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Vedono le cose, ne comprendono le cause… eppure.

Vedono le cose, ne comprendono le cause… eppure.

Vedono le cose, ne comprendono le cause, spesso sanno le cose, e tuttavia rimangono saldamente ancorati a una ideologia fallimentare che ha portato al degrado tutte le democrazie in cui si è affermata.
E inspiegabilmente disprezzano il libertarismo, l’unica soluzione alla malattia statalista, che derubricano a estrema destra.

Forse è conformismo elitario o paura di rinnegare quegli ambienti culturali che contano, intrisi e dominati da ideologia di sinistra.

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Quello che i turisti italiani a New York devono sapere
di Federico Rampini

Ècominciata l’invasione di turisti italiani a New York. Il weekend pasquale segna l’inizio di una stagione turistica che continuerà fino all’estate inoltrata.

Ai tanti connazionali che si trovano in questi giorni nella Grande Mela, dedico questa piccola guida alle novità che vi aspettano, e che forse state già notando, redatta da un residente di lungo corso (abito in America da 23 anni, a Manhattan da 14).

Tralascio quello che avete già subìto per arrivare qui: l’inflazione delle tariffe aeree, i soliti disagi all’arrivo negli aeroporti: terminal fatiscenti, code per il controllo passaporti, collegamenti scadenti con il centro città. L’America non vi accoglie come una vetrina di progresso. La pessima impressione che vi fanno i suoi aeroporti – soprattutto se paragonati con scali equivalenti in Asia, Golfo Persico – ha però il pregio della sincerità: vi prepara all’impatto con le sue città, dove pure il degrado è evidente.

La prima cosa da sapere su New York è questa: a voi sembra affollatissima, e l’invasione di turisti per Pasqua conferma questa impressione: magari troverete «sold-out» il vostro spettacolo preferito a Broadway, il ristorante consigliato su Tripadvisor, il museo con prenotazione obbligatoria. Ma la New York di noialtri residenti in realtà è una città che ha perso abitanti e continua a subire un esodo. C’è una migrazione interna che spopola questa metropoli, sono abitanti che «votano con i piedi», cioè abbandonano una parte degli Stati Uniti troppo cara e mal governata, per trasferirsi in altre zone del Paese dove pensano di trovare un costo della vita più accessibile e una migliore qualità del governo locale.

Sull’inflazione il verdetto è incontestabile, anche voi che non pagate un affitto troverete New York carissima, a cominciare da ristoranti, hotel, trasporti.

Sulla popolazione ecco un dato. Dieci anni fa lo Stato di New York e quello della Florida avevano la stessa popolazione. In questo decennio l’esodo da Nord a Sud, dall’Empire State (NY) al Sunshine State (FL) è stato così massiccio che oggi il concorrente meridionale ha 2,6 milioni di abitanti in più: 22,2 milioni contro i 19,7 dello Stato dove abito io. Un tempo dalla Grande Mela partivano soprattutto i pensionati benestanti per andare a trascorrere la vecchiaia al sole, invece oggi Miami è una città più giovane di Manhattan, e piena di start-up. L’esodo coinvolge le giovani generazioni e ha ricadute economiche importanti.

Passeggiando per Manhattan, Brooklyn, Queens, Bronx e Staten Island vedrete che i segni dell’ecatombe commerciale da pandemia non sono scomparsi. Molti negozi che hanno chiuso non sono stati sostituiti, le insegne «affittasi» pullulano nei locali che erano adibiti a esercizi pubblici o commerci e piccole aziende. La fuga da New York non premia solo la Florida, c’è chi si è trasferito anche in Texas o nel Connecticut, ma il confronto con lo Stato governato da Ron DeSantis è il più significativo. In Florida il tasso di disoccupazione è del 2,5%, inferiore alla media nazionale, mentre a New York è del 4,3%, superiore al livello nazionale.

Una delle ragioni dietro lo spostamento di persone e imprese è la pressione fiscale. La città di New York preleva delle addizionali Irpef pari al 14,8% sui redditi medio-alti mentre in Florida non esiste nessuna addizionale e si paga solo l’Irpef federale, più bassa dei livelli europei. Perfino la Sales Tax che colpisce le vendite al consumo (un po’ simile all’Iva europea) è superiore a New York (8,9%) rispetto a Miami, Orlando, Palm Beach (6%). La Grande Mela è una zona ad alta pressione fiscale – altissima se si includono le imposte patrimoniali sulla casa – eppure la qualità dei servizi è scadente. Gli homeless continuano ad aumentare. E non perché la città lesini le spese per assisterli.

