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Netflix e la concorrenza: ingenuità VS realismo

Netflix e la concorrenza: ingenuità VS realismo

Secondo la teoria per cui chi arriva primo sul mercato si prende tutto e gli altri non possono farci niente, perché c’è l’effetto network e se ormai sono tutti sul servizio X non si sposteranno mai sul servizio Y, Netflix  – la prima vera grande piattaforma streaming in senso moderno – avrebbe dovuto avere il monopolio del mercato, e nessun concorrente sarebbe mai potuto sopraggiungere e colmare il divario,

perché coi suoi soldi Netflix avrebbe potuto semplicemente comprarseli tutti o accaparrarsi tutti i titoli di qualche valore;

e poi avrebbe raccolto ormai una tale mole di dati sui propri utenti, da usare per ottimizzare il servizio, da avere un vantaggio incolmabile;

e poi la consapevolezza di questa condizione di concorrenza impossibile avrebbe dovuto scoraggiare qualsiasi investitore; 

e l’effetto di tutto questo avrebbe dovuto comportare anche la distruzione dell’ecosistema delle start-up e la drastica riduzione della ricerca e dell’innovazione;

e poi alla fine Netflix avrebbe dovuto riscuotere i frutti del suo dominio e consapevole di avere ormai vinto il mercato e di essere al riparo dalla concorrenza alzare a dismisura i prezzi, abbandonando qualsiasi innovazione e miglioramento del servizio.

E invece vediamo che è pieno di concorrenti a Netflix e che fioriscono start-up e innovazioni di ogni tipo mentre c’è una continua tensione al miglioramento tecnico dei servizi di streaming. 

Così come avviene più o meno in tutti gli altri settori su cui si sono fatti questo genere di discorsi nel corso degli anni.

Come è possibile?


Ci sono stati momenti in cui Netflix, come altre grandi aziende tech, sembrava essersi presa tutto e in cui non si distinguevano concorrenti all’orizzonte.

È in simili frangenti che non vedendo concorrenti e non sapendo immaginare chi e come potrebbe fare concorrenza all’azienda X, viene naturale abbandonarsi a sentenziare che ormai l’azienda X ha battuto il mercato, e non c’è più speranza e il mercato non funziona e la concorrenza produce monopoli e consumatori-schiavi e altri luoghi comuni.

Poi dopo qualche tempo, magari qualche anno, ecco che queste previsioni si palesano sbagliate e irreali, perché i concorrenti ci sono eccome e il dominio supposto inattaccabile viene del tutto ridimensionato.

Il punto è che non ha senso fermarsi a una fotografia istantanea del momento, che a volte può sembrare dar ragione a questi luoghi comuni, e forti di questa fotografia venire a sventolarla sotto il naso di chi difende il libero mercato.

Chi difende il libero mercato non afferma che in ogni singolo istante tutti siano soddisfatti, ma parla di un processo e di incentivi che si dispiegano nel tempo e di un tendere verso un certo tipo di equilibrio, non di magie che accadono in uno schiocco di dita, non di equilibri perfetti raggiunti e mantenuti per sempre.

Nel mio piccolo quando difendo il libero mercato e l’efficacia della concorrenza ricevo sempre le solite obiezioni, variazioni sulla falsa riga di cose come: “hai una visione astratta, ingenua, intellettuale, ideologica, teorica, romantica, libresca delle cose, noi invece sì che siamo in contatto con la realtà, noi sì che sappiamo come gira davvero il mondo”.

Mi si dice che sono teorico perché non so indicare con precisione, per esempio, chi farà concorrenza a Netflix, e quando e come e dove spunterà esattamente la concorrenza e non so, in questo senso, prevedere gli esiti del mercato prima che accadano (come invece fa chi prevede che non arriverà mai nessun concorrente), ma sostengo comunque che la concorrenza si paleserà.

Ma poi la realtà conferma la logica del mercato e smentisce le previsioni di chi era “in contatto con la realtà” e sapeva “come gira davvero il mondo”.

Sarà magia?


No. È semplicemente che la comprensione logica dell’economia e del libero mercato e la descrizione formale di questa logica è sì qualcosa di astratto, ma non di irreale. È che chi fa queste critiche crede di essere più vicino al mondo reale, solo perché ragiona più terra terra e non è in grado di ragionare in modo logico, formale e astratto. Tutto qui.


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