da “L’Azione Umana” di Ludwig von Mises, 1949, pag. 334-336

Malgrado le serie deficienze dei difensori della libertà economica, è stato impossibile ingannare nello stesso tempo tutti sulle caratteristiche essenziali del socialismo. I pianificatori più fanatici sono stati costretti ad ammettere che i loro progetti impongono l’abolizione di molte libertà di cui la gente gode sotto il capitalismo e la “plutodemocrazia”. Messi alle strette, hanno fatto ricorso a un nuovo sotterfugio. La libertà da abolire, enfatizzano ora, è semplicemente la libertà economica, spuria, dei capitalisti che danneggiano l’uomo comune. Fuori dalla sfera economica, non solo la libertà sarà pienamente preservata, ma considerevolmente estesa. La “programmazione per la libertà” è divenuto ultimamente lo slogan più popolare dei sostenitori del governo totalitario e della “russificazione” di tutte le nazioni. La fallacia di questi argomenti discende dalla spuria distinzione tra due ambiti della vita e dell’azione, che vengono completamente separati l’uno dall’altro, la sfera “economica” e quella “non economica”. Non c’è bisogno in proposito di aggiungere altro a quanto è stato detto nelle parti precedenti di questo libro. C’è però un altro punto da sottolineare. La libertà di cui ha goduto la gente nei paesi democratici della civiltà occidentale negli anni d’oro del vecchio liberalismo non è stata un prodotto della Costituzione, delle carte dei diritti, delle leggi e degli statuti. Questi documenti tendevano soltanto a salvaguardare la libertà prodotta dal funzionamento dell’economia di mercato dall’usurpazione da parte dei pubblici poteri. Nessun governo e nessuna legge civile può garantire e realizzare la libertà se non sostenendo e difendendo le istituzioni fondamentali dell’economia di mercato. Governo significa sempre coercizione e costrizione ed è, di necessità, l’opposto della libertà. Il governo è un garante della libertà ed è compatibile con essa soltanto se la sua sfera di intervento è idoneamente circoscritta alla preservazione della libertà economica. Dove non c’è economia di mercato, le disposizioni delle costituzioni e delle leggi ispirate dalle migliori intenzioni rimangono lettera morta. La libertà dell’uomo sotto il capitalismo è una conseguenza della concorrenza. Il lavoratore non dipende dalla buona grazia di un datore di lavoro. Se questi lo licenzia, ne trova un altro. Il consumatore non è alla merce di un bottegaio. È libero, se ciò gli piace, di essere cliente di un altro negozio. Nessuno deve baciare la mano degli altri o temere la loro disapprovazione. Le relazioni interpersonali sono come le relazioni d’affari. Lo scambio di beni e servizi è reciproco; vendere e comprare non è un favore, è una transazione dettata dall’egoismo di entrambe le parti contraenti. È vero che nella sua posizione di produttore ognuno dipende direttamente – come l’imprenditore – o indirettamente – come il salariato – dalla domanda dei consumatori. Ma la dipendenza dalla supremazia dei consumatori non è illimitata. Se qualcuno ha una importante ragione per sfidare la sovranità dei consumatori, può provare a farlo. C’è nell’ambito del mercato un diritto veramente sostanziale ed effettivo di opporsi all’oppressione. Se la propria coscienza è contraria, nessuno è costretto a produrre liquori o armi.

Mises disse…

by his own works

Dal blog Mises disse che propone citazioni di autori della Scuola Austriaca di Economia, direttamente tratte dai loro testi.

Mises disse...

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