Lo spunto mi viene dalla recente notizia della rilevazione di un’onda gravitazionale prodotta dalla collisione di due stelle di neutroni a 130 milioni di anni luce di distanza che avrebbe generato una quantità di oro superiore alla massa della terra.

Ah se solo questo oro fosse a portata di mano, risolverebbe tutti i problemi del nostro pianeta.

Non è così.

Il perché, è una delle tante conquiste della scuola austriaca di economia che ha introdotto la teoria soggettiva del valore e avviato la rivoluzione marginalista.

Menger, uno dei padri della scuola austriaca di economia, diffuse la teoria soggettiva del valore e spiegò chiaramente, per la prima volta, la legge dell’utilità marginale (maggiore è il numero di unità di un bene che un individuo possiede, minore sarà il valore che egli attribuirà ad ogni data unità).

Ogni bene ha un valore se è in grado di realizzare un fine o se un individuo ha la convinzione che l’oggetto sia utile al suo perseguimento. L’acqua ha molto valore nel deserto, ma molto meno in una città servita da numerosi acquedotti. Il valore è frutto di una valutazione soggettiva dell’adeguatezza del mezzo alla luce del fine perseguito.

Cos’è quindi che rende una cosa preziosa? La scarsità in relazione alla desiderabilità.

Il prezzo rappresenta la quantità di risorse scarse che si è disposti a cedere per venire in possesso della risorsa desiderata, in quanto capace di soddisfare un fine soggettivo.

La risorsa più scambiabile (e scarsa) è la moneta, per questo il prezzo viene indicato in unità monetarie.

A parità di desiderabilità, quanto meno un bene è scarso (ovvero quanto più è disponibile), tanto minore sarà la quantità di moneta che saremmo disposti a scambiare per esso, e quindi tanto più basso sarà il suo prezzo.

Anche la moneta, in quanto bene, ha un prezzo. Il prezzo della moneta si chiama potere di acquisto e indica la quantità di cose con cui può essere scambiata l’unità monetaria.

Come per gli altri beni, i cui prezzi si riducono al ridursi della loro scarsità (o cosa equivalente all’aumentare della loro disponibilità), così pure la moneta vede ridursi il suo prezzo (ovvero il suo valore, che abbiamo detto essere rappresentato dal suo potere di acquisto) all’aumentare della sua disponibilità (ovvero della quantità in circolazione).

L’oro è stato moneta per secoli in quanto bene più scambiabile con altri beni, in virtù di una serie di qualità fisiche che lo rendono gradevole e adatto come mezzo di scambio e in virtù della sua considerevole scarsità.

Ancora oggi questa capacità di essere riserva di valore disponibile per essere scambiata con altri beni lo connota come una moneta in potenza.

Ma se avessimo a portata di mano una quantità illimitata di oro il suo prezzo andrebbe a zero, e quindi non ci servirebbe, aimè, a risolvere i problemi del nostro pianeta.

Pillole di economia

by Autori Vari

Questa rubrica raccoglie una raccolta di piccole monografie divulgative di vari autori su importanti principi economici. Tra questi Alberto De Luigi, Francesco Carbone, Aurelio Mustacciuoli e tanti altri. L’obiettivo è di fare capire tali principi a tutti, anche ai non addetti ai lavori. I riferimenti teorici principali sono quelli della Scuola Austriaca di Economia.  

Autori Vari

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