Alla domanda “perché si fa tutto questo?”.
La risposta di chi pensa di essere nel giusto è “Lo si fa perché è necessario”.
Supponiamo lo sia (ma non lo è, è evidentemente una delle scelte possibili); si tratta pur sempre di drastiche riduzioni di libertà civili ed economiche.
Dovrebbe esserci la massima attenzione a far percepire queste misure come temporanee, a scusarsi con la popolazione per il disagio.
I media dovrebbero fare le pulci al governo per verificare se veramente sono necessarie e verificarne i risultati.
I costituzionalisti dovrebbero scrivere articoli su articoli sul pericolo di sospensioni dei diritti costituzionali.
Ci dovrebbero essere dibattiti televisivi con favorevoli e contrari senza che i secondi fossero additati come novax e terrapiattisti.
I filosofi, che ci hanno insegnato la libertà del pensiero, dovrebbero essere ascoltati con rispetto e attenzione e non considerati dei cretini (cit. Sansonetti).
Ci si dovrebbe confrontare con altri paesi e magari considerare i risultati anche di quelli (come la Svezia) che non hanno usato misure restrittive
La gente dovrebbe poter protestare senza essere considerata addirittura terrorista.
Tutto questo non avviene. C’è una narrazione sola: “è necessario” , punto.
Non vi sembra inquietante e pericoloso che questo “è necessario” stia passando così in cavalleria, sotto scroscianti applausi?
A me sì, molto.
Penso che una società libera che voglia restare tale debba alzare a defcon 1 il livello di guardia verso il suo governo che sospende le libertà civili ed economiche, non applaudirlo sopprimendo il contraddittorio. Questo comportamento esprime la minima resistenza possibile a qualunque potenziale fascismo.
Tra la possibilità che siamo una società matura che ha individuato in massa la strada giusta per fare ciò che è necessario e quella che siamo una società debole vile e impaurita e incapace di difendere la nostra libertà, francamente a me sembra la seconda.

Enemy of the State

by Aurelio Mustacciuoli & friends

Questa rubrica raccoglie voci critiche all’espansione statale e alla progressiva sempre maggiore invadenza nelle nostre vite con conseguente restrizioni dei diritti diritti e delle libertà. La rubrica si ispira alla figura del filosofo Murray Newton Rothbard, the “Enemy of the State” per eccellenza.

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