Nel suo articolo “Non usiamo il libertarismo come scusa per continuare a discriminare” , Riccardo pone due importanti questioni: 1) discriminare è sempre sbagliato e non può essere libertario, 2) aggressione non è solo aggressione fisica.
In particolare sul diritto di discriminazione scrive:
Il problema con chi sostiene questo diritto è, logico. È del tutto incoerente criticare il collettivismo in ogni sua forma, se poi si difende la libertà di discriminare! L’unica discriminazione sensata e ragionevole è quella contro gli individui specifici (per esempio scelgo di cacciare dal mio locale il signor X che ieri mi ha distrutto la sala o ha acceso una rissa perché ubriaco). Qualunque forma di comportamento tribale (razzista, omofobo, più in generale maschilista) non ha minimamente modo di essere integrato in una prospettiva libertaria
A contributo della discussiome esprimo la mia opinione.
Il libertarismo si basa su NAP, proprietà privata e self-ownership. Nella sua “Etica della libertà” Rothbard attribuisce valori etici a tali principi. Il senso è che poiché questi sono necessari per evitare conflitti, ne consegue che sono giusti.
Ma il libertarismo rimane pur sempre una filosofia politica, non una filosofia morale.
Quando si parla di prospettive libertarie, è necessario distinguere il piano della morale da quello della legalità e del diritto. Non tutto ciò che è immorale deve essere vietato per legge.
Rothbard lo dice benissimo: “Moralità e legalità costituiscono per il libertario due categorie molto diverse… Il libertario ritiene che non è compito della legge forzare il concetto di moralità degli altri. Non spetta alla legge fare diventare le persone buone, obbedienti, morali, pulite o rette… La violenza legale deve solo difendere le persone dall’uso della violenza e dalle invasioni violente dei loro diritti e delle loro proprietà … Non si fanno leggi che obbligano le persone a essere gentili con i propri vicini e a non urlare agli autisti degli autobus; non si fanno leggi che costringono le persone a essere leali con i propri cari… Talvolta si ha l’impressione che il beau ideal di molti conservatori e di molti liberals sia quello di mettere tutti in una gabbia e costringerli a fare ciò che conservatori e liberals ritengono morale… L’ironia sta nel fatto che costringere gli uomini a essere morali significa negare agli uomini la stessa possibilità di essere morali.
Attenzione, qui non c’entra lo stato. Parliamo di legalità, che esiste anche in una organizzazione sociale priva di stato.
Sul tema della discriminazione, il punto è che è senz’altro immorale discriminare un essere umano per il colore della pelle, per il suo sesso, le sue credenze, la sua religione, etc, ma deve essere vietato poterlo fare? No.
Potrà anche essere un comportamento illogico, ma il fatto che sia illogico non rileva circa il fatto che debba essere vietato. E non rileva perché il punto è che nessuno può impormi di cambiare le mie preferenze individuali se esse non arrecano danno a terzi, anche se sono illogiche, anche se sono immorali. Quindi, se non amo la compagnia di alcune categorie di persone, nessuno ha il diritto di impormele nei miei spazi privati. Il diritto di esclusione è pertanto un diritto che non può essere violato da una legge.
Sul tema dell’aggressione invece sono più aperto agli argomenti sostenuti da Riccardo.
Molti libertari considerano “aggressione” solo l’aggressione fisica o la minaccia di usarla. Personalmente tendo a considerare aggressione anche la manifestazione di una provocazione ingiustificata o una offesa che può degenerare in aggressione fisica. Sia da parte di chi la esprime, che passa alle vie di fatto, che da parte di terzi, che si fanno condizionare, che da parte di chi la subisce, che alla fine può avere una reazione violenta.
Non c’è dubbio che se alludi ripetutamente in pubblico alle virtù di una signora, non ti devi stupire se prima o poi lei o il marito ti mettono le mani addosso. Certamente quest’ultimi stanno aggredendo, ma non lo avrebbero fatto in assenza di una provocazione.
Quella provocazione è una forma di aggressione. Il bullismo psicologico è una forma di aggressione, e infatti spesso degenera in violenza.
Certamente il terreno è scivoloso. Chi stabilisce se la provocazione è ingiustificata o meno? Quale è la linea di demarcazione tra una opinione espressa in spazi non privati e una provocazione ingiustificata?
Se però si ammette la possibilità di attenuanti nel caso di una reazione ad una provocazione, si ammette implicitamente che quella provocazione ha arrecato un danno alla vittima, e può quindi essere sanzionata.

Il barbiere di Hayek

by Riccardo Canaletti

Studia Philosophy and literature presso Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

 

Riccardo Canaletti

Coordina la sezione Filosofia

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