dal libro La Teoria della Forza Guardiana di Aurelio Mustacciuoli

In economia ragionare vuol dire illuminare gli angoli bui, mostrare quello che non si vede, considerare le conseguenze non intenzionali.

Nel 1850 Frédéric Bastiat scriveva un saggio illuminante, Ce qu’on voit et ce qu’on ne voit pas (Ciò che si vede e ciò che non si vede), per chiarire la nozione dei costi occulti (o costi incidentali) e per spiegare perché la distruzione, e il denaro speso per la ricostruzione, non portano beneficio alla società. Nel saggio c’è un racconto dove un ragazzino rompe una finestra a un commerciante; i passanti simpatizzano con il commerciante, ma presto cominciano a suggerire che la rottura della finestra crei lavoro per il vetraio, che potrà comprare del pane, creando lavoro per il panettiere, che potrà comprare scarpe, creando lavoro per il calzolaio, etc. Alla fine, i passanti convengono sul fatto che il ragazzino è un benefattore pubblico.

Gli economisti austriaci usano spesso questo racconto; Henry Hazlitt gli ha dedicato un capitolo nel suo libro più famoso: Economics in One Lesson.

Perché questo concetto è importante? Perché quando non ne teniamo conto decidiamo solo su base emotiva e prendiamo decisioni sbagliate a livello economico ed etico.

Dovrebbe infatti essere evidente a tutti, ma purtroppo non è così, che la distruzione di un asset non può in alcun caso essere un fatto positivo, anche se essa genera lavoro (quello che si vede). Nel caso del racconto, le risorse del proprietario della finestra rotta sarebbero state usate per dare lavoro, ad esempio, a un sarto; in questo caso si sarebbero ugualmente generate transazioni economiche, ma il proprietario della finestra sarebbe stato più felice perché avrebbe mantenuto la sua finestra e avrebbe acquistato in più un nuovo vestito.

Individuare gli effetti economici secondari (quello che non si vede) è ancora più importante quando chi decide come spendere le risorse di tutti è un unico soggetto, lo Stato. Quando lo Stato aiuta un settore economico, vuol dire che qualcuno decide arbitrariamente che la collettività deve finanziare quel settore economico, danneggiando tutti gli altri settori verso cui quelle risorse non potranno più essere indirizzate. In assenza di un decisore quelle risorse sarebbero state impiegate per mezzo di quella che Smith chiamava “la mano invisibile del mercato”, una forza incredibile capace di indirizzare sempre le risorse verso le finalità più utili. Ovvero le utilità che ciascuno di noi stabilisce nella sua personale scala di valori. Il mercato fa sempre in media guadagnare tutti. Un decisore singolo no, fa guadagnare qualcuno a scapito di qualcun altro. Oggi grazie ad internet questa mano invisibile è ancora più potente perché le informazioni, sulla base di cui si sviluppano le azioni umane, sono più capillari e disponibili a tutti. 

Qualcuno potrebbe obiettare che ci sono casi speciali in cui è necessario indirizzare forzatamente risorse verso qualche finalità particolare; per esempio quando è in pericolo un diritto fondamentale di una minoranza esigua (trovare la cura per una malattia rara), oppure quando c’è un valore superiore da tutelare che è percepito solo da pochi (proteggere l’arte e la cultura).

Queste obiezioni però non tengono conto dei seguenti fattori:

  • solo una piccola parte delle risorse prelevate forzosamente per indirizzarle verso certe finalità raggiunge la destinazione voluta (l’inefficienza è altissima);
  • la decisione su dove indirizzare le risorse è totalmente arbitraria e quindi sempre eticamente discutibile;
  • e, più importante di tutti, queste obiezioni presuppongono l’assunto che gli individui siano totalmente insensibili alla cooperazione volontaria. E tale assunto è falso, perché l’evoluzione umana è basata sulla cooperazione. 

Cerchiamo di visualizzare una situazione reale. In Italia la spesa pubblica è quasi il 50% del PIL. Sono circa mille miliardi di euro, e questa spesa è finanziata con il prelievo fiscale. Immaginate di ridurre solo dell’1% questo immenso ammontare di nostro denaro la cui decisione su come spenderlo è demandata a pochi, peraltro né saggi, né buoni, né colti, né preparati. Stiamo parlando di 10 miliardi di euro. 

Con un 1% in meno di spesa ci sarebbero 10 miliardi di risorse libere che i cittadini potrebbero utilizzare per le finalità che desiderano, tra cui c’è anche scoprire medicine per malattie rare, aiutare gli altri, proteggere l’arte, etc. 

Pillole di economia

by Autori Vari

Questa rubrica raccoglie una raccolta di piccole monografie divulgative di vari autori su importanti principi economici. Tra questi Alberto De Luigi, Francesco Carbone, Aurelio Mustacciuoli e tanti altri. L’obiettivo è di fare capire tali principi a tutti, anche ai non addetti ai lavori. I riferimenti teorici principali sono quelli della Scuola Austriaca di Economia.  

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