Gli europei hanno in testa lo stereotipo di un’America dove non esiste Welfare ma questa è una semplificazione che non corrisponde a molte realtà locali. Il Medicaid è a tutti gli effetti l’equivalente della sanità pubblica europea, assiste i poveri sotto 22.000 dollari di reddito annuo, in una città come New York questa assistenza include gli immigrati clandestini. Altre forme di Welfare come i food stamp (buoni pasto) sono egualmente estesi agli stranieri senza permesso di soggiorno. New York ha una robusta – e costosa – rete assistenziale, di cui però non si vedono risultati tangibili. Se non quelli di far scappare una parte dei residenti ipertassati.

Il vostro contatto più istruttivo con la pessima qualità dei servizi pubblici cittadini sarà la Subway. Alcuni stranieri, intimoriti dalla sua reputazione, stanno alla larga dalla nostra metropolitana. Ma per noi newyorchesi è difficile farne a meno, soprattutto nelle ore di punta resta essenziale per evitare gli ingorghi del traffico di superficie. Però anche per gli abitanti di lungo corso i segnali di disaffezione ci sono. Dal 2019 ad oggi il numero di reati violenti – omicidi, stupri, aggressioni e rapine a mano armata – è più che raddoppiato nel metrò. Il risultato è che l’affluenza di passeggeri è scesa, resta al di sotto dei livelli pre-pandemia. In particolare sono le donne a usare la Subway meno di un tempo, per ragioni di sicurezza. In passato i biglietti e abbonamenti dei passeggeri paganti coprivano il 40% delle spese di gestione, oggi il livello è sceso al 23% come conseguenza di due fenomeni: il calo di viaggiatori, e anche il fatto che la polizia ha praticamente smesso di fermare quelli che viaggiano senza pagare il biglietto. Il risultato è paradossale, la qualità del servizio (puntualità, pulizia) continua a degradarsi, eppure il metrò assorbe denaro pubblico a dismisura.

Durante la pandemia la Metropolitan Transportation Authority ha ricevuto aiuti federali per 15 miliardi. Altri fondi arrivano nelle sue casse grazie a un aumento degli oneri sociali prelevati sulle aziende della città. È una spirale di cui non si vede la fine: la pressione fiscale aumenta, la spesa pubblica pure, i servizi rimangono scadenti.

Ambiziosi progetti come la costruzione di una linea di tram, annunciata nel 2016 dall’ex sindaco Bill de Blasio, oppure il trenino veloce per l’aeroporto LaGuardia, sono stati accantonati. L’insicurezza che allontana una parte dei viaggiatori e soprattutto viaggiatrici dalla Subway, si estende ad altre parti della città.

Un turista italiano abituato ai borseggiatori e agli scippatori di casa propria forse è già abbastanza vigilante, comunque farà bene a tenere gli occhi aperti anche qui. Il nostro sindaco Eric Adams, afroamericano e democratico, descrive in toni drammatici la situazione dell’ordine pubblico, di recente ha parlato di una «emergenza recidivi», denunciando il fatto che ci sono «1.700 criminali già condannati per reati violenti, che girano liberi in città». Adams è un ex capitano di polizia e sa di cosa parla. Lui è stato eletto proprio perché prometteva di migliorare la sicurezza. Lo hanno plebiscitato in particolare quelle minoranze etniche (i Black come lui, i latinos) che abitano nei quartieri dove le gang sono tornate a spadroneggiare. Il sindaco è il capo della polizia, ma ha ereditato un New York Police Department indebolito e delegittimato: il suo predecessore de Blasio tagliò i fondi alle forze dell’ordine dopo le accuse indiscriminate di razzismo dell’estate 2020 (omicidio di George Floyd, proteste di Black Lives Matter). La polizia è sotto organico e fatica a reclutare nuovi addetti. Inoltre, anche quando gli agenti arrestano qualche delinquente in flagranza di reato, spesso la procura lo libera senza cauzione.

