblea di pezzenti che obbediscono ciecamente a pochi oligarchi, che si attribuiscono il potere di potere decidere su tutto e per tutti. Solo Satana può avere architettato un’istituzione del genere e il suo scopo ultimo è appunto la perdizione del genere umano.

Editoriali

by Autori Vari

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