Nella notte nera ove le vacche sono nere e non si distingue nulla un gatto arancione balza fuori dalla scatola facendo vista di essere ben vivo. Prima cosa acchiappa una topaccia e se la mangia. Bello, no?

Donald Trump ha vinto le elezioni 2016 rubando gli stati della rust belt ai democratici, che credevano stoltamente di avere il monopolio della working class. Come poi magistralmente farà Boris Johnson qualche anno dopo, Trump convince i colletti blu, delusi dalle ristrutturazioni industriali, timorosi di perdere il lavoro e impoveriti. Li convince di poter essere più generoso di Hillary Clinton ed ha buon gioco perché sotto Obama presidente le ristrutturazioni dell’industria manifatturiera e la perdita di posti di lavoro sono stati imponenti.

Il resto, il fatto di essere un outsider (vero o finto importa poco), di giocare da solo contro un partito repubblicano ingessato, il saper usare a meraviglia i social, fanno gioco e gli guadagnano la presidenza.
Dazi, muri, mercantilismi e quant’altro gli guadagnano i consensi di innumerevoli lettori di Bastiat. Stranezze della storia.

Quattro anni dopo Donald Trump ha trasformato il GOP nel modo peggiore possibile, rincorrendo e alimentando un lumpenproletariat che ormai è l’immagine prevalente dell’elettore repubblicano. L’obiettivo è stato perseguito coscientemente se si considera che la distribuzione di pacchi di pasta, vale a dire l’iniezione di danaro nell’economia, è iniziata immediatamente con la sua presidenza, visto che già nell’anno fiscale 2017, con un economia in ripresa, il disavanzo è stato importante. Diventerà imponente, una misura mai vista nella storia, con la crisi del Covid e soprattutto come conseguenza dei dazi imposti alla Cina, che altrimenti avrebbero ucciso settori importanti dell’economia reale americana.

Non si è trattato di keynesismo. Quello di Roosevelt fu keynesismo. Keynes predicava a sostengo della domanda azioni anticicliche. Ma Keynes è ormai un ricordo lontano nelle economie.
Trump fu un convinto attuatore di sostegni prociclici. Stampò danaro quando l’economia già andava per mantenere le sue promesse di sostegno di settori decotti, di miniere di carbone e di dazi ai prodotti agricoli.
Un’intera generazione di lettori di Bastiat lo ha seguito entusiasta, senza capire.

E l’aumento strepitoso del budget per la difesa? si spiega con la più classica delle spiegazioni: quando tagli le tasse e aumenti la spesa non è la curva di Laffer che spiega. Non è che minori tasse provocano maggior gettito. Semplicemente si fanno debiti che le portaerei si incaricheranno di garantire che altri pagheranno, com’è da sempre nei privilegi di una potenza imperiale.
Noi facciamo lo stesso, in Europa, e pagheranno i nostri nipoti. Gli Usa fanno pagare ai nipoti degli altri.
La strapotenza militare degli Usa non serve più per mantenere un mondo libero favorevole all’economia di mercato, come nella più ingenua delle visioni, ma almeno pura; serve per fare pagare agli altri il proprio capriccioso tenore di vita.

Mal gliene incolse: i mercantilismi favoriscono oggi la Cina, unico paese a uscire vincitore dalla guerra dei dazi. La difesa impiegata a garantire il valore del dollaro ha lasciato mano libera a stati canaglia che oggi si fanno sentire. Gli elettori ormai stanchi del gioco gli hanno voltato le spalle.
Unica nota positiva: che noi europei siamo più coscienti di dover spendere per garantire la nostra sicurezza, di non avere più balie a tutela.

Il gatto rosso uscito dalla scatola si dimostrò veramente rosso. Si usa andare poco di fino e definire socialista questo modo: Donald Trump è stato un presidente socialista, amato però da una generazione di lettori di Bastiat.

Non ci si illuda che con Biden l’andazzo cambi. Mai lo stato si ritira e l’enorme ampliamento del budget e del big government saranno la base per altri sforamenti. Ma almeno il virus mentale, quello che ha colpito i lettori di Bastiat, quello è morto.

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