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Un paese di misteri senza mai un colpevole

Un paese di misteri senza mai un colpevole

Sistema politico: repubblica parlamentare dal 2.6.1946

Regnante (1962 – dimissioni 1964): ANTONIO SEGNI, Democrazia Cristiana

Reggente: Amintore FANFANI IV (Feb,1962 – Giu.1963)

Ministro degli Interni: Paolo Emilio Taviani (Feb,1962 – Giu.1963) Democrazia Cristiana

Presidente dell’ENI: Enrico Mattei (fondatore di ENI nel 1953)

Mattei vuole rendere l’Italia un paese indipendente energeticamente, crede e dichiara apertamente che l’Italia non possa continuare ad esportare braccia di emigranti ma lavoro e imprenditoria (come da una sua intervista dell’epoca al TG1 di allora). Per questo e altro ancora, si rende presto inviso alle grandi multinazionali del petrolio e il governo francese guidato da De Gaulle si lega al dito, l’appoggio di Mattei agli indipendentisti algerini che vogliono scrollarsi di dosso il potere coloniale dei francesi.

Ecco la successione degli eventi, come in un thriller:

L’8 gennaio 1962 Mattei era atteso in Marocco per l’inaugurazione di una raffineria, ma il pilota del suo aereo personale, accorgendosi di una lievissima sfumatura sonora da uno dei reattori, scoprì un giravite fissato con del nastro adesivo a una delle pareti interne del motore.
L’episodio, classificato come banale “dimenticanza” dei tecnici, poteva con una certa probabilità provocare una sciagura con la seguente dinamica: il calore del reattore avrebbe sciolto il nastro, il cacciavite risucchiato sarebbe finito nel reattore stesso, che sarebbe esploso senza lasciar traccia dell’oggetto, potendo il tutto poi apparire come un incidente motorio. In realtà il cacciavite era inserito nella parte di scarico del motore e non avrebbe potuto danneggiarlo

Mattei viene invitato per il 26.10.1962 in Sicilia a Gagliano Castelferrato, per una presunta agitazione dei locali residenti, per via delle esplorazioni di gas in corso a cura dell’ENI, sul territorio comunale. Ad invitarlo un esponente di spicco della DC siciliana tale Graziano Verzotto, portavoce del presidente della Regione, anche lui democristiano, tale Giuseppe D’Angelo.

L’aereo di Mattei un MoraneSaulnier MS-760 di costruzione francese, rimane parcheggiato dal suo arrivo alla sua ripartenza per Milano, in un ex aeroporto militare della II Guerra Mondiale, situato a Gela.

Mattei riparte da quel maledetto aeroporto il giorno dopo essere arrivato in Sicilia. Era il pomeriggio del 27 Ottobre 1962.

Intorno alle 18:50 il pilota Irnerio Bertuzzi comunica alla torre di controllo di Linate che sta per avviare la discesa di atterraggio. Dopo pochi secondi, l’aereo sparisce dai radar. I rottami vengono ritrovati dispersi in centinaia di metri in un bosco di pioppi a Bascapè in provincia di Pavia.

Sintesi solo di alcune delle “anomalie” che non sono indizi ma prove dell’attentato, dei mandanti, del movente:

  1. Due testimoni oculari dell’esplosione che dichiarano al TG1 di avere visto un bagliore in cielo e poi pezzi incendiati cadere a terra poco distante dal loro casolare. Sparisce l’audio dell’intervista del TG1
  2. I rottami dell’aereo vengono lavati con la soda caustica prima di qualsiasi perizia o analisi
  3. Viene nominato dopo pochi mesi a vicepresidente ENI (di fatto con pieni poteri) Eugenio Cefis che Mattei aveva allontanato da ENI all’inizio del 1962. Cefis è un ex militare, appartenente ai Servizi Segreti Italiani, finirà con l’essere uno dei maggiori promotori e finanziatori della Loggia P2. Diventa presidente ENI pochi anni dopo. Ovviamente non trascorre la sua vecchiaia in Italia. E’ un postaccio si sa, meglio la Svizzera dove muore a 83 anni. Nel rispetto delle migliori tradizioni tricolore di eroi dei due mondi e garibaldini che hanno scorrazzato impuniti in questa steppa a forma di stivale
  4. Dopo anni dal disastro aereo, lo stesso Cefis riesce a far prelevare i resti dell’aereo che erano sotto sequestro e farli fondere
  5. Solo nel 1996 e solo per un fortuito caso, un magistrato in servizio alla procura di Pavia, tale Vincenzo Calia riapre il fascicolo Mattei, che era stato sbrigativamente chiuso 34 anni prima; fa riesumare le salme e vengono trovate tracce di esplosivo su un anello che Mattei portava al dito, sul volo maledetto. Pure uno strumento del quadro di bordo, scampato al prelievo per la fusione dei resti del velivolo esploso in volo, presenta tracce di esplosivo.
  6. A Boris Giuliano che alla Questura di Palermo indaga sui movimenti di Mattei in quei due giorni dell’ottobre 1962 e sulla sorveglianza cui era stato sottoposto il velivolo dell’ENI mentre era parcheggiato all’aeroporto di Gela, viene comandato di terminare le indagini perché il caso era stato risolto dal perito nominato per il disastro. Boris Giuliano morirà ammazzato dalla mafia il 21 luglio del 1979
  7. il 16 settembre 1970, sparisce rapito dalla mafia e mai più ritrovato il giornalista Mauro de Mauro che indagava da anni sul caso Mattei
  8. Il magistrato Calia che ha riaperto le indagini nel 1996 ha dichiarato in un’intervista televisiva, di aver fatto quello che i suoi predecessori, in servizio alla procura di Pavia, avevano “omesso” di fare.

Insomma, ci sono le prove, c’è più di un movente, ci sono stati i testimoni e pure i pentiti di mafia. Ma nel frattempo siamo arrivati al 2003 e la procura di Pavia, archivia nuovamente la “pratica”!

I colpevoli tutti, sentitamente ringraziano per aver potuto beatamente vivere ed essere pagati chi da ministro, chi da governatore, chi da presidente, chi da magistrato. E morire di morte naturale chi in Svizzera, chi a Pavia e chi altrove

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