All’italiano non interessa la libertà. Non la percepisce come valore. È una parola che piacicchia, come tante altre. Buona per metterla dentro il nome di un partito. Buona per associarla a uguaglianza, ma tutti si accorgono se manca la seconda, pochi se manca la prima.

Libertà è responsabilità, ma se della prima piace almeno il suono, della seconda proprio neanche quello, e si tira fuori quando si cerca un capro espiatorio.

Amiamo dire che la nostra libertà finisce dove inizia quella altrui. È il segno che non la conosciamo, che la confondiamo con anarchia, disordine, a volte egoismo.

L’italiano ha paura di essere libero, perché ha paura di fare scelte, di correre rischi. In definitiva ha paura di fallire, ha paura di vivere.

La lotta per la libertà è la madre di tutte le battaglie perse. Chi lo fa non sarà mai veramente amato. Nessuno riconoscerà i suoi sforzi, nessuno, neanche un amico, lo sosterrà. E se cadrà, tutti in cuor loro tireranno un respiro di sollievo. Chi lotta per la libertà è un indiano da rinchiudere in una riserva.
Io, francamente me ne infischio.

Enemy of the State

by Autori Vari

Questa rubrica raccoglie voci critiche all’espansione statale e alla progressiva sempre maggiore invadenza nelle nostre vite con conseguente restrizioni dei diritti diritti e delle libertà. La rubrica si ispira alla figura del filosofo Murray Newton Rothbard, the “Enemy of the State” per eccellenza.

Autori Vari

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