A capo della procura c’è una celebrity di estrema sinistra, quell’Alvin Bragg che martedì scorso ha incriminato Donald Trump. Bragg, la cui campagna elettorale fu finanziata dal miliardario George Soros, sostiene l’ideologia radicale secondo cui i criminali sono per lo più vittime di un sistema sociale ingiusto, soprattutto se appartengono a minoranze di colore (questa ideologia sorvola sul tragico destino delle vittime dei criminali, anch’esse spesso appartenenti a minoranze etniche e ceti meno abbienti). Il sindaco, pur appartenendo allo stesso partito, ha chiesto le dimissioni di Bragg. Ma il procuratore ha rilanciato la propria immagine con il processo a Trump. Paralizzato da una procura che gli rema contro, il povero Adams deve ripiegare su altre campagne: di recente ha nominato un «super-commissario anti-ratti»…

A proposito di roditori, se conoscete già i costumi cittadini non vi stupirete più di tanto per le montagne di sacchi della spazzatura che appaiono sui marciapiedi della Grande Mela a partire dalle otto della sera. Attiro però la vostra attenzione che questi sacchi sono praticamente tutti uguali. New York è indietro anni-luce rispetto alla raccolta differenziata che avviene in molte città italiane ed europee. New York si vanta di essere ambientalista e sta per mettere fuori legge il gas da cucina. Ha centinaia di chilometri di piste ciclabili (frequentate anche da ciclisti pericolosi, che passano col rosso, sfrecciano contromano, investono pedoni), un fiore all’occhiello dai tempi dell’ultimo sindaco di successo, Michael Bloomberg. In compenso non fa nulla per ridurre i fumi tossici e le polveri sottili innalzate quotidianamente da una miriade di cantieri edili. I palazzinari qui restano una lobby potente, e del resto si deve al loro peso politico la realizzazione in tempi record dei nuovi mega-grattacieli che sfigurano il lato Sud di Central Park, oppure la nascita di un intero quartiere nuovo a Hudson Yards e a Brooklyn lungo l’East River.

Ultima notizia per i turisti italiani. Non stupitevi se l’albergo a fianco al vostro ospita famiglie di richiedenti asilo appena arrivate da Honduras, Nicaragua, Venezuela. Il sindaco Adams ha requisito 83 hotel a questo fine, convertendoli in centri di accoglienza per migranti. Per i proprietari degli alberghi è un business, il comune li paga bene. Nonostante questa imponente rete di assistenza, gli alberghi requisiti non bastano. Per cui sono migranti senza documenti anche un terzo dei 71.000 homeless ufficialmente ospitati negli «shelter» o centri di accoglienza per senzatetto.

Questa crisi ha una matrice politica. New York è una delle città governate dalla sinistra che si sono dichiarate «santuari per migranti», cioè hanno proclamato ufficialmente la volontà di violare le leggi federali sull’immigrazione. In altri termini la polizia locale ha l’ordine di non collaborare con le autorità federali nell’identificazione di stranieri illegali; e non importa se a New York e alla Casa Bianca governa lo stesso partito. Il risultato è questo: gli stranieri che attraversano illegalmente la frontiera e arrivano in uno Stato Usa governato dai repubblicani (come il Texas o la Florida), si vedono offrire il trasporto in autobus dai governatori repubblicani verso le «città santuario». New York è una delle destinazioni di questo flusso. Eric Adams ha ereditato dal suo predecessore questo ruolo di «città santuario» e non può rinunciarvi se non prestando il fianco alle accuse dell’ala sinistra del suo partito (Alexandra Ocasio Cortez, deputata newyorchese). Perciò continua a stanziare nuovi fondi per i richiedenti asilo. L’ultimo stanziamento è stato di 4,3 miliardi. Il sindaco proprio questa settimana ha annunciato che dovrà tagliare del 4% altre voci di spesa: polizia, scuola, università.

Però a Central Park è iniziata la fioritura ed è uno splendore.
I musei, le sale per concerti, i teatri e i locali musicali sono attraenti come sempre. Se vi fermate ancora un po’, potreste perfino vedere l’inaugurazione del primo «casinò verticale» a Times Square.

Faccio parte di quei residenti delusi e preoccupati per il declino di questa città, ma determinati a rimanerci.

(Federico Rampini)

About The Author

Aurelio Mustacciuoli

Aurelio Mustacciuoli: ingegnere, imprenditore, pilota. Ha scritto il libro "La Teoria della Forza Guardiana", studioso di liberalismo e della Scuola Austriaca di Economia. Ha fondato l’associazione "Italian Civil Liberties Union" e il blog "The Liberty Plus" su cui cura la rubrica "Enemy of the State"

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