Gli italiani vanno a vivere da soli mediamente 12 anni dopo gli svedesi. 
Ho scritto su facebook che questo spiega tutto. Mi sembrava ovvio, ma sorprendentemente questo mio post ha scatenato diverse reazioni.
Un amico ha scritto “Vivere da solo è l’inizio dell’alienazione e della dipendenza psicologica.”. Altri hanno hanno fatto notare che è impossibile per un giovane abbandonare la famiglia, con il rischio di rimanere bloccato nel lockdown in un monolocale che può a fatica permettersi, quindi i giovani fanno bene a stare a casa.
Ho replicato che più che il vivere da solo, qui il punto rilevante è il ritardo clamoroso con cui si raggiunge l’indipendenza, che è necessariamente prima di tutto economica. Stare dalla mamma fino a 40 anni, che ti lava le mutande e ti prepara la cena, certo non può far affinare lo spirito critico, consentire lo sviluppo di capacità imprenditoriali e favorire l’indipendenza economica e di pensiero.
Ma tant’è. Molti pensano il contrario.
Ragazzi, comprendo le difficoltà, ma se si pensa che non valga la pena rendersi presto indipendenti, ci si rassegna a sopravvivere, a non vivere una vita piena. Chi non vuole abitare in un paese povero e decadente certamente deve uscire dalla confort zone della famiglia, ma non fatelo neanche per il paese, fatelo per voi.

Enemy of the State

by Autori Vari

Questa rubrica raccoglie voci critiche all’espansione statale e alla progressiva sempre maggiore invadenza nelle nostre vite con conseguente restrizioni dei diritti diritti e delle libertà. La rubrica si ispira alla figura del filosofo Murray Newton Rothbard, the “Enemy of the State” per eccellenza.

Autori Vari

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