La mia posizione sugli eventi Americani è semplice, non demonizza l’amministrazione Trump, valutata nel suo complesso per quello che ha fatto tra le migliori delle ultime decadi e non considero la protesta degli americani del 6 gennaio un atto di eversione, al contrario la considera una azione democratica. 

Per semplificare sto con Magni, Gargaglione, Agriesti, Facco, Nicosia, Graziadei (che vive in America), tanto per citare alcuni amici che scrivono su libplus.

Perché? Per due motivi:

1. questa amministrazione si è in qualche modo opposta a quel sistema di potere (incarnato dai DEM ma in parte anche dalla vecchia guardia del GOP) che vede alleate politica e grandi aziende e che pretende di governare per volontà divina imponendo i propri valori e le proprie ragioni con la forza della legge positiva, riducendo continuamente gli spazi di libertà dei cittadini; 

2. gli avversari di questa amministrazione hanno giocato sporco, sono stati ipocriti (accusando l’avversario di quello che loro stessi facevano), hanno cercato di silenziare e censurare l’avversario  usando media e social network proprio grazie a quel sistema di potere di cui sopra e non hanno consentito che si facesse chiarezza sulla legittimità del voto, ovvero sul fatto che regole fossero o meno state seguite. E questo a fronte di una richiesta che proveniva da milioni di cittadini, che sono stati invece umiliati e trattati da terroristi. 

Dobbiamo sempre ricordare che sono i governi al servizio dei popoli e non i popoli al servizio dei governi. Un principio fondamentale, che informa la costituzione americana e che è scritto nero su bianco su uno dei più ispirati scritti di filosofia politica di tutti i tempi (quello che inizia con “We the people..”), è quello che i popoli posso rovesciare un governo che non li rappresenta e non agisce nel loro interesse. Questo non è un atto eversivo contro la democrazia, questa E’ l’essenza stessa della democrazia.

E tuttavia il 6 gennaio non c’è stata alcuna insurrezione, solo una legittima protesta, nella sostanza pacifica, di centinaia di migliaia di cittadini; finita male più per la colpevole gestione della sicurezza di Capital Hill che per la violenza dei manifestanti. Dai filmati presenti in rete si vede chiaramente, anzi un osservatore non fazioso, non può non domandarsi se la violenza non fosse stata in qualche modo pilotata ad arte per creare il caso politico.

Non mi associo pertanto al coro quasi unanime di critiche a Trump e ai “terroristi del 6 gennaio”, perché alla fine una amministrazione si deve giudicare dalle sue azioni, non dal colore del ciuffo o dalla simpatia del leader, e i fatti si valutano alla luce delle regole costituzionali della democrazia in questione e dei principi di libertà che sono fondamento di qualunque governo che possa dirsi legittimo.

Moltissime delle critiche sono venute da chi non sa cosa ha fatto l’amministrazione Trump in questi 4 anni (Jaime Graziadei ne ha fornito una lista dettagliata sulle pagine di libplus), da chi conosce l’America solo attraverso i media (che abbiamo detto essere di parte) e da chi ignora le regole Costituzionali di quella democrazia. Queste critiche si sono concretizzate in modo superficiale e fazioso; ovvero insultando, ridicolizzando, sbuffoneggiando, criminalizzando sistematicamente Trump e i suoi elettori. Un modo di fare che purtroppo ha caratterizzato anche queste pagine. 

Vorrei pertanto cantare fuori dal coro e con note meno stonate; non dirò che Biden è un criminale, un buffone, non lo chiamerò, come sarei tentato, sua fraudolenza, nè affermerò che la Pelosi è instabile o che i DEM sono tutti trogloditi, ignoranti, fascisti, razzisti e altri epiteti usati nel coro quasi unanime dei critici. No, mi limiterò a dire che quando metà o più di una popolazione manifesta insoddisfazione e chiede chiarezza non è saggio, nè giusto umiliarla.

 

Editoriali

by Autori Vari

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