(continua)

Quando osservo che lo stato è estinto mi si obietta, non senza ragione, che esso è presente in tutte le manifestazioni della vita civile ed entra nelle più minuziose fessure dell’esistenza. Che determina e controlla fin nei dettagli i comportamenti anche privati di tutti. E che preleva dalle tasche, per restituire sotto forma di tormenti burocratici, quella che arbitrariamente fissa come la sua parte.

Questo è quel che si vede.

Ma invece lo stato non è nato per questo.
Lo stato moderno nasce cuius regio eius religio, cioè come istituzione che fonda l’appartenenza con l’identità spirituale e culturale tra i sudditi e il sovrano. Lo stato moderno si candida, fin dall’origine, a organizzare il senso dell’esistenza divenendo nomos. Attraverso la definizione delle fonti normative lo stato ha prima garantito la sicurezza e poi la stabilità necessaria al mercato e allo sviluppo dei commerci e dell’industria.

Con il novecento e l’irruzione delle masse, ma con la lunga rincorsa dei due secoli precedenti, lo stato esercita principalmente il potere della parola come episteme, struttura del discorso. Il fascismo non è altro che il modellare di forma vivente e di parola un popolo altrimenti morto alla modernità e incapace di vita civile e materiale.Il fascismo è stato l’ultimo momento di vita dello stato in occidente.Al termine dei due massacri mondiali i tempi erano maturi per il definitivo distacco del senso dallo stato, cosa che avviene con gli anni ’60 per le masse giovanili che si emancipano dal passato, annullandolo e rovesciandolo. Già le arti visive avevano compiuto il processo in anticipo, abbandonando con l’alba del secolo l’accademia e frantumando ogni verosimiglianza, ogni forma e sovvertendo il linguaggio.

Lo stato non è nato per sopportare tutto questo. Istituzioni nate per fornire il senso non possono organizzare il dissenso senza andare in crisi.
Come un disoccupato in cerca di lavoro lo stato s’è allora inventato la missione di accudire tutti dalla culla alla tomba, attività apparentemente ben remunerata ma che supera le capacità organizzative umane. Ma non è solo questo. In oriente la stessa cosa, nutrire e curare e provvedere ai bisogni di tutti, funziona da millenni nonostante le scosse. Ma l’oriente è il regno dell’armonia, dove tutto è da sempre e per sempre legato ai cardini e il senso discende dal cielo a ordinare la terra. Non così da noi.

Da noi le costituzioni hanno dapprima limitato il potere del sovrano per poi diventare propriamente costitutive del potere statuale, per poi finire per perdere il senso, esattamente come lo ha perso lo stato. Viene da chiedere a due esperti come Aurelio Mustacciuoli e Antonino Trunfio come pensano di raddrizzare questa storia storta introducendo controlli e check and balances nel momento in cui non solo la rapina è generalizzata ma per di più non ci si ricorda nemmeno il perché si sia con il sacco aperto a raccogliere la refurtiva.La perdita di senso dello stato si può notare dappertutto, dal linguaggio insensato che si usa per non dir nulla, dalla scrittura della costituzione europea, che non ha lasciato traccia, dalla mancanza di pathos dei documenti ufficiali, dall’opacità delle azioni di governo, prive di visione, dalle discussioni insensate sull’epidemia. Sui vaccini, significativamente, le masse vengono plasmate da falsari che spacciano pseudoscienza e si assiste, comicamente, a nonnine che temono il vaccino perché sono raggiunte da Byoblu piuttosto che dal medico di famiglia. Nonnine scettiche della scienza ufficiale.Lo stato si è estinto perché ha perso senso. Tutti lo sanno, tutti lo vedono, nessuno crede più alla possibilità di rimettere al loro posto il cielo e la terra.

Quel che rimane è di prenderne atto.

(continua)

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