Le espansioni economiche basate sul debito e non sul risparmio modificano la struttura produttiva appiattendola e spostandola su attività prossime al consumo. 

Esse, in qualche modo hanno anche un effetto di tipo sociologico, aumentando il desiderio di gratificazione immediata.

Nel nostro paese questo sta avvenendo da tempo.

Lo si vede nei modelli per i nostri giovani portati alla ribalta dai media; non l’ingegnere, lo scienziato, o chiunque investa su lunghi percorsi formativi, ma chef, comici, cantanti e in generale attività che non richiedono grossi investimenti su se stessi. 

Lo si vede dal progressivo affermarsi di ideologie collettiviste, dove uno vale uno, in qualunque contesto.

E lo si vede anche nello sport, dove la dimensione salutista sempre più spesso prevale su quella competitiva, che viene considerata inumana. Ma la competizione è importante non per il risultato agonistico in sé, ma perché esso non è mai frutto del caso e richiede sempre una dura disciplina e un duro lavoro.

Il desiderio di gratificazione immediata è la causa dell’impoverimento di un paese; è ciò che gli economisti austriaci chiamano alta preferenza temporale, che, in un mercato libero, si rifletterebbe in alti tassi di interesse.

È invece la bassa preferenza temporale che genera ricchezza, ovvero l’opposto della gratificazione immediata. Investire su stessi, studiare, sperimentare, intraprendere, sacrificarsi oggi, lavorare duro, per costruire qualcosa domani. 

Qualcosa che arricchisca non solo le nostre tasche ma anche la nostra anima.

Quando, in un contesto in cui è alto ii desiderio di gratificazione immediata, i tassi di interesse reali sono invece tenuti artificialmente bassi (come accade oggi), lo scollamento tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere diventa ancora più grande.

In questa situazione sono ancora più gravi e pericolosi gli inevitabili riallineamenti, in quanto essi genereranno devastanti fasi recessive.

Se vogliamo uscirne, noi tutti dobbiamo trovare la forza di contrastare il desiderio di gratificazione immediata, e forse a tal fine può aiutare prendere coscienza delle conseguenze nefaste a cui andremmo incontro qualora non lo dovessimo fare.

Una sorta di panic monster che ci riporti sulla retta via.

La Teiera Celeste

La teiera di Russell, chiamata anche teiera celeste, è una metafora ideata dal filosofo Bertrand Russell per confutare l’idea che spetti allo scettico, anziché a chi le propone, l’onere della prova in merito ad affermazioni non falsificabili, in particolare in ambito religioso.

by Autori Vari

Studia Philosophy and literature presso Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

 

Riccardo Canaletti

Coordina la sezione Filosofia

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