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Sindrome di Calimero e crisi della normalità – Carlo Lottieri

Sindrome di Calimero e crisi della normalità – Carlo Lottieri

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Sindrome di Calimero e crisi della normalità

Da qualche tempo quella di “normalità” è una nozione che non se la passa bene, dato che il dibattito pubblico delle democrazie contemporanee è dominato da una specie di dogma in ragione del quale essa sarebbe offensiva verso quanti potrebbero non rientrare – per i più diversi motivi – in tale categoria. È come se l’esistenza di eccezioni, che naturalmente esistono e ci sono sempre state, avesse oggi svuotato ogni idea di regola.

Siamo alle prese con una “sindrome di Calimero” secondo la quale poiché qualcuno possiede talune caratteristiche peculiari tutti dovremmo accettare l’inesistenza di quei tratti che, invece, contraddistinguono la grande maggioranza dei membri della società. Il caso clamoroso – ma è soltanto uno dei molti – riguarda la cosiddetta queer theory e in particolare la tesi secondo cui l’identità di genere non avrebbe un fondamento biologico, ma sarebbe un semplice costrutto psicologico e sociale. In psichiatria si parla di “disforia di genere” per definire quella patologia che causa una forte sofferenza in soggetti che non si riconoscono nel proprio sesso biologico. Nessuno nega l’esistenza di questo, ma quello che si tende ad affermare è che tali soggetti dovrebbero farci pensare che in generale non esista alcuna relazione tra il sesso (la conformazione fisica) e il genere (maschile o femminile).

Così, quando non molto tempo fa la biologa Marie-Luise Vollbrecht provò a tenere una conferenza, a Berlino, sul tema “Perché in biologia ci sono due sessi”, le fu impedito con la forza di parlare in virtù della mobilitazione di quanti sostennero che simili tesi sarebbero disumane e ostili alle persone queer e trans. La normalità della biologia andrebbe insomma sacrificata sull’altare dell’ideologia.

Eppure senza una qualche ipotesi riguardante la grande maggioranza di tutti noi ogni convivenza sarebbe difficile. Ad esempio, un teorico del diritto come Hans Kelsen era ben consapevole dell’esistenza di (rarissimi) soggetti masochisti quando pure sosteneva che l’ordinamento si basa sulla minaccia di pene: la sua tesi è che molti di noi rispettano le leggi perché vogliono evitare sanzioni e conseguenze negative (e questo anche se qualcuno, magari, non desidera altro!). La sanzione però esiste e ha precisi connotati, così che su di essa per Kelsen che è stato costruito il sistema giuridico, il quale infligge multe oppure costringe alla detenzione.

Più in generale, il nostro vivere in società poggia su una certa prevedibilità dei comportamenti altrui e, di conseguenza, su una qualche idea di “normalità”. Sono generalizzazioni? Senza dubbio, ma non sono ingiustificate. Si tratta di schemi che si rivelano utili in tantissime circostanze.

Pensiamo alla scienza politica o a quella economica. Esse si basano su modelli astratti che ipotizzano che un politico miri a conquistare e mantenere il potere (Niccolò Machiavelli) e che un soggetto economico punti a massimizzare la propria quantità di risorse (Adam Smith). Quando sono interessato ad acquistare un’abitazione io cercherò di pagare il meno possibile e la mia controparte proverà a ottenere il massimo da me. È sempre così? No, e infatti esistono donazioni e beneficienza, ma non per questo lo schema dell’homo oeconomicus è da rigettare.

La stessa possibilità di essere eccezionali – diversi dai più, controcorrente, fuori da ogni regola – esige in qualche misura la normalità, così che con il declino della regola si ha pure il venir meno di ciò che non corrisponde alle attese. Non ci si rende conto che quando si rifiuta l’idea di norma si finisce per rendere impossibile anche l’imprevisto e – sul piano culturale – l’anticonformismo.

Questa profonda sovversione del reale è del tutto funzionale al potere, dato che delinea una reale del tutto indefinita e indeterminata, e quindi più facilmente manipolabile. I nuovi assetti del potere in questa fase complicata della vicenda occidentale, allora, esigono che nulla tutto sia più normale e che alla fine tutto lo sia. Eppure è bene avere presente che la realtà non può essere negata facilmente e contestata senza che ciò abbia conseguenze.

Il fatto che “di norma” gli europei siano bianchi e che gli africani siano neri è un fatto, e certo questo non esclude l’esistenza di europei neri (magari perché immigrati o figli di immigrati) e africani bianchi (in Sudafrica e non solo): né si esclude che le eccezioni in futuro possano essere sempre più numerose, tanto da non essere nemmeno più riconosciute tali.

Queste sono ovvietà, ma sono contestate sulla base di una prospettiva ideologica che non ammette le differenze e si nutre di una filosofia della miseria. Ancora una volta siamo alle prese con gli effetti di lungo periodo del marxismo e della sua necessità di individuare colpevoli e vittime. Ci viene chiesto, infatti, di negare la realtà nel suo insieme perché vi sono figure (l’immigrato, il malato, il transessuale, e via dicendo) che ormai hanno spodestato il proletario e sono utilizzate strumentalmente per una critica feroce verso la libertà di espressione e in difesa di un potere sempre più opprimente, che risulta sempre meno incapace di celare la propria natura.

Ognuno ha il pieno diritto di essere quello che è e pure di qualificarsi come meglio crede. Tutto questo, però, non deve portarci a modificare la realtà dei fatti, negare le ovvietà e rigettare schemi e semplificazioni (quando sono opportune), ideologizzando il dibattito scientifico e costruendo una società sottilmente totalitaria, dominata dai sacerdoti del politicamente corretto.

Tratto da: Carlo Lottieri, L’era del totalitarismo soft. Due anni di corsivi elvetici, Bologna Tramedoro, 2025, pp. 45-46.

About The Author

Aurelio Mustacciuoli

Aurelio Mustacciuoli: ingegnere, imprenditore, pilota. Ha scritto il libro "La Teoria della Forza Guardiana", studioso di liberalismo e della Scuola Austriaca di Economia. Ha fondato l’associazione "Italian Civil Liberties Union" e il blog "The Liberty Plus" su cui cura la rubrica "Enemy of the State"

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