Rassegna stampa

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by Pietro Agriesti

La notizia del giorno 25/02/2021

Ogni giorno una notizia e un commento

 

La notizia: Il tradimento della scienza

   

Nella medicina si stanno facendo strada i concetti di personalizzazione e di predizione: grazie a nuovi strumenti diagnostici ed ai big data pretende di predire, individualmente, il rischio di sviluppare durante la vita determinate malattie. Una volta noti tali rischi si possono indirizzare le persone verso opportuni stili di vita. In aggiunta a questi screening di predisposizione genetica, le nuove tecnologie note come “wearables” permettono il costante monitoraggio di determinati parametri vitali. Oggi sono prevalentemente usate dagli sportivi mossi dalla ricerca di un continuo miglioramento delle proprie performance ma presto potranno essere estese a tutti i cittadini. Una tale impostazione della medicina sembra dirigerci verso quello che Lei ha definito come vita ridotta a condizione biologica, “nuda vita”. Tuttavia, molti scienziati nutrono forti dubbi sulla realizzabilità – etica e tecnica – di tale scenario. Ci può condividere una riflessione su questo argomento? Inoltre, cosa pensa si debba fare per invertire la rotta?

 

Nella prospettiva che lei delinea, decisivo è il passaggio della soglia in cui personalizzazione, predizione e screening non si traducono semplicemente in consigli e suggerimenti di stili di vita, ma diventano un obbligo giuridico. Questa soglia oggi è stata oltrepassata e quello che in passato si presentava come un diritto alla salute, si è trasformato in un’obbligazione da adempiere a qualsiasi prezzo. La causa di mortalità più frequente nel nostro paese sono le patologie cardiovascolari ed è noto che queste potrebbero forse diminuire se si praticasse una forma di vita più sana e ci si attenesse a un’alimentazione particolare. Ma a nessun medico era mai venuto in mente che le forme di vita e di alimentazione che consigliavano ai pazienti potessero diventare oggetto di una normativa giuridica, che decretasse ex lege come si deve vivere e che cosa si deve mangiare, trasformando l’intera esistenza in un obbligo sanitario. Del resto questo era escluso dal giuramento professionale del medico, che menziona espressamente “il rispetto dei diritti civili circa l’autonomia della persona”. È quello che è ora avvenuto per il Covid-19 e, almeno per ora: la gente ha accettato non soltanto di rinunciare alle proprie libertà costituzionali, alle relazioni sociali e alle proprie convinzioni politiche e religiose, ma ha lasciato che i propri cari morissero da soli e senza funerale. In questo senso si può dire che l’esistenza umana è stata ridotta a un dato biologico, a una nuda vita che occorre salvare a qualsiasi costo, nonostante il fatto che l’IFR, il tasso reale di mortalità della malattia sia, secondo gli studi riportati nella vostra rivista, inferiore all’1%. Quel che è avvenuto è che, attraverso un processo di medicalizzazione crescente della vita, l’unità dell’esperienza vitale di ogni individuo, che è sempre inseparabilmente insieme corporea e spirituale, si è scissa in un’entità puramente biologica da una parte e in un’esistenza sociale, culturale e affettiva dall’altra. Questa frattura è secondo ogni evidenza un’astrazione, ma un’astrazione potente, alla quale gli uomini hanno sacrificato le loro condizioni normali di vita. Ho detto che la scissione della vita è un’astrazione, ma voi sapete che la medicina moderna intorno alla metà del XX secolo ha realizzato questa astrazione attraverso i dispositivi di rianimazione, che hanno permesso di mantenere a lungo un corpo umano in stato di pura vita vegetativa. La camera di rianimazione, con i suoi meccanismi di respirazione e di circolazione sanguigna artificiali e le sue tecnologie di mantenimento della temperatura corporea, attraverso i quali un corpo umano è tenuto indefinitamente in sospeso fra la vita e la morte è una zona oscura, che non deve uscire dai suoi confini strettamente medici. Ciò che è invece avvenuto con la pandemia è che questa vita puramente vegetativa, questo corpo artificialmente sospeso fra la vita e la morte è diventato il nuovo paradigma politico, sul quale i cittadini devono regolare il loro comportamento. Il mantenimento a ogni prezzo di una nuda vita astrattamente separata da quella intellettuale e spirituale e imposta come criterio non di vita, ma di mera sopravvivenza è il dato più impressionante nella situazione che stiamo vivendo.

 

Qui l’intera intervista ad Agamben su l’Intellettuale Dissidente

 

Il commento

   

Agamben coglie un punto: siamo stati espropriati della nostra proprietà su noi stessi. Non siamo più noi a decidere per noi. In nessun senso: né in senso libertario o anarco individualista come proprietari di noi stessi e in diritto di prendere le nostre decisioni autonomamente, fossero pure stupide, ignoranti, contro producenti, auto distruttive; né in senso democratico come parte del demos sovrano, come elettori, come parte di una dmeocrazia e di procedure democratiche.

 

Come ho già scritto diverse volte con il covid la democrazia, i diritti individuali, la libertà sono state soppresse. Le scelte politiche sono completamente slegate dalla volontà degli elettori. I diritti costituzionali sono stati soppressi. I diritti individuali nessuno sa cosa siano. Tuttavia è nostro diritto fare vite insalubri, è nostro diritto esporci a pericoli e prenderci rischi, è nostro diritto decidere cosa è più importante e cosa meno per noi stessi.

 

Si dice che dobbiamo affidarci agli esperti che sanno cosa fare. Lungi da me negare su una epidemia gli epidemiologi ne sappiano più dei panettieri, e su un virus i virologi più degli idraulici. Tuttavia la forza di questo argomento è molto meno di quella che si crede. Io ho tutto il diritto di non ascoltare il medico, di avere altre priorità nella vita, pur senza pretendere di saperne più di lui. Il medico non vive la mia vita, non è nella mia situazione, e non può decidere per me le mie priorità e i miei piani. A meno che sia un medico nazista, con un esercito dietro le spalle.

 

L’argomento per cui non posso decidere per me quando si tratta di un virus perché non sto assumento un rischio per me, ma infliggendo un rischio ad altri, può pure essere sfidata. Innanzitutto se io sono disposto a prendermi il rischio di ammalarmi, questo vuol dire che sto accettando il rischio che gli altri possono rappresentare per me, e non c’è aggressione quando la “vititma” – quella che altri suppongono sia la vittima – da il suo consenso. Quindi fra diverse persone tutte disposte a prendersi questo rischio, non c’è nessuno che aggredisca nessuno.

Poi senza arrivare a questo estremo, le persone potrebbero essere disposte a prendersi un certo rischio di ammalarsi, e questo rischio socialmente accettato potrebbe essere più basso o più alto di quello incarnato dalle politiche in atto, che sono totalmente scollegate da qualsiasi verifica di cosa vogliano “i governati”, e rappresentano la mera imposizione violenta delle scelte dei politici coadiuvate da medici e scienziati. Anche se fossero le scelte più sagge del mondo, questa avrebbe dovuto essere una democrazia, non la dittatura degli illuminati. Che una decisione democratica non sia sempre la più saggia lo sanno anche i sassi, ma nessuna persona intelligente ha mai giustificato la democrazia sostenendo che partorisce le decisioni più sagge: la giustificazione della democrazia si basa su tutt’altro. Quindi obiezioni su come siano più sagge le decisioni prese dalla dittatura degli Illuminati, non valgono nulla, sono tutte fuori bersaglio.

 

L’effetto collaterale del Covid è stato quello di annientare ogni nozione di diritto individuale, relegata a lusso che non ci possiamo permettere, da gente che non capisce una fava e non ha la minima idea che quello che non dovremmo mai permetterci non dico di fronte al covid, ma neppure di fronte alla peste o alla guerra è negare i diritti individuali.

 

Il covid è il più grande fallimento della democrazia e del liberalismo, mai visto. Mi viene d apensare che aveva ragione chi diceva che la democrazia rende stupidi: sembriamo diventati idioti come nel film Idiocracy, dove l’umanità non aveva più idea di a cosa servisse l’acqua. Ugualmente oggi non abbiamo più idea di a cosa servano i diritti individuali.

 

Per cairtà di patria, non inizio a parlare di ordine spontaneo, o di “anarchia come organizzazione” e di Stato come caos organizzato, perché tanto sarebbe inutile.

Pietro Agriesti

Coordinatore sezione Attualità

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