Marco Veronese, biellese di nascita e residente a Istanbul nella quale si immerge come fosse una fonte di ispirazione, è un digital artist la cui opera è incentrata sulla consapevolezza spirituale dell’umanità.

Lui ritiene che oggi non viviamo soltanto un periodo di assoluta crisi  in termini economici ma soprattutto in termini individuali e quindi sociali. “Il progresso ha trasformato lo specchio in un monitor in cui non è la nostra immagine a riflettersi, ma la proiezione di un essere umano stereotipato e costruito sulle esigenze di un sistema atto a distruggerne l’identitá che è unica e irripetibile per ognuno di noi. Abbiamo bisogno di un nuovo Rinascimento! Abbiamo bisogno di cambiare il nostro punto di vista filtrandolo con nuove “lenti e nuovi occhi” ma sopratutto attraverso uno spirito nuovo o ritrovato.”

Ed è attraverso una simbologia riconoscibile che esprime questi concetti realizzando quadri, sculture e  progettando performance e video installazioni. Il simbolo  permea dunque ogni parte dei suoi quadri a partire dalla scomposizione tridimensionale della foto e dai pannelli che costituiscono la base. I differenti spessori  che li compongono rappresentano la frattura, il movimento atto a scatenare i cambiamenti necessari, il terremoto che ridisegna ogni cosa. Il silicone usato a punti intorno ai soggetti dei quadri è la rappresentazione della forza vitale che tutto collega e senza la quale nulla può esistere. I ritratti femminili, sempre di epoca Rinascimentale, sono la nostra memoria storica ma  soprattutto la genesi, quindi nascita e rinascita in un continuo susseguirsi. Le donne sono le custodi vere del segreto della vita e dell’energia del mondo. La farfalla oltre ad essere simbolo di bellezza e fragilità è simbolo di cambiamento e metamorfosi, per molte culture antiche era il simbolo della spiritualità, e nell’arte Rinascimentale era, con la libellula, il simbolo dell’ascensione di Cristo, quindi l’anima. Il teschio infine, che per molti è simbolo di morte, viene utilizzato da Marco Veronese come simbolo della trasformazione e dell’uguaglianza. Infatti non ha colore di pelle, non ha religione, non ha status.

Marco Veronese talvolta rappresenta anche se stesso nei suoi quadri. Come ad esempio in quella che lui considera una delle sue opere più importanti the bill che è la ricostruzione in chiave contemporanea del cenacolo di Leonardo, dove i singoli personaggi rivestono  i simboli del potere: la religione, il potere economico e quello militare, il petrolio.

Al centro lui appunto, non in veste di profeta, ma semplice testimone dell’umanità sacrificabile. Noi tutti. Sullo sfondo un mondo apparentemente distante i cui continenti monocromi rappresentano la possibilità di uguaglianza, perchè le frontiere sono un’invenzione dell’uomo. The bill  perchè dopo la cena si deve pagare il conto. “Quello che pagheremo noi.” sostiene.

 

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