La notte è nera e, sebbene le vacche non siano nere né brune ma pezzate e il cioccolato sia al latte, nella nera notte non si vede nulla. Si sentono però i campanacci a rassicurarci che la democrazia è ben viva e solida.
Non siamo qui a coccolare i gatti.

I filosofi alla mentuccia saranno ben felici, allora, che il popolo abbia parlato. Che, con voce ferma e sonora abbia chiesto il grinpas elvetico costituzionale, costituzionalissimo.

Non un DPCM, non una decretazione affrettata e tanto meno la militarizzazione dell’opinione pubblica. Nel paese più libero del mondo è il popolo che decide la discriminazione e lo decide civilmente, senza strafare. Deponendo una scheda nell’urna della domenica mattina decide che si usi il grinpass.

Che dicono i filosofi alla mentuccia? nulla. Che dovrebbero dire? Che Göring è sbarcato in Svizzera? Che stanno facendo i programmi per i campi di sterminio? Nel paese del Cabaret Voltaire sarebbe in atto lo scivolo verso il totalitarismo?

Che dicono i filosofi alla mentecata, quelli riuniti nel think tank contro la dittatura sanitaria? Sbraitano? No. Che possono dire? Il popolo, nella sua più solenne espressione di democrazia diretta, s’è espresso per la discriminazione.
Il paradosso, eppur così chiaro e semplice, sfugge ai filosofi della mentocrazia, che il popolo possa per legge discriminare una parte che esercita il suo legittimo diritto di non vaccinarsi, alla quale viene tuttavia imposta la rinuncia alla vita civile.

Dura, nera è la notte, le stelle sono spente, tutto è da fare, da ricominciare. Il gatto nella scatola ronfa, indifferente al destino.

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