Don Beniamino Di Martino annuncia pubblicamente di lasciare il movimento libertario. Non ne mette in discussione i principi ma la traduzione politica elettorale. Ovvero come compiere il massimo bene possibile nel contesto politico esistente. Ribadisce in questo modo la sua linea realista, gradualista, anti-perfettista e fusionista che aveva indicato nel suo libro “Per un libertarismo vincente”, in cui si era posto il problema del libertario che con il suo rigorismo favorisce la formazione politica peggiore.

Che questo sia un problema l’ho scritto anche io nel mio libro La Teoria della Forza Guardiana, dove ho tuttavia argomentato che la posizione di Di Martino, nel contesto attuale di partiti tutti iperstatalisti sarebbe una posizione nel breve poco vantaggiosa, incapace di raggiungere l’obiettivo di massimo bene possibile, caso mai sosterrebbe il male minore, e probabilmente sarebbe poco efficace anche in quello.

Manca in sostanza il presupposto che lo stesso Di Martino ritiene necessario perché questa strategia funzioni, ovvero che esista attualmente una forza conservatrice con cui allearsi affine al libertarismo che riconosca “il diritto naturale e l’assolutizzazione della proprietà privata, e che quindi poggi le proprie basi sull’individualismo e la libertà come valori assoluti. Non dico che tale strategia – sostanzialmente simile a quella proposta da H.H. Hoppe attraverso un’alleanza con l’alt-right nel diverso contesto americano – non sia valida nel lungo periodo, ma che perché possa funzionare dovrebbero tuttavia sussistere le seguenti due condizioni oggi assenti: a) la presenza di forze conservatrici permeate di cultura liberale e b) un indice di statalizzazione (definito come rapporto tra spesa pubblica e PIL) basso, almeno inferiore al 30% (oggi in Italia siamo oltre il 55%).

Chi è interessato può leggera la mia posizione estesa nell’articolo pubblicato su libplus al seguente link.

Vorrei però ora affrontare brevemente tre argomenti che ritengo centrali:

  1. Quanto questa scelta abbia a che vedere con il libertarismo,
  2. Se esiste una strategia politica al contempo più efficace e che possa essere essere appoggiata anche da un libertario,
  3. Qual è la tattica di opposizione più efficace alla svolta repressiva in atto.

1. Il libertarismo di Rothbard e la sua incompatibilità con la politica dei partiti

Nel mio libro sostengo che il libertarismo – in particolare la linea giusnaturalista di Rothbard in cui anche io come Di Martino mi riconosco – individui sostanzialmente una posizione etica che non ammette l’aggressione dell’individuo. Poiché lo stato aggredisce per definizione l’individuo, lo stato attua il male. I libertari sostengono inoltre che anche dal punto di vista razionale l’aggressione statuale è sbagliata perché deprime lo sviluppo economico, che invece troverebbe il suo ottimo nel libero mercato.

Ora è evidente che tale posizione non può avere una traduzione politica in un partito tradizionale, ovvero un soggetto che definisce una sua proposta elettorale che riguarda sia il modo di limitare le libertà dell’individuo e di aggredire la sua proprietà privata, che il modo di utilizzare le risorse sottratte ai cittadini con la forza. Un partito cioè che svolga un ruolo sociale, che preveda da un lato l’aggressione, dall’altro la ridistribuzione arbitraria di ricchezza. Non può averla per definizione. Il libertario non vuole alcuna limitazione istituzionale all’azione umana pacifica e cooperativa.

Abbandonare il libertarismo diventa pertanto, a mio avviso, una scelta politica del tutto legittima ma per attuare un conservatorismo vincente, non un libertarismo. In questo don Beniamino Di Martino si colloca nella linea di don Sturzo e personalmente gli faccio i migliori auguri di successo perché è assolutamente indispensabile una forza politica che si opponga alla deriva socialista, welfarista, statalista e dirigista tipica di tutte le forze politiche attuali.

2. Una strategia politica più efficace che sia accettabile anche per un libertario

Rimane tuttavia il problema del non voto dei libertari e di una strategia nuova che non sia la riproposizione moderna di un partito popolare liberale anch’esso inevitabilmente destinato ad una degenerazione statalista, come è avvenuto per i nostri partiti di centro e di destra.

Su questo rinnovo la proposta del mio libro: un partito apolitico che abbia come missione la limitazione degli spazi della politica attraverso un unico obiettivo, la riduzione della spesa pubblica. Perché dobbiamo essere seri, il taglio drastico della spesa pubblica è la condizione sine qua non per evitare fuffa, ideologia senza contenuti.

Ora, l’ideologia senza contenuti è proprio il leitmotiv della competizione politica attuale. Ritengo però che se si eliminano i particolarismi ideologici e si persegue un unico obiettivo condiviso da chi ritiene l’eccesso di statalismo un male, sia possibile ottenere un ampio consenso, perlomeno in momenti come quelli attuali in cui l’eccesso di statalismo è diventato un problema che sempre più persone iniziano a percepire. Un tale partito, inoltre, sarebbe l’unica linea di difesa possibile per la parte produttiva del paese, i risparmiatori e i giovani, ovvero le vittime dirette della spesa pubblica.

Non solo quindi gli insoddisfatti dagli attuali partiti, non solo le vittime della spesa, ma anche i libertari potrebbero votare un tale partito in quanto promotore dell’unica azione politica che potrebbero coerentemente sostenere, la riduzione dello stato.

Questa strategia politica ha tuttavia bisogno di consolidarsi e trovare un consenso tale da far superare le difficoltà quasi insormontabili legate alla costituzione di un nuovo partito e alla possibilità che esso possa essere incisivo. Nel frattempo si ritiene fondamentale promuovere una crescita culturale in senso liberale, necessaria sia per la creazione di una tale forza politica non tradizionale, sia per supportare il conservatorismo più tradizionale di don Beniamino Di Martino. Questo, ad esempio, è l’obiettivo di libplus.

3. Come opporsi nel breve alla svolta repressiva in atto

Resta l’ultimo punto. Come contrastare nel breve la svolta repressiva, welfarista e socialista in atto, attuata con l’alibi della pandemia. Qual è la migliore tattica per difendersi dall’aggressione alla libera umana pacifica azione volontaria che ha subito in questi mesi un’accelerazione senza precedenti tale da non poter più stare a guardare.

Su questo punto Forza Guardiana ha deciso di svolgere un duplice ruolo, da un lato dare un contributo di ricerca con l’Osservatorio sulla Spesa Pubblica che sta per presentare il primo report prodotto da Giordano Felici, dall’altro proporsi come movimento di protesta, in particolare in ambito giovanile.

Negli ultimi mesi ho discusso con Alessandro Sforza, che coordina il movimento giovanile, su quale potesse essere la forma migliore di protesta e abbiamo convenuto che più che cercare visibilità nelle piazze, terreno di scontro più adatto alle forze collettiviste e socialiste, si vuole contrastare la deriva illiberale usando una forma di protesta civile che usa strumenti istituzionali di tipo giuridico a disposizione di ogni cittadino: denunce penali e esposti civili.

In questo momento il movimento libertario con il lavoro, tra gli altri, dell’avvocato Alessandro Fusillo ha sviluppato un format di denuncia penale con riferimento alle diverse norme costituzionali e leggi che sono state violate dall’azione dell’attuale governo, e Fabio Massimo Nicosia sta sviluppando un analogo format in ambito civile.

Forza Guardiana intende promuovere tale forma di protesta invitando tutti ad utilizzare questi strumenti. Intende farlo presso i gruppi e gli istituti liberali nonché presso i giovani, i produttori di ricchezza e i risparmiatori, attaccati sia sul terreno della libertà che su quello della proprietà, e vuole contribuire a trovare forme di finanziamento per poter attuare tale protesta civile.

Editoriali

by Autori Vari

Gli editorialisti di Lib+ sono persone libere e indipendenti che contribuiscono volontariamente con articoli e saggi.

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