Sulla pandemia ormai c’è veramente poco da dire.

Penso che il comportamento corretto di un governo avrebbe dovuto essere il seguente.
Nessuna negazione. Massima allerta e tempestività. Informativa chiara. Indicazioni di prudenza, igiene e diatanziamento. Linee guida e regole per evitare grandi assembramenti più o meno restrittive per tenere piatta la curva pandemica quel tanto che basta per non ingolfare le terapie intensive. Nessun divieto. Nessun lockdown. Niente panico e terrorismo mediatico. Interventi di potenziamento di infrastrutture sanitarie. Lasciare che la popolazione si immunizzi.

A questo si sarebbero dovuti aggiungere interventi compensativi tra pubblico e privato.
Ad esempio ai dipendenti pubblici si sarebbe potuto dare libera scelta su smart working o non lavoro, con ore in smart working pagate al 60% e ore non lavorate pagate al 50% e in btp. Ciò avrebbe consentito una maggiore equità sociale e avrebbe stimolato una uniforme percezione del rischio.

Ma ci è stato detto che noi non siamo la Svezia.

E così mentre gli svedesi non hanno mai abbassato l’attenzione dal primo giorno con il risultato di un limitato danno economico, una popolazione abbastanza serena – stanca ma non depressa e stressata – e al contempo una situazione sanitaria sotto controllo con una curva pandemica che non mostra alcuna seconda ondata, noi abbiamo fatto esattamente l’opposto di quanto avremmo dovuto fare.

Perché, ci hanno spiegato, il metodo svedese non avrebbe mai funzionato con la nostra cultura, perché siamo più stronzi.

Il risultato è il coprifuoco, un altro lockdown alle porte, la vandalizzazione dei diritti civili, un paese stressato e terrorizzato continuativamente per nove mesi e chiaramente depresso, una economia distrutta, disuguaglianze sociali enormi (con persone che non lavorano e hanno lo stipendio e persone che non lavorano e sono alla fame), il più alto numero di morti per milione di abitanti al mondo, la più inquietante seconda ondata pandemica con un altissimo numero di positivi, uno stato di emergenza permanente che prevede la massima concentrazioni di poteri su un solo individuo, emulato peraltro dai ducetti regionali, in una gara a chi è più autoritario.

In questo disastro, si aggiunge la beffa, ci dicono che siamo un paese che ama la libertà ma anche la serietà, ci dicono che il mondo invidia la nostra gestione. Ma soprattutto ci dicono che È COLPA NOSTRA, che abbiamo sprecato tutti i sacrifici fatti dai bravi italiani (loro). In inglese questo comportamento spregevole si chiama victim blaming* ovvero colpevolizzazione della vittima. In fondo ce lo siamo meritato perché siamo indisciplinati e irresponsabili. Abbiamo bisogno dei divieti e delle sanzioni altrimenti non ci entra in testa.

Il metodo svedese, quello no, non avrebbe mai funzionato con noi. Questo invece sì, è adatto alla nostra cultura; e infatti si vede benissimo che sta funzionando alla grande.

La pandemia prima o poi passerà lasciandosi alle spalle una economia distrutta, il benessere di molti compromesso e una lunga scia di morti, e quelli da covid saranno la parte minore. Se quando accadrà non metteremo sotto processo i politici e i burocrati  che hanno permesso tutto questo e non ripenseremo seriamente alle libertà cedute in cambio di dolore, sarà stata veramente colpa nostra.

 

*Victim blaming occurs when the victim of a crime or any wrongful act is held entirely or partially at fault for the harm that befell them. 

Enemy of the State

by Aurelio Mustacciuoli & friends

Questa rubrica raccoglie voci critiche all’espansione statale e alla progressiva sempre maggiore invadenza nelle nostre vite con conseguente restrizioni dei diritti diritti e delle libertà. La rubrica si ispira alla figura del filosofo Murray Newton Rothbard, the “Enemy of the State” per eccellenza.

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