In questa vicenda delle elezioni americane, non mi fa paura una vittoria di Biden. Non è Stalin, non è Hitler, è un anziano democratico che, se confermato, governerà per quattro anni e poi si rimetterà in gioco. In questa vicenda delle elezioni americane, l’unica cosa che mi fa veramente paura è il comportamento dei media. Perché è normale che la parte perdente in un’elezione giocata in circostanze straordinarie, con 64 milioni (!!) di voti postali chieda chiarezza e riconteggi. Mentre non è affatto normale che i media all’unisono e anche i social media censurino chiunque lo chieda, arrivando a troncare una diretta quando parla il presidente. E purtroppo questo comportamento dei media (sì, i media, lo dico al plurale perché sono al 99% compatti e l’1% residuo è ostracizzato) è una conferma di un trend ben osservabile in tutto l’anno. Anche nel corso dell’epidemia di Covid hanno deciso di fare da cassa di risonanza ai pareri dell’OMS, cambiando idea e linea editoriale ad ogni cambiamento di idea e di linea dell’OMS. E lo hanno fatto tacitando ogni parere scientifico, medico e sociale difforme, estendendo il termine “negazionista”, solitamente riservato ai nazisti, per chiunque mettesse in discussione le mille giravolte delle autorità mediche dell’Onu. E hanno fatto sicuramente danni, perché di fronte a una malattia nuova, ogni parere scientifico difforme è prezioso. I media hanno fatto da cassa di risonanza ai governi che applicavano il lockdown, istigando il linciaggio di chiunque mettesse in discussione quella strategia e umiliando pubblicamente chiunque violasse quelle regole. Hanno, in compenso, linciato in pubblico tutti quei governi (Svezia, Brasile…) che hanno lasciato libere le loro popolazioni, seguendo un canovaccio da dittatura cinese, dove concedere spazi di libertà e responsabilità è considerato un crimine. Dico di più, quel che è successo nel 2020 è purtroppo una tragica conferma di una tendenza che dura da almeno un decennio, con il linciaggio mediatico unanime di chiunque metta in discussione i dogmi sull’Unione Europea (guai a contraddire il principio “un’unione sempre più stretta”), sul riscaldamento globale (mai mettere in dubbio la teoria del riscaldamento antropico) e su tanti altri temi in cui l’opposizione è considerata “anti-scientifica”. Quindi se c’è un momento in cui è lecito aver paura del Quinto Potere, ebbene questo è il 2020. E quel che mi spaventa maggiormente è che i giornalisti che sostengono questo potere, e questo lo dico da giornalista, lo stanno facendo in buona fede. Non si rendono conto di contribuire a un sistema di informazione para-totalitario, credono realmente di fare un servizio alla società. Ora mi chiedo anche, però, dove siano finiti tutti quei sedicenti democratici che negli anni di Berlusconi gridavano al pericolo della “videocrazia”, solo perché un politico che ha vinto 3 elezioni in 20 anni aveva tre televisioni di sua proprietà, per altro piene zeppe di giornalisti, comici e redattori di sinistra. Perché non vi spaventa più la videocrazia del 2020? Vi sta bene, perché dice le cose che vi piacciono? Io di questo ho paura, non delle elezioni e neppure dei brogli.

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Giornalista, saggista. Laureato in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Pavia.

Una volta che si è tolta la verità all’uomo, è pura illusione pretender di renderlo libero. Verità e libertà, infatti o si congiungono insieme o insieme miseramente periscono. (San Giovanni Paolo II)

Stefano Magni

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