da “L’ordine senza piano” di Lorenzo Infantino, 2011, pagine 17-18
Molte istituzioni sociali sono cioè nate inintenzionalmente, senza la progettazione di alcuno. E tuttavia l’avanzata della modernità si è sovente accompagnata a una presunzione di onnipotenza. Si è affermata una cultura determinata a vedere nelle istituzioni sociali il prodotto intenzionale dell’azione umana. E dall’idea di un ordine intenzionale imputabile alla volontà di Dio si è giunti a quella di un ordine intenzionale imputabile ai disegni dell’uomo. Alla ragione si è attribuito il compito della progettazione; alla politica quello della realizzazione. E’ stata questa la pretesa di poter “ricostruire l’universo per mezzo di pure idee, di assiomi e di principi”. E’ nato così l’estremismo della Ragione, che ha perso “la consapevolezza dei propri limiti”, fino ad “annullare le altre potenze: volontà, sentimento, corpo”. La vita individuale e quella collettiva hanno patito in tal modo quella patologica attitudine a cui Friedrich von Hayek ha dato il nome di “abuso della ragione”, un “vizio filosofico” che spinge chi ne è affetto verso il “costruttivismo” sociale. Siamo stati consegnati a tale attitudine dal “razionalismo di Cartesio e dei suoi seguaci”, di cui Voltaire, suo massimo rappresentante, ha espresso l’ideale nei seguenti termini: “ Se volete buone leggi, bruciate quelle che avete e fatene delle altre”. E’ il trionfo dell’utopismo, la presunzione di poter liberamente modellare la realtà sociale attraverso una “direzione unitaria”, affidata a un ceto di “eletti”. E ciò dimostra che sfugge alla mentalità “costruttivistica” la difficoltà di articolare una società complessa mediante un’organizzazione centralizzata, il cui sicuro esito è la perdita dell’autonomia individuale e della capacità di sviluppo.

Mises disse…

by his own works

Dal blog Mises disse che propone citazioni di autori della Scuola Austriaca di Economia, direttamente tratte dai loro testi.

Mises disse...

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