Ogni cittadino, all’interno di uno stato, ha il diritto di essere libero, di non subire limitazioni, deve poter esprimere la propria individualità, la propria indole, lo spirito imprenditoriale e d’iniziativa, imprescindibile ai fini della propria realizzazione. La risultante ne è un individuo indipendente, libero di esprimersi, mosso unicamente dalla propria volontà, non da fini altrui spacciati per dogmi e presentati sotto l’effigie fuorviante di “bene comune”.

È un errore comune pensare che, in forza delle critiche rivolte allo stato, Einaudi ne auspicasse la dissoluzione; in verità, l’economista, non ritiene necessario annullarne il ruolo, al contrario, sostiene che un pur limitato potere, messo nelle mani dello stato, sia certamente valido al fine di garantire la sicurezza e la difesa dei diritti così come delle libertà fondamentali di ogni individuo; lo stato dovrebbe pertanto investire la dignità di arbitro neutrale nei conflitti e nelle dispute che possono occorrere in una società.

Uno stato è sano, positivo, quando è regolato dal rispetto verso la libertà di scelta e le decisioni spontanee dei singoli, il cui solo dovere è, come sosteneva Mises, proteggere i diritti fondamentali e di proprietà, senza cadere in superbie costruttiviste.
Fintantoché lo stato vorrà privare gli individui della propria libertà, l’intera società subirà le dirette conseguenze dei danni arrecati ai singoli

“Dobbiamo garantire la persona umana contro l’onnipotenza dello Stato.”

– Luigi Einaudi

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