Da “L’Azione Umana” di Ludwig von Mises, 1949, pag. 71
L’uomo dispone di soli due principi per afferrare mentalmente la realtà: quello della teleologia e quello della causalità. Quanto non può essere ricondotto all’una o all’altra di queste categorie è assolutamente sconosciuto alla mente umana. Il cambiamento può essere considerato o come risultato dell’azione della causalità meccanica o del comportamento finalistico: la mente umana non dispone di una terza via. E’ vero, ed è già stato menzionato, che la teleologia può essere considerata come una varietà della causalità. Dicendo ciò, non si annullano tuttavia le rilevanti differenze tra le due categorie. La visione panmeccanicistica del mondo si regge su un monismo metodologico: essa riconosce soltanto la causalità meccanica, perché attribuisce soltanto a essa valore conoscitivo o almeno un valore conoscitivo superiore a quello della teleologia. Il che è una superstizione metafisica. Entrambi i principi conoscitivi (causalità e teleologia) sono, considerati i limiti della ragione umana, imperfetti e non portano a una conoscenza conclusiva. La causalità conduce ad un regressus ad infinitum che la ragione non può esaurire. La teleologia diventa impotente non appena si solleva la questione di ciò che muove il primo mobile. Entrambi i metodi si arrestano ad un dato ultimo che non può essere analizzato e interpretato. Ragione e investigazione scientifica non possono mai soddisfare del tutto la mente, offrire una certezza apodittica e una perfetta cognizione di ogni cosa. Colui che cerca ciò deve ricorrere alla fede e tentare di acquietare la propria coscienza abbracciando un credo o una dottrina metafisica.

Mises disse…

by his own works

Dal blog Mises disse che propone citazioni di autori della Scuola Austriaca di Economia, direttamente tratte dai loro testi.

Mises disse...